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Borse positive, Wall Street al record

Di fronte alle parole di Mario Draghi e Ben Bernanke, che in questi giorni hanno confermato la volontà di proseguire sulla strada degli stimoli monetari, le borse azionarie non hanno potuto che tirare un sospiro di sollievo, nonostante le incertezze politiche italiane. Ecco perché il Dow Jones ieri è salito fino ad avvicinarsi al record di 14.164,53 punti raggiunto il 9 ottobre del 2007. Positivo il clima anche in Europa, dove il Ftse Mib ha segnato un rialzo del +0,6%, poco meno di Parigi (+0,85%) e Madrid (+1,15%), poco più di Londra (+0,55%).
A sostenere gli acquisti – pur tra volumi piuttosto scarsi -, ieri sono stati alcuni dati. Positivi anzitutto i dati sulle richieste settimanali di sussidi di disoccupazione in Usa, scese di 22 mila unità a 344 mila rispetto alle attese pari a 360 mila. Incoraggianti anche alcuni conti societari come Eads o Bouygues. Contrastanti le indicazioni in arrivo dal Pil americano del quarto trimestre 2012, che è stato rivisto al rialzo (a +0,1%, rispetto al -0,1% della prima lettura). Numeri comunque più bassi delle attese degli analisti, che avevano stimato un +0,5%. Di fronte a queste cifre, il cambio euro/dollaro si è indebolito, con il cross a quota 1,31.
Sempre dagli Stati Uniti, oggi si attendono novità sul fronte del fiscal cliff. In giornata scade infatti il termine per raggiungere un accordo fra democratici e repubblicani sul “precipizio fiscale” per evitare i tagli automatici alla spesa pubblica che potrebbero incidere anche sulla crescita del primo trimestre dell’anno.
Ma come si spiega invece la tenuta del debito italiano, nonostante l’ingovernabilità in cui è caduto il paese? La sensazione, a sentire le sale operative, è che sul mercato – dopo un’iniziale paura legata allo stallo politico italiano, causa di una fiammata dello spread e un pesante calo di Milano nella giornata di martedì – oggi ci sia un clima di attesa. «Nessuno sa come e quando l’Italia si tirerà fuori da questa impasse – sottolinea un broker – tuttavia c’è l’idea diffusa che la fase di stallo non possa protrarsi troppo a lungo». Che sia un auspicio o un’illusione, resta il fatto che la pressione dei partner europei rappresenta un pungolo difficile da trascurare per i partiti italiani che oggi si trovano in parlamento. Ecco perché anche ieri qualche investitore si è riaffacciato sul mercato, sebbene tra volumi scarsi. Lo spread a 10 anni ha subìto un lieve calo, ripiegando a quota 328 punti dai 335 della seduta precedente, con il decennale al 4,72%.
A sostenere l’apprezzamento dei titoli di Stato italiani è stato senza dubbio il buon esito delle aste di BTp di mercoledì mattina. Che, certo, hanno registrato un netto rialzo dei rendimenti. Ma che, tuttavia, sono state contrassegnate da un’ottima domanda da parte degli investitori. Dopo un iniziale flusso in uscita da parte di molti hedge fund e anche di piccoli risparmiatori destabilizzati dalle incertezze politiche, ieri si sono rivisti un po’ di acquisti da parte di alcuni hedge fund e altri operatori istituzionali, come assicurazioni e fondi, sia europei sia americani.

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