Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borse, spinta record di greggio e mini euro

A leggerli in controluce c’è da essere ottimisti. Soprattutto perché — dice Giuliano Cesareo, presidente di Augustum Opus sim — «i mercati stanno anticipando la ripresa dell’economia». Ovvio, si tratta di una scommessa che dovrà reggere alla (prima) prova delle semestrali estive delle società quotate. Certo è che i numeri non mentono: trimestre record per le Borse europee, Milano in testa. Piazza Affari — nei mesi compresi tra gennaio e marzo — ha fatto registrare un lusinghiero +23%. Meglio solo Francoforte (+24,36%). A seguire Stoccolma (22,86%), Amsterdam (+21,23%), Bruxelles (+21,12%), Helsinki (+19,97%), Parigi (+14,52%) e Madrid (+11,48%). Potremmo definirli i prodigi del «Quantitative easing» perché la decisione della Banca centrale europea (60 miliardi di euro di titoli acquistati al mese, di cui 45 di bond governativi) ha finito per influenzare l’andamento dei listini con un progressivo e sostanziale spostamento degli investimenti in equity dagli Stati Uniti verso l’Europa. A ben vedere ogni indice fa storia a sé, perché riflette la somma dell’andamento ponderato dei panieri dei titoli che contiene. Così il tedesco Dax 30 — rappresentato da società che hanno una forte propensione all’export — ha potuto brindare ad un trimestre record grazie al contestuale indebolimento dell’euro nei confronti del dollaro, tasso di cambio che ormai veleggia verso la parità uno a uno (ora a 1,09). Il Ftse Mib (Milano) ha invece una vocazione bancocentrica e di società esposte al rischio domestico. Pur avendo una taglia marginale rispetto alle altre piazze europee Milano si sta giovando — rileva Fausto Artoni, gestore di Azimut sgr — «di una rinnovata fiducia nei confronti dell’Italia, sostenuta dalla sensazione di ricambio generazionale della politica e da prime vere riforme economiche», come quella tanto attesa del lavoro. 
Se il Qe e la conseguente svalutazione dell’euro è una misura di politica monetaria che ha inciso anche sugli ultimi mesi del 2014 diverso è il peso che si può attribuire al calo del petrolio, «inaspettato in queste proporzioni solo sette mesi fa», dice Gianluca Verzelli di Banca Akros. D’altronde i Paesi europei sono grossi importatori di greggio e il crollo del prezzo del barile ha influenzato positivamente i mercati che si attendono un possibile miglioramento degli utili da parte delle aziende per l’anno in corso. Aggiunge Verzelli che neanche le tensioni geopolitiche in Ucraina hanno più di tanto intaccato le strategie delle grosse banche d’affari Usa che stanno comprando convintamente sull’azionario in Italia ed Europa anche per ottenere maggiori guadagni rispetto all’obbligazionario dei titoli di Stato ufficialmente entrati nell’era «rendimento zero» o addirittura negativo. Maurizio Vitolo, amministratore delegato e responsabile del team Investimenti di Consultinvest sgr invita però a fare attenzione: «Nei prossimi mesi — dice — mi aspetto un incremento della volatilità con possibili prese di beneficio su alcuni titoli e una maggiore rotazione settoriale». Secondo Vitolo i bancari a Piazza Affari — come Intesa Sanpaolo, Unicredit e Generali (che peraltro incidono per oltre il 30% del calcolo complessivo del Ftse Mib) — «dovrebbero continuare sull’attuale spinta rialzista, anche per effetto di efficaci ristrutturazioni» e di un’oculata gestione dei dividendi. Meno probabile invece la crescita di valore dei titoli energetici. Tutti concordano sul fatto che gli anni d’oro di Wall Street (da inizio anno la crescita dello S&P 500 è stata soltanto dello 0,5%, uno dei peggiori trimestre di sempre) sono finiti anche per la fine della politica espansiva della Federal Reserve e di un possibile aumento dei tassi in autunno. Si vedrà.
Considerazione opposta per Tokyo: il Nikkei 225 ha guadagnato quasi il 30% da gennaio ad oggi, retaggio della politica ultra-accomodante di Bank of Japan.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa