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Borse, rally da mini-tassi: sulle azioni la spinta del Qe

Francoforte al massimo storico, tutte le altre Borse in netto rialzo (Piazza Affari +0,96%): la prima settimana di Quantitative easing della Bce spinge a zero i rendimenti dei titoli di Stato e rilancia l’investimento azionario. Draghi: il Qe è anche un incentivo per le riforme.

Dai titoli di Stato alle Borse, come una sorta di passaggio di testimone. La liquidità che la Banca centrale europea (Bce) sta pompando sui mercati a un ritmo di quasi 10 miliardi di euro a settimana si distribuisce in modo poco uniforme, ma continuo sui mercati europei. E se ieri si è vista un minimo di pausa nel processo di riduzione dei rendimenti dei bond sovrani (segno che più di un investitore, qua e là, inizia a prendere profitto e compensa gli acquisti dell’Eurotower), non altrettanto può dirsi per le Borse, che hanno tutte raggiunto nuovi massimi di periodo: qualcuna addirittura storici, come Francoforte che ha visto il suo indice Dax chiudere a +2,2% e superare per la prima volta la barriera dei 12mila punti.
Ragioni particolari per giustificare l’esuberanza dei listini azionari ieri non ce n’erano (nessun dato macro in programma, mentre Mario Draghi ha parlato a mercati europei ormai chiusi), si è trattato di un semplice movimento di rotazione o di più efficace distribuzione del denaro rilasciato a pioggia dalla Bce che defluisce in cerca di rendimenti: un po’ meno quindi sui titoli di Stato i cui tassi sono sempre più schiacciati verso lo zero (il BTp decennale si è attestato all’1,17%, al pari del Bono spagnolo per uno spread sul Bund tedesco di 89 punti base) e un po’ di più sull’azionario, che se non altro può correre al rialzo senza particolari limiti. Il sostanziale stallo sui mercati del reddito fisso non ha comunque impedito al Tesoro di avviare le procedure per il collocamento di un nuovo titolo a 15 anni . L’emissione, della quale si vociferava già la scorsa settimana, potrebbe secondo gli analisti avere luogo già fra oggi e domani.
Ma in una seduta in cui il petrolio Wti ha registrato nuovi minimi da 6 anni sotto quota 43 dollari al barile e in cui l’euro ha momentaneamente retto il colpo risalendo fin quasi a sfiorare 1,06 sul biglietto verde, sono soprattutto i record di Borsa a fare notizia. Non c’è solo Francoforte, perché è tutta l’Europa nel suo complesso ai massimi da 7 anni e pure Piazza Affari, con il suo +0,96%, si è riportata sui livelli di 4 anni fa. Il movimento rialzista da inizio anno è stato però così accentuato che cresce il numero di quanti si chiedono se su questi livelli sia sostenibile o se si stia invece gonfiando una pericolosa bolla, considerato che da gennaio il Dax 30 tedesco è salito del 24%, il listino italiano del 21%, quello francese del 18%. Sono rialzi ragionevoli oppure i multipli dei titoli indicano una sorta di “esuberanza irrazionale”, come quella vista nel marzo 2000 (a ridosso dello scoppio della bolla dei titoli Internet) o nel 2008 (prima della caduta di Lehman Brothers)?
«Il rialzo dei mercati azionari europei è certamente agevolato dagli effetti del quantitative easing che sono stati pressoché immediati sull’euro – spiega Federico Mobili, responsabile azionario di Bnp Paribas ip -. Da gennaio l’euro ha perso il 13% sul biglietto verde e non è quindi un caso che il listino tedesco sia al momento il migliore, perché il peso dei titoli industriali con vocazione all’export è maggiore rispetto alle altre Borse. Anche il rialzo di Piazza Affari è giustificato dal fatto che viaggiava a sconto e che, oltre al fattore export, c’è un potenziale di apprezzamento legato alle aspettative di ripartenza dell’economia domestica, e questo crea del potenziale sia per i settori ciclici che per il settore bancario meno esposto all’estero e quindi in questo momento al riparo, rispetto a quanto stiamo vedendo in Spagna, dal contagio dei Paesi del centro America». Ma gli attuali multipli sono cari? «No, se lo scenario di base resterà lo stesso – continua Mobili -. Ovvero se l’euro dovesse continuare a scendere sul dollaro e non è da escludere che scenda sotto la parità, se il petrolio dovesse restare basso e se le aspettative di una ripresa dell’economia europea dovessero confermarsi. In questo caso la nostra visione continua ad essere positiva sulle Borse europee sia nel breve termine, da qui a fine anno, che nel medio, 2-3 anni. Perché i multipli attuali sono basati su stime ancora conservative. Preferiamo i settori che beneficiano di più di questo scenario: automobilistico, chimico e farmaceutico. Escludiamo il comparto energetico, utilities e tlc». Quindi sull’azionario europeo non sembrerebbero esserci al momento un rischio bolla perché i mercati si stanno adeguando alla svalutazione competitiva dell’euro, anche se vale anche il contrario: se non ci fosse l’ “aiutino” della Bce con gli effetti a cascata su valute e titoli di Stato, difficilmente oggi avremmo assistito a questi rialzi. E, soprattutto, il rialzo si poggia su un ritrovato ottimismo che deve trovare conferme nell’economia reale. Non è da escludere inoltre il rischio di uno storno dietro l’angolo. Per cui la cautela è d’obbligo. «L’eccesso di acquisti sui listini azionari europei ha di recente raggiunto livelli abbastanza elevati, soprattutto sul Dax. Per esempio il relative strenght index a cinque settimane sul Dax si attesa attorno ai 93,5 punti, uno dei livelli più alti dell’ultimo decennio. Ciò espone le medie a forti ritracciamenti nel breve termine – sottolinea Lorenzo Di Mattia, gestore per Hedge invest sgr -. L’outlook nel medio-lungo termine resta comunque positivo per l’Europa, le cui azioni sono ancora sottovalutate rispetto agli utili normalizzati, ma anche rispetto ai listini a stelle e strisce».

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