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Borse, segnali di fiducia nei dati macro

Mercati più tonici. A Piazza Affari è andato in scena il quarto rialzo consecutivo, il secondo da inizio settimana. Il Ftse Mib ha chiuso con un guadagno dello 0,71%. Meglio il Dax30 di Francoforte che ha beneficiato in linea diretta del market mover di giornata: l’indice Zew tedesco che misura la fiducia delle imprese tedesche. A novembre è balzato a 11,5 punti a novembre dal -3,6 di ottobre. Le aspettative prevedevano un rialzo a 0,9 punti. Positivo anche il quadro italiano. Sempre stando alle elaborazioni dell’istituto di ricerca tedesco Zew la fiducia di investitori e analisti nelle prospettive dell’economia italiana è tornata a crescere a novembre dopo quattro mesi consecutivi in calo. Lo “Zew italiano” è salito per l’Italia a 1,4 punti da -2,9 punti registrati in ottobre.
Alla spinta arrivata dai dati macro si aggiunge poi il clima ancora positivo per i mercati azionari generato dall’apertura di lunedì del governatore della Banca centrale europea, Mario Draghi, all’eventualità di un acquisto di titoli di Stato, tra le armi non convenzionali. Sono in molti gli analisti a ipotizzare questo scenario – in un ordine probabilistico superiore al 50% – entro il primo semestre del 2015.
E poi si sono le notizie che arrivano da Oltreoceano. A ottobre i prezzi alla produzione negli Stati Uniti per la domanda finale sono saliti dello 0,2% su base mensile. Il dato è migliore delle attese degli analisti, che scommettevano su un calo dello 0,1%. Da non dimenticare inoltre il ritorno di uno scenario da “merger and acquisition” a Wall Street dopo l’acquisizione di Allergan da parte di Actavis per 66 miliardi di dollari. «C’è ancora spazio per l’M&a, le società stanno cercando aree dove c’è la crescita» conferma un trader.
In scia, Wall Street si è riposizionata nel corso della giornata su livelli record. Va però tenuto conto che su questi livelli, le società dell’indice principale della Borsa statunitense – cresciuto del 10% dai minimi di periodo del 15 ottobre – in media vengono scambiate 17 volte gli utili stimati sull’esercizio in corso, il livello più alto dal 2009, come rivelato dagli analisti di Websim. A questo proposito Jp Morgan ha suggerito ai clienti di diversificare l’investimento andando a comprare azioni europee, più a buon mercato rispetto a quelle statunitensi.
Ma bisogna fare attenzione anche in Europa perché – nonostante le dichiarazioni di Draghi – la volatilità dovrebbe continuare a farla da padrone. «Purtroppo i mercati stanno dimostrando di essere ancora in balia delle banche centrali. La reazione dei listini europei alle parole di Draghi riporta alla reazione degli indici giapponesi dopo l’annuncio dell’estensione del “qe giapponese” di qualche settimana fa – argomenta Laura Tardino, market startegist di Bnp paribas investment partners -. Il 2014 che avrebbe dovuto essere l’anno della transizione dei mercati finanziari dalla liquidità ai fondamentali rischia per importanti aree del mondo di fallire in questo passaggio perché purtroppo le riforme fiscali hanno impedito alla crescita di accelerare come si prevedeva a gennaio. L’entusiasmo tuttavia, soprattutto in Europa e quindi in Italia, dopo tanti annunci rischia di essere contenuto e soprattutto in balia di rumors». A parer di Filippo Diodovich di Ig «i mercati azionari europei saranno contrastati fino a che Draghi non ufficializzerà il piano di acquisto. Entro fine anno il Ftse Mib potrebbe continuare con forti oscillazioni attorno alla quota di 20 mila punti». Intanto ieri a Piazza Affari si sono mosse in generale rialzo le banche, con l’eccezione di Banca Mps, su cui hanno prevalso i realizzi. Bene anche Buzzi Unicem, grazie al giudizio degli analisti di Exane Bnp Paribas, e Yoox, sulla scia del rafforzamento dell’a.d. Federico Marchetti nel capitale della società. Positiva anche Fca oltre quota 10 euro per azione dopo i dati sulle immatricolazioni europee.
Sul mercato dei titoli di Stato è andata a buon fine (ma con tassi in rialzo) un’asta a Madrid. Nel dettaglio, la Spagna ha collocato titoli di Stato a 6 e 12 mesi per 4,52 miliardi di euro, poco sopra il target massimo di 4,5 miliardi. Sulla scadenza semestrale il rendimento medio è salito allo 0,211% dallo 0,183% dell’asta di ottobre e su quella annuale il tasso è salito allo 0,312% dallo 0,288%.
Sul mercato secondario lo spread tra BTp e Bund ha chiuso poco mosso a 151 punti con il rendimento del decennale al 2,31%, non lontano dal minimo storico (2,25%) che potrebbe essere riavvicinato nei prossimi giorni qualora i mercati dovessero credere con più forza all’ipotesi che la Bce acquisti nei prossimi mesi bond governativi dell’Eurozona.
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