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Borse positive sulla media distanza

Guardare lungo, prescindendo per quanto possibile dagli sbalzi d’umore dei mercati, dalle fiammate speculative e dagli episodi contingenti o isolati. Esercizio impegnativo, ad alta probabilità di errore e tuttavia indispensabile tanto per chi si occupa professionalmente di asset allocation quanto per il privato risparmiatore. Il tentativo di cavalcare gli eventi, arrivando inevitabilmente in ritardo, rappresenta infatti uno degli errori più frequenti nei comportamenti degli investitori.
Senza azzardare previsioni a lunghissimo termine (di affidabilità molto dubbia) e prendendo spunto dal fatto che la ripresa, almeno nell’Eurozona, si fa attendere più di quanto inizialmente previsto, è interessante dare uno sguardo al dopodomani che, nel caso dei mercati azionari, può essere rappresentato dal 2015.
Il compito è agevolato da un dettagliato studio realizzato da Goldman Sachs (Framing the future: strong potential for global equities to 2015). «Data la gravità della crisi finanziaria – spiegano gli analisti – il processo di normalizzazione richiederà un tempo prolungato. Perciò è importante tracciare il percorso verso la ripresa anche nel medio termine. Secondo noi questo tipo di previsioni è anche un buon sistema per valutare il costo della sicurezza a breve termine, rappresentato dal fatto di essere investiti in obbligazioni piuttosto che in azioni».
Come già evidenziato nel titolo del report, sulla media distanza il giudizio della Casa di investimento statunitense è fortemente positivo e si estende a tutte le principali aree mondiali. La posizione favorevole si basa sulla previsione di una crescita annualizzata degli utili che varia dall’8% nel caso degli Stati Uniti al 21% per il Giappone.
Anche se per Goldman Sachs questo rappresenta lo scenario centrale, non mancano elementi di rischio, rappresentati in primo luogo da una ripresa in ulteriore ritardo, oppure più debole di quanto atteso. Le previsioni accennate prima si basano infatti sul presupposto di una crescita dell’economia globale che accelera dal 3% nel 2012 al 3,3% quest’anno, per poi aumentare ulteriormente il passo al 4% annuo nel periodo dal 2014 al 2016. Un trend non impossibile, ma – alla luce delle circostanze attuali – nemmeno garantito.
Per questa ragione l’analisi di Goldman Sachs esamina anche l’ipotesi di uno scenario nel quale i margini dovessero contrarsi. Sono infatti numerosi gli investitori che temono l’effetto combinato disposto di diversi fattori negativi, da un livello più elevato di tassazione alla continua complicazione del quadro regolatorio, dalla crescita delle retribuzioni nei Paesi emergenti all’incremento dei tassi d’interesse. Il rischio è che venga bloccata e invertita la tendenza strutturale all’incremento dei margini che prosegue, pur con qualche pausa, da circa trent’anni. Ma anche in questa sfavorevole eventualità, i ritorni si manterrebbero positivi quasi ovunque. «Anche in questo scenario – precisa infatti lo studio di Goldman Sachs – ci aspettiamo ritorni positivi, ovviamente più deboli rispetto a quelli dello scenario centrale, a parte il caso del Giappone, con un tasso di crescita annualizzato dei total return variabile dal 5,5% degli Usa al 19,9% dell’Asia (Giappone escluso). In Giappone, dove storicamente i margini sono sempre stati molto compressi, questo scenario porterebbe a un total return annualizzato pari al -7,8%».
Naturalmente davanti alle diverse opzioni occorre ragionare (e agire) in termini probabilistici. Goldman Sachs conferma che lo scenario centrale resta il più probabile, mentre l’ipotesi di una situazione caratterizzata da un calo strutturale dei margini viene considerata solo un “rischio”. «Noi siamo convinti che la diminuzione dei margini negli ultimi due anni fuori dagli Stati Uniti sia stata un fenomeno più ciclico che strutturale – è la motivazione degli esperti – e questo lascia spazio per un rimbalzo, nel momento in cui l’economia mondiale si rafforzerà».
Come intuibile, l’effetto di una riduzione degli utili aziendali sui listini sarebbe molto negativo e questo spiega le diffuse preoccupazioni in merito. Ma c’è anche un fattore storico che dovrebbe mettere in salvo il medio termine: in passato, i cambiamenti strutturali nella formazione dei margini sono sempre avvenuti molto gradualmente e con estrema lentezza.

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