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Borse, rimbalzo dopo la paura cinese

Dopo cinque ribassi consecutivi le Borse europee rialzano la testa. L’indice Eurostoxx recupera parte del -4,7% perso in una settimana e chiude a +1,17%. A trainare il rialzo europeo è stata Piazza Affari, la peggiore lunedì: il Ftse Mib ha guadagnato il 2,27% sostenuto da acquisti generalizzati su tutti i comparti.
Sulle azioni europee è così tornata la liquidità dopo la paura di inizio settimana di uno scoppio incontrollato di una bolla in Cina. Nell’ultima seduta la Borsa di Shanghai ha ridotto le perdite nel finale a -1,7%, il che non fa quasi notizia dopo il -8,5% di lunedì. Gli investitori ieri hanno preferito vedere il bicchiere mezzo pieno e credere alla volonta delle autorità cinesi di stabilizzare il mercato. Ma l’ipotesi del bicchiere mezzo vuoto e l’incognita sulla tenuta della linea Maginot eretta dal governo asiatico sui mercati restano comunque nella mente degli investitori.
Nelle prossime ore, però, più che sulla Cina i mercati potrebbero tornare a concentrarsi sul vero market mover del 2015 (un eventuale rialzo dei tassi negli Usa) e sui dati macroeconomici. Questa sera infatti il Federal open committee della Federal Reserve emetterà un comunicato, frutto di due giorni di riunione tra i governatori delle banche federali. Il testo sarà setacciato grammaticalmente dagli algoritmi finanziari a caccia di indicazioni discordanti rispetto allo scenario attualmente scontato dagli operatori: ovvero un rialzo dei tassi di 25 punti base a settembre. Sarebbe la prima stretta negli Usa dal 2006: gli operatori però cercheranno di percepire eventuali cambi di rotta da parte della Fed: non è da escludere infatti che l’effetto-Cina e le spinte deflazionistiche che al momento sta generando a causa del ritracciamento dei prezzi delle materie prime possa orientare la Fed a rimandare ulteriormente la stretta, mantenendo un atteggiamento da “colomba”. In questa opzione la Borsa statunitense, che in ogni caso sui livelli attuali sembra già abbastanza “tirata”, potrebbe beneficiarne. Così come potrebbe rallentare la corsa del dollaro sulle principali valute che procede, seppure a strappi, ininterrotta da ormai un anno. Nella seduta di ieri l’euro ha retto la soglia di 1,10 dopo che a sorpresa l’indice della fiducia dei consumatori negli Usa è sceso a quota 90,9 da 100 di giugno, a fronte di aspettative ben più alte (99,8). Oltre alle indicazioni di politica monetaria c’è attesa per il dato della prima stima sul Pil statunitense del secondo trimestre, un valore in passato capace di aumentare molto le fluttuazioni del cambio euro/dollaro.
In Italia si attende l’esito dell’asta di BoT a sei mesi per un controvalore di 6,5 miliardi. Il tasso potrebbe tornare ad avvicinarsi alla soglia del rendimento zero e anche scavalcarlo a ribasso se le condizioni di mercato saranno positive in apertura. Lo indicano gli operatori interpellati da Radiocor. L’asta di BoT seguirà quella archiviata ieri di BTp indicizzati all’inflazione euro con scadenza 2026 per 705 milioni. Il rendimento lordo si è attestato all’1,11%, 12 punti base in più rispetto al precedente collocamento, ma la domanda è rimasta sostenuta (1,26 miliardi, con un rapporto di copertura pari all’1,79). Domani sarà la volta dei BTp non indicizzati. Sul mercato secondario lo spread BTp-Bund è sceso di un punto base a 119 con il rendimento del decennale all’1,89%. Il calo della fiducia dei consumatori italiani (netta frenata a luglio a 106,5 da 109,3 contro i 108,5 attesi dagli analisti) non ha impattato sull’andamento dei titoli italiani, ampiamente protetti dalla manovra di quantitative easing della Bce avviata a marzo (e in programma almeno fino a settembre 2016) e da stime inflazionistiche non esaltanti, soprattutto dopo i recenti ribassi dei prezzi delle materie prime (il prezzo del petrolio è sceso nell’ultimo mese il 18%).

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