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Borse, torna la tensione Risale lo spread, Milano cede l’1,9%

I mercati europei hanno tremato ieri per le voci di problemi finanziari del portoghese Banco Espirito Santo, i cui azionisti sarebbero in difficoltà nel pagare un bond, con possibili conseguenze negative per l’istituto, la prima del Paese per capitalizzazione. La paura di un nuovo grande malato del credito in Europa — proprio mentre si avvicinano gli stress test della Banca centrale europea, che non saranno leggeri — ha riacceso la volatilità nelle Borse, che hanno chiuso in calo, da Milano (-1,9%) a Madrid (-1,98%) a Francoforte (-1,52%). Le banche sono state tra le più colpite dalle vendite — alcune anche sospese per eccesso di ribasso — come Mps (-4,29%) e Bpm (-4,23%), Seppure il maggior ribasso a Milano sia stato di Mediaset (-4,83%). Anche lo spread Btp/Bund ne ha risentito in negativo, risalendo a quota 174. Ma è solo il semaforo rosso nei confronti della banca portoghese a preoccupare i mercati. 
Dal punto di vista macroeconomico i segnali di ripresa in Europa stentano ad affiorare. Ieri la produzione industriale a maggio (dati Istat) è risultata in calo dell’1,2% rispetto ad aprile e dell’1,8% rispetto all’anno scorso. Un dato inaspettato, dicono gli osservatori, così come pure quello di Francia (-1,7% su aprile), Germania (-1,8%) e Gran Bretagna (-0,7%). Non a caso proprio ieri la Bce nel bollettino mensile ha evidenziato che «i rischi per le prospettive economiche dell’area Euro restano orientati al ribasso» e, in particolare, «i rischi geopolitici nonché gli andamenti nei Paesi emergenti e nei mercati finanziari mondiali potrebbero influenzare negativamente le condizioni economiche. Un altro rischio al ribasso è connesso a riforme strutturali insufficienti nei paesi dell’area nonché a una domanda interna inferiore alle attese».
Se a questo si aggiunge, come spiega Marco Fiorentini, responsabile della consulenza agli investimenti di Credit Suisse, «che con la grande liquidità immessa dalle banche centrali tutti gli investitori sono sul lato degli acquisti e dunque il mercato è squilibrato, qualunque notizia negativa può far girare i listini». E cita per esempio il calo a sorpresa dell’import-export della Cina, la crisi in Iraq e nella Striscia di Gaza, la maggiore velocità di riduzione della liquidità immessa dalla Fed negli Stati Uniti legata al calo della disoccupazione. «Comunque non si tratta di scosse come quelle vissute negli anni passati, né ci sono elementi sistemici che possano produrre crolli indiscriminati. Anzi visto che le valutazioni oggi sono ai massimi pre-Lehman, potrebbe essere salutare una riduzione di 4-8 punti percentuali dell’indice Eurostoxx nei prossimi due mesi».

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