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Borse tra euforia e rischi

Le Borse hanno reagito con entusiasmo, nelle ultime due sedute della scorsa settimana, al bazooka sparato dal presidente della Bce, Mario Draghi, contro la speculazione che negli ultimi trimestri ha messo sotto pressione i mercati finanziari europei. L’annuncio di acquisti potenzialmente illimitati sul mercato secondario dei titoli di Stato a scadenza 1-3 anni delle nazioni europee in difficoltà è quello che gli operatori volevano sentirsi dire e la reazione è arrivata di conseguenza.
Il rialzo dei listini azionari – e anche il restringimento dello spread – è in atto e vale la pena goderselo tutto, almeno finchè non arriveranno i primi problemi. Già, perché – al di là dell’euforia momentanea – non bisogna dimenticare che l’istituto centrale europeo ha posto delle «condizionalità» (sostanzialmente il rispetto di norme stringenti per il risanamento economico) agli Stati che vorranno utilizzare il paracadute della Banca centrale, pena lo stop agli aiuti.
Al momento i mercati hanno messo il turbo e questo potrebbe continuare fino a tutto ottobre, complici le attese per una riconferma di Barack Obama alla guida degli Stati Uniti e le iniziative della Fed per spingere all’insù Wall Street.
Le decisioni di Draghi sono state lette anche come un assist al presidente Usa e alla Federal Reserve, perché se il mandato presidenziale americano si conclude con Wall Street al rialzo è più facile la rielezione dell’inquilino uscente della Casa Bianca.
A patto, ovviamente, che nel frattempo non arrivino inciampi improvvisi, per esempio dalla decisione della Corte costituzionale tedesca sulla costituzionalità dell’Esm, attesa dopodomani. Nessuno si aspetta una bocciatura del fondo salva-Stati (anche se questo è l’auspicio della maggioranza dei tedeschi, che non vogliono spendere risorse per salvare il Sud Europa), quello che i mercati guarderanno saranno le osservazioni della Corte a proposito della congruità di eventuali futuri interventi della Germania a difesa della moneta unica.
Al di là del rimbalzo degli ultimi giorni, «i mercati finanziari nelle ultime settimane si sono messi in una fase di attesa – afferma Maria Paola Toschi, Market strategist di J.P. Morgan Asset Management – in attesa delle decisioni della Corte. Comunque gli effetti positivi che potrebbe avere l’approvazione del fondo da parte dei giudici di Karlsruhe si sono già visti nella prima parte di agosto, quando ha iniziato a diffondersi l’idea di un pronunciamento positivo che sarebbe certamente favorevole nel breve, anche se non sarebbe la fine della crisi».
La questione è semplice. Un no della Corte tedesca all’Esm (improbabile) rappresenterebbe un duro colpo alla moneta unica e alla credibilità dei leader politici impegnati nei progetti di risanamento, mentre un sì costituirebbe solo un tassello – importante, ma non risolutivo – nella gestione della crisi. «Certo il via libera – continua Toschi – sarebbe favorevole per le Borse. Ma gli elementi di rischio, a partire dal destino di Spagna e Grecia, continueranno a essere ben presenti».
Quindi, nell’approccio ai mercati azionari, sarà sempre necessaria una grande cautela. Specialmente da parte dei retail, perché comunque i grandi investitori internazionali vedono con favore il mercato azionario europeo.
«Il nostro continente oggi è l’area più interessante dal punto di vista fondamentale – spiega Fabrizio Quirighetti, Chief economist di Syz Asset Management – perché le ipotesi peggiori sembrano già scontate: i prezzi sono attraenti, le valutazioni basse e la Bce può ancora tagliare i tassi».
Quindi lo spazio di rialzo, se non verranno brutte sorprese dalla Corte costituzionale tedesca, è molto ampio. Fra l’altro il lancio dell’Esm consentirebbe di implementare le misure decise dal vertice europeo di fine giugno, a partire dal programma di acquisto dei titoli obbligazionari dei Paesi “critici” per abbassare lo spread e spezzare così il circolo vizioso che penalizza anche i titoli bancari quotati a Milano e in Europa.
Gli istituti di credito, un comparto percentualmente rilevante nei listini continentali (a partire da Piazza Affari), potrebbero così continuare nell’apprezzamento dei corsi – che dai minimi di fine luglio sono già cresciuti del 40-50% – e potrebbero finalmente riprendere a dare credito al sistema. Senza scuse.
Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, nella sua ultima newsletter consiglia comunque «ai deboli di cuore di uscire adesso, almeno in parte, dai grandi rischi per ripresentarsi in scena a gennaio». Questo perché gli appuntamenti di questa e delle prossime settimane – dal pronunciamento della Corte tedesca agli sviluppi del piano per salvare la Grecia (ed evitare che anche Italia e Spagna ne abbiano bisogno), dal l’eventuale terzo Quantitative easing americano all’evoluzione macro degli Usa, dai ritardi nella crescita globale al rischio di un attacco preventivo di Israele alle postazioni nucleari iraniane – saranno altrettanti ostacoli da superare sulla via della normalizzazione dei mercati finanziari.

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