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Borse Ue in rialzo, la scommessa è sulle riforme Ue

Le Borse, in particolare quelle europee, vivono alla giornata. Così, quando le «suggestioni» trovano un appiglio concreto, si innescano movimenti al rialzo o al ribasso. È successo ieri. In avvio di seduta, gli spread sono subito scesi: il differenziale BTp-Bund, ad esempio, è calato da 436 a 427 punti base. In un simile scenario diversi listini sono subito rimbalzati: il Ftse Mib, in particolare, è andato in fuga, salendo immediatamente di quasi il 2 per cento.
Focus su Eurobond e crescita
Un movimento conseguenza di cosa? È presto detto. Per l’appunto, le «suggestioni» di una road map sugli Eurobond e, giocoforza, di un maggiore focus sulla crescita che hanno trovato i loro diversi appigli. In primis, quello del Fmi e dell’Ocse che hanno sostenuto la necessità dei nuovi titoli europei. In particolare, l’intervento del direttore del Fondo, la francese Christine Lagarde, è stato interpretato come l’ulteriore endorsment della strategia dell’inquilino dell’Eliseo Francoise Hollande. Un asse che, inevitabilmente, può mettere nell’angolo Angela Merkel. «Inoltre – ricorda Antonio Cesarano, economista di Mps capital service – proprio lunedì scorso, nell’incontro tra il ministro delle finanze francese Pierre Moscovici e il tedesco Wolfgang Schauble, quest’ultimo non ha sbarrato» la strada alla possibile socializzazione del debito di Eurolandia. Insomma: la suggestione di passi concreti sugli Eurobond (e sul finanziamento dell’Esm) nella riunione di oggi a Bruxelles tra i leader Ue ha trovato degli appigli. Anche perché poi, nel pomeriggio, l’Europarlamento e il Consiglio Ue hanno raggiunto l’intesa per il lancio dei primi project bond (230 milioni) da usare nelle tlc, energia e trasporti. E così ieri, alla fine, c’è stato il rimbalzo. In chiusura Piazza Affari, anche a fronte dello spread di Roma in ribasso a quota 411, ha indossato la maglia rosa: il Ftse mib è salito del 3,4%. A qualche incollatura le altre Borse: l’Ibex, con il differenziale dei Bonos in calo a 462 basis point, ha guadagnato il 2,1%; bene anche Londra (+1,86%), Parigi (+1,88%) e Francoforte (+1,65%).
L’asta spagnola
Ovviamente, però, non è stato solo una questione di suggestioni. C’era molta attesa per l’asta sui titoli di Stato spagnoli. Madrid ha collocato 2,526 miliardi in bond governativi a 3 e 6 mesi. La domanda è stata contrastata: in ribasso sulla scadenza più breve; in crescita su quella lunga. I rendimenti, dal canto loro, sono saliti su entrambe le duration: da 0,634 a 0,846% lo yield per i 3 mesi; da 1,58 a 1,737% quello per le sei mensilità. Fin qui i freddi numeri, ma quale la reazione del mercato? A ben vedere, al di là di un temporaneo rialzo degli spread, gli operatori hanno dato poco peso all’asta. «Evidentemente – dice Marcello Renna, analista di Banca Akros – il focus era sul meeting Ue di oggi. Rispetto al quale, però, bisogna precisare un aspetto». Vale a dire? «In questi giorni sono state “aperte” molte opzioni call sul Ftse Mib ma i volumi sono bassi». Cioè, la scommessa sull’incontro di Bruxelles è stata prevalentemente «speculativa. Gli acquisti degli istituzionali di lungo periodo non ci sono».
La corsa di auto e banche
Al di là della “qualità” del trading, quali però i titoli che hanno spinto le Borse? In Europa, i migliori comparti sono stati i ciclici: dall’auto (+3,38%) alle risorse di base (+3,3%) fino alle costruzioni (+3,12%). L’indizio di come la speranza per le misure a sostegno della congiuntura abbia (almeno ieri) messo in secondo piano lo stress da debito. «Val la pena ricordare – dice Cesarano – che i listini sono stati aiutati anche dalla notizia di un nuovo piano infrastrutturale in Cina e dalla crescita dei prezzi delle case Usa in aprile». Un numero (+3,5%), quest’ultimo, che ha permesso un avvio al rialzo di Wall Street. Quei listini statunitensi che, però, hanno poi chiuso contrastati (+0,05% l’S&P500; -0,29% il Nasdaq). Il calo degli spread in Europa comunque, con il BTp decennale al 5,74%, non poteva non aiutare gli istituti di credito. E così è stato. A Piazza affari il settore è balzato del 4,5%. Più contenuto (+3,04%), invece, la crescita in Europa. Le banche, quindi, ancora sugli scudi. Ma la domanda rimane: il trend continuerà?

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