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Borse, rimbalzo nell’Ue Milano e Madrid sprint. La peggiore Atene: -8%

Il temuto crollo generalizzato non c’è stato. Almeno nella giornata di ieri. Nell’ultima seduta le Borse, di solito più colpite dalle vendite, sono state le migliori: Madrid ha indossato la maglia rosa (+2,72%) subito seguita da Milano (+2,56%). Positiva anche Parigi (+1,65%), nonostante le previsioni di sventura per la vittoria alle presidenziali di Francois Hollande. Molto più sofferta, invece, la giornata di Francoforte: il listino della locomotiva Ue solo sul finale è tornato sopra la parità (+0,12%). Tonfo, infine, in quel di Atene dove la Borsa ha chiuso in calo del 7,96%. In un simile scenario gli spread dei Paesi periferici Ue sono scesi: il differenziale BTp-Bund, dopo uno sprint in avvio di seduta, ha chiuso a 380 punti base (erano 385 venerdì scorso); in calo, poi, lo stesso spread spagnolo (414). Un duplice movimento che, a differenza di molte altre volte, è tutto da imputare al minore pressing sui governativi di Roma e Madrid: il rendimento del decennale tedesco, infatti, è rimasto praticamente invariato (1,608%) rispetto alla chiusura di venerdì.
Elezioni e mercati
Fin qui i “freddi” numeri: ma quali le motivazioni alla base di simili movimenti? La giornata borsistica, inutile negarlo, non era nata sotto i migliori auspici. In Asia diversi mercati (-2,78% a Tokyo) avevano chiuso in forte ribasso sui timori, da un lato, per il ritorno di un socialista (di certo non il pasdaran dell’austerity) all’Eliseo; e dall’altro, per i risultati delle elezioni politiche di Atene da cui non è scaturita una maggioranza di governo. I ribassi nel Far East, secondo gli esperti, facevano presagire una tempesta anche sulle piazze europee. E, in effetti, l’avvio delle contrattazioni è stato pesante. A fronte anche dell’immancabile studio di qualche banca d’affari, in questo caso due economisti di Citigroup che hanno alzato tra il 50 e il 75% il rischio che la Grecia esca dall’euro entro 18 mesi, la pressione ribassista si è fatta sentire. Eccome. Un po’ tutte le Borse sono scese a piombo. Poi però, ad eccezione di Atene e (seppur in misura minore) Francoforte, i listini hanno rialzato la testa.
Meno Merkel più Bce
Per quale motivo? Gli esperti indicano diverse cause. Una lettura la offre Luca Barillaro, capitano di lungo corso a Piazza Affari: «I mercati – dice- hanno già letto il programma di Hollande. Non c’è timore per chissà quale stravolgimento. Anzi, la maggior attenzione sulla crescita è vista positivamente». Ma non tanto per le sue implicazioni macro. Bensì perchè, «soprattutto dopo la caduta del governo di Rutte in Olanda, il pressing del nuovo presidente francese può ridurre l’influenza di Berlino sulla Bce». Certo, è ben vero che Angela Merkel ha “aperto” a Hollande. «Tuttavia, l’Eurotower potrebbe essere un po’ più libera nel realizzare altre politiche espansive non amate dalla Germania». Cioè, la Bce potrebbe pensare a nuova liquidità, diretta o indiretta, sul mercato. E, si sa, quest’idea fa salire le quotazioni. In particolare quelle dei titoli finanziari.
Il balzo delle banche
Il ragionamento, peraltro, può giustificare il balzo del comparto bancario (+1,7% in Europa). In particolare in Spagna, (il settore è salito ieri del 4,32%) dove il Governo è pronto a mettere sul piatto tra i 7 e 10 miliardi per salvare il gruppo del risparmio Bankia. Bailout, possibile maggiore spazio alla Bce: tutte situazioni che riportano all’idea di un acquirente di ultima istanza che garantisce, comunque, il funzionamento del sistema finanziario stesso. Ovviamente, però, non è solo politica. Una mano, seppure di breve periodo, l’hanno data anche i numeri sugli ordini industriali tedeschi: a marzo sono saliti del 2,2%. Un risultato inatteso che ha tolto ulteriore fiato alla pressione ribassista. Quello short-selling che, orfano degli hedge fund londinesi ieri in festa per il bank holiday, è stato costretto a ricoprirsi quando i listini sono rimbalzati. Ricoperture tecniche che hanno contribuito ad evitare il tonfo. Crollo che, peraltro, la stessa Wall Street ha evitato d’un soffio (+0,04%). Almeno ieri. Oggi, dopo la rinuncia di Antonis Samaras a formare il nuovo governo, l’umore dei mercati potrebbe essere peggiorato. E non di poco.

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