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Borse sprint sul piano salva-banche

di Vittorio Carlini

Il market mover delle Borse? Inutile negarlo, la politica e le sue promesse. Ieri, in mattinata, i listini europei (con l'eccezione di Piazza Affari, da subito più forte) hanno viaggiato al ribasso. L'iniziale no della Slovacchia al rafforzamento del fondo salva-Stati (l'intesa è arrivata nel pomeriggio) aveva spinto le vendite.

Poi, anche sulla ripresa del settore dell'auto (+4,04% in Europa), le Borse hanno accelerato verso l'alto. Il «la» lo ha dato Angela Merkel. Il cancelliere tedesco, in un copione sempre uguale che varia solo per il succedersi degli eventi, dal Vietnam ha somministrato l'ennesima dose di morfina ai mercati: «Sono sicura – ha detto – che entro il 23 ottobre avremo la firma di tutti gli stati per l'Efsf». Una dichiarazione che ha preparato il campo all'intervento di José Barroso. Il presidente della Commissione Ue, nel primo pomeriggio, ha spiegato le 5 tappe della road map sul debito di Eurolandia e la ricapitalizzazione delle banche.

Un «crescendo» politico che, inevitabilmente, ha dato benzina al motore dei listini. A fine giornata, Milano (+2,9%) ha indossato la maglia rosa tra le piazze principali. Bene anche Parigi (+2,42%), Francoforte (+2,1%) e Madrid (+2,05%). In rialzo la stessa Atene (+4,7%) spinta dal boom dei bancari (11,6%). Più debole, invece, Londra dove il Ftse 100 ha guadagnato lo 0,35 per cento. Dal canto suo, negli Usa, l'S&P500 è salito dello 0,98% mentre il Dow Jones (+0,9%) si è riportato sui livelli di inizio anno.

Settori ciclici «ok»

Fin qui gli indici in generale, ma quale l'andamento dei diversi settori? Guardando all'Europa, lo scenario appare capovolto rispetto a qualche seduta fa. Un mondo sotto-sopra. Al di là dell'ovvia corsa di banche (+2,9%) e assicurazioni (+3%) i comparti più ciclici hanno fatto la parte del leone: non solo l'automotive, ma anche le risorse di base (+2,7%) i beni industriali (+2,3%) e l'Oil&Gas (+1,36%) sono cresciuti. Al contrario, i settori meno sensibili alla congiuntura, quali l'alimentare (+0,6%) o l'health-care (-0,05%), hanno battuto in testa. Certo, ha aiutato il dato sopra le attese (+1,2%) della produzione industriale di Eurolandia. Tuttavia, la domanda sorge spontanea: dove sono finite le previsioni di double-dip per l'economia? Evidentemente, sono ancora lì come hanno confermato le stesse minute della Fed. Ma gli investitori, in una Borsa dominata dall'incertezza e dalla polarizzazione delle strategie, da un lato si sono aggrappati alla speranza che l'Ue possa passare dalle parole ai fatti, tamponando la falla del debito; dall'altro, hanno effettuato ricoperture tecniche.

La corsa di Piazza Affari

Ma non è solo questione di debiti statali o tecnicalità operative. In diversi casi i titoli sono stati spinti da motivazioni particolari. A Piazza Affari, la galassia Agnelli (più 7,7% per Fiat spa e più 6,3% per Industrial) è stata «aiutata» dal classico effetto-notizia. Quale? Il pre-accordo, negli Usa, sul contratto tra la Chrysler e il sindatati dei lavoratori. Balzo anche di Pirelli (+5,7%) mentre Telecom Italia, nella giornata in cui il ceo di F2i Vito Gamberale ha illustrato al ministro dello sviluppo economico Paolo Romani il suo piano per la banda larga, è cresciuta del 5 per cento.

Così come, sul fronte valutario, è cresciuto l'euro (in serata a 1,379 sul dollaro), per Bloomberg il valore più alto delle ultime 3 settimane. In rialzo anche l'oro, segno forse che si cerca comunque il bene rifugio.

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