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Borse travolte dalle banche, crolla Milano

di Luca Davi

Se le incertezze sul vertice franco-tedesco aumentano, le borse europee traballano. Un copione fin banale, ma di fatto è stato quello seguito ieri dai listini. Che sono apparsi deboli per tutta la giornata, per poi scivolare sui rumors di uno slittamento del vertice del Consiglio europeo, previsto per il week-end. Indiscrezioni presto smentite, quasi a voler tranquillizzare gli operatori. Ma ben presto è giunta la puntualizzazione, da parte del governo di Berlino, che non sarà in occasione del meeting franco-tedesco che sarà raggiunto un accordo definitivo sull'Efsf. Per le Borse è stata dunque una nuova doccia gelata. Che ha fatto scattare le vendite e flettere gli indici.

Ecco perchè lo Stoxx 600, che raccoglie i principali titoli del Vecchio continente, è arretrato dell'1,54%, pari a 97 miliardi di euro bruciati. Giù sono finite Londra, calata dell'1,2%, Parigi (-2,32%), Francoforte (-2,49%). La peggiore tuttavia è stata ancora una volta Piazza Affari, con una perdita del 3,78% del Ftse Mib e del 3% del Ftse All share, che ha lasciato sul terreno da sola 11,3 miliardi di capitalizzazione.

Se la si guarda dal punto di vista settoriale, dai portafogli degli operatori sono usciti i titoli ciclici, ovvero quelli legati all'andamento dell'economia, dalle risorse di base (-3,6%) all'automotive (-2,2%). Ma a pagare il dazio maggiore sono stati i titoli bancari, il cui indice settoriale europeo è caduto del 4%. Se sul comparto del credito si concentrano le tensioni maggiori degli investitori, è perchè di fatto sono gli istituti europei ad avere la maggiore esposizione al debito dei paesi periferici dell'Eurozona. E sarebbero loro, per primi, a soffrire per un eventuale crack della Grecia. In questo senso le banche francesi, le maggiori detentrici del debito ellenico, hanno mostrato anche ieri tutta la loro vulnerabilità, con cali che sono andati dal -7,6% di Société Générale al -5,84% di Bnp Paribas. Analogamente è andata anche al settore bancario italiano, che ieri ha subito l'impennata dello spread tra BTp e Bund oltre i 400 punti, con un coincidente deprezzamento dei titoli di Stato italiani (e un aumento dei rendimenti sulla scadenza decennale oltre la soglia limite del 6%): l'aumento della percezione del rischio sull'Italia, insomma, pesa sopratutto sugli istituti tricolori (si veda articolo in basso), che portano così a picco l'indice italiano.

A contribuire al calo del Ftse Mib, inoltre, è stato anche un elemento tecnico. Come tutti i terzi giovedì del mese, ieri terminavano le contrattazioni sulle serie di opzioni azionarie. «Questo ha generato un forte aumento dei volumi e ha contribuito ad aumentare la volatilità», spiega Stefano Mach, gestore azionario di Azimut. Non a caso Piazza Affari ha registrato scambi per 2,7 miliardi di euro contro gli 1,7 miliardi della seduta precedente.

L'euro, in questo scenario, ha sostanzialmente tenuto: dopo un calo all'ora di pranzo, si è mosso in chiusura attorno a quota 1,378 dollari. Scarso aiuto ai mercati europei è arrivato anche dagli Stati Uniti: Wall Street ha recepito le tensioni del Vecchio continente e per tutta la prima parte della seduta si è mossa in terreno negativo per recuperare nel finale, con l'S&P in rialzo dello 0,46%. Dato un po' paradossale visto che i dati macroeconomici di giornata – dai sussidi di disoccupazione scesi meno del previsto, superindice economico salito dello 0,2% contro un aumento atteso dello 0,3%, vendite di case ancora in flessione – sono apparsi peggiori della attese.

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