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Borse. Rischio fuga dalla City, Usa più forti. L’oro punta verso quota 1.400 dollari

Non sarà un’altra Lehman Brothers. Alla vigilia del referendum, gli analisti di Goldman Sachs hanno messo un punto fermo sulle possibili conseguenze della Brexit. Ma il paragone con il fallimento della grande banca d’affari americana che sconvolse i mercati finanziari nel settembre del 2008, evocato qualche giorno fa dall’ex primo ministro finlandese Alexander Stubb, fa già capolino, pericolosamente, nel dibattito tra gli investitori.

Sotto shock

Di certo, l’uscita di Londra dall’Unione Europea rappresenta uno shock: per l’Inghilterra, dilaniata da un conflitto politico senza precedenti — il cui tragico epilogo è costato la vita alla deputata laburista Joanne Cox —e senza guida, dopo le dimissioni del Primo Ministro, David Cameron; per l’Europa, sconfitta, indebolita, spaccata in due, sotto la minaccia di nuove spinte centrifughe. E per i mercati finanziari, alle prese con le innumerevoli incognite del dopo-Brexit. «I fattori di rischio si possono prezzare, l’incertezza no», chiosa Emilio Franco, vice dg e responsabile degli investimenti di Ubi Pramerica sgr.

Non a caso, la fitta nebbia che avvolge il destino dell’Europa all’indomani del referendum ha innescato una nuova ondata di panico, capace di varcare i confini della regione.

«Il Regno Unito vale solo il 4% del Pil mondiale. Un rallentamento anche drastico di Londra non farebbe comunque precipitare l’economia globale in recessione», rassicura Franco. Ci sono però molti possibili canali di contagio, a cominciare dalle valute. E il più insidioso è probabilmente il crollo della fiducia. Epfr stima che da inizio anno i fondi azionari sui Paesi sviluppati abbiano già subito un’emorragia da 113 miliardi di dollari, di cui quasi la metà da fondi europei (49 miliardi, dati al 17 giugno). Altri 18,4 miliardi, secondo il BlackRock Etp Landscape, sono fuoriusciti dagli etf specializzati sulle azioni del Vecchio continente nel primo semestre. Potrebbe essere un assaggio dell’impatto che Brexit avrà sui flussi degli investitori globali, nelle prossime settimane.

Borse

L’epicentro rimane, in ogni caso, l’Europa. Per Goldman Sachs, lo Euro Stoxx 50 subirà una caduta del 20% rispetto alla chiusura di Borsa di giovedì 23 giugno. Morgan Stanley ipotizza un crollo analogo per il Ftse 100. Gli analisti di Citi, limitano le previsioni sulle potenziali perdite al 10% per la zona euro e al 5% sull’azionario Uk.

Il calo della sterlina (stimato nella forbice tra il 5 e il 15%) dovrebbe proteggere le società quotate al Ftse 100, i cui profitti provengono per il 72% da oltreoceano, secondo un’analisi di Credit Suisse.

«Le aziende inglesi a media capitalizzazione, rappresentate nel Ftse 250, saranno più penalizzate, perché maggiormente esposte alla dinamica della domanda interna», osserva Manu Vandenbulck, senior portfolio manager di NN Investments.

Infatti, secondo Azad Zangana, senior European economist di Schroders, «c’è una probabilità del 35-40% che il Regno Unito entri in recessione». E trattandosi della seconda maggiore economia in Europa, tutto il Vecchio continente ne risentirà. Il divorzio di Londra peserà in particolare sulle banche europee e sulla periferia, considerati i principali anelli deboli del sistema finanziario, in questa fase. Senza dimenticare le aziende vocate all’export, sospese nel limbo degli accordi da rinegoziare per i prossimi 24 mesi.

Porti sicuri

Se S&P500 si candida a mantenere il ruolo di porto sicuro, nell’ambito dei mercati azionari, sull’altra sponda dell’Oceano la vittoria di Brexit tornerà a soffiare sul fuoco delle pulsioni anti-europeiste ben radicate nel Vecchio continente, alimentando i timori ormai sopiti di una frattura dell’euro.

Ci saranno poi nuove chiamate al voto popolare. Non a caso, i mercati del reddito fisso hanno reagito al voto allargando gli spread di credito in Italia, Spagna e Portogallo. In queste ore, come se non bastasse, Madrid si trova a fare i conti con un altro scoglio, le elezioni politiche, i cui risultati saranno resi noti oggi. Secondo le aspettative della vigilia, le urne produrranno un altro Parlamento incapace di esprimere una chiara maggioranza di governo.

Ma per gli analisti di Credit Suisse, il maggiore rischio politico è sull’Italia, dove in ottobre si terrà il referendum costituzionale, ritenuto da molti osservatori il vero banco di prova per la tenuta della maggioranza di governo. «Attenzione però – avverte Emilio Franco -. L’equazione Brexit uguale dissoluzione dell’euro è sbagliata: dopo l’uscita di Londra si aprono molteplici scenari, che dipenderanno in modo determinante dalla reazione della politica e delle banche centrali».

C’è chi scommette su un’azione coordinata delle maggiori autorità monetarie: La Bank of England si prepara a immettere liquidità fino a 250 miliardi di sterline e nel corso delle prossime settimane, valuterà se calare l’artiglieria pesante: un probabile taglio dei tassi e forse il ripristino del piano di allentamento quantitativo.

La Banca centrale europea si è detta pronta a fornire un supporto aggiuntivo. La Federal Reserve prenderà ancora tempo, prima di una risalita dei tassi. E un aiuto potrebbe venire anche dalla Bank of Japan. Intanto la reazione dei mercati sarà, come spesso accade, ipertrofica. «Ma vale la pena ricordare che la mean reversion , cioè il ritorno alla media, è una delle forze più potenti che muovono i mercati», ricorda il vice dg di Ubi Pramerica. Passata la bufera, ci sarà un riposizionamento. Con opportunità di guadagno da non sottovalutare per gli investitori che saranno in grado di coglierle.

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