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Borse, torna la fiducia Piazza Affari (+1,8%) la migliore d’Europa

di Morya Longo

Prima notizia positiva, per i listini, arrivata ieri: il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, annuncia che potrebbe tornare a iniettare liquidità e a comprare titoli di Stato Usa attraverso la manovra del «quantitative easing». Seconda scoperta positiva: il Pil in Cina è cresciuto nel secondo trimestre del 9,5%, battendo le previsioni. Terza notizia positiva: i mercati finanziari, grazie a Cina e Bernanke, sono tornati a guardare fuori dai confini europei. E questo è un segnale di minore apprensione nei confronti del Vecchio continente. Per questo ieri i listini hanno continuato a recuperare terreno. Le Borse hanno proseguito il rimbalzo iniziato martedì: Londra +0,64%, Parigi +0,51%, Francoforte +1,31%, Madrid +0,66%, Milano +1,79% (la migliore, galvanizzata anche dai commenti di Fitch che ha promosso la manovra in Italia), Wall Street +0,31%. Il recupero ha interessato anche alcune banche, come Intesa Sanpaolo (+4,12%) e UniCredit (+1,47%). Anche sui titoli di Stato la tensione è scemata (si veda articolo sotto). E l'euro si è rafforzato, risalendo a 1,4140 sul dollaro.

Ovviamente nessuno si illude che sui mercati sia tornata la calma e che i problemi siano risolti. Ma il modo in cui si sono mosse le Borse in questi giorni evidenza con chiarezza cosa preoccupa gli investitori: l'incapacità della politica di prendere decisioni lungimiranti. Martedì è bastato che il ministro Tremonti annunciasse all'Ecofin che la manovra italiana sarebbe stata approvata in tempi brevi, che i mercati hanno iniziato a rimbalzare. La schiarita sul salvataggio della Grecia, a livello europeo, ha dato ulteriore fiducia sebbene la partita sia ancora aperta. E ieri le parole di Bernanke, che ha annunciato di essere disponibile a riattivare tutte le politiche ultra-espansive non convenzionali per dare una scossa all'economia, hanno dato ulteriore sollievo ai mercati. Motivo: gli investitori sono ora più propensi a pensare che la politica, o le banche centrali come nel caso della Fed, siano disposte a fare tutto il possibile contro la crisi.

Eppure tutti gli annunci che negli ultimi due giorni hanno dato sollievo ai mercati potrebbero rivelarsi fuochi di paglia se non seguissero i fatti. Per quanto riguarda la capacità in Europa di reagire alla crisi, e il conseguente rimbalzo dei mercati, sono gli economisti di Rbs a essere freddi: «Non siamo sicuri – scrivevano ieri – che la risposta politica arrivata sinora possa veramente cambiare l'umore dei mercati. Serve una più forte e innovativa risposta sul caso greco». Altrimenti, affermano, «il rally delle Borse sarà di breve respiro».

Discorso simile si potrebbe fare per l'annuncio, oltreoceano, di Bernanke. Se la Fed dovesse veramente riproporre per la terza volta il quantitative easing (acquisto di titoli di Stato e iniezione di liquidità sul mercato), dopo che le precedenti due edizioni si sono rivelate pessoché fallimentari, significa che la crisi è pesante e che le armi per combatterla sono spuntate. Quando una medicina si rivela inefficace, non ispira grande fiducia un medico che continua a somministrarla. Ecco perché ora, per l'effetto annuncio, i mercati reagiscono bene. Ma, senza qualche trovata migliore, senza qualcosa di strutturale, senza qualcosa di innovativo, difficilmente il rimbalzo potrà durare.

 

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