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Borse a picco, tensioni sul referendum

Nuova ondata di vendite nel timore della vittoria del sì a Brexit: Tokyo perde il 3,5%, Milano il 2,9%
La settimana si è aperta più o meno come si era conclusa la precedente per i mercati: nel segno della tensione e dell’attesa per il referendum britannico sulla permanenza nell’Unione europea del 23 giugno che, a ragione o a pretesto, viene utilizzato dagli investitori per ricalibrare i portafogli. E come in uno schema ormai preordinato, sui listini si assiste a pesanti vendite in Europa (e in precedenza in Asia) alle quali si contrappone una migliore tenuta di Wall Street, dove l’attenzione è catturata dalla maxi-acquisizione di LinkedIn da parte di Microsoft.
Il riflesso condizionato prevede che la scure delle vendite si abbatta più sulla «periferia» d’Europa (nonostante questa sia toccata in modo meno rilevante dall’eventuale Brexit) e che la Piazza Affari delle banche si aggiudichi la poco invidiata palma della peggiore di giornata (-2,91% per Milano, contro per esempio il -1,8% di Francoforte o il -1,16% della stessa Londra). Da inizio mese la Borsa italiana e quella spagnola hanno lasciato sul terreno circa 8 punti percentuali.
Più rilevante, semmai, il fatto che ieri l’avversione al rischio si sia vista anche sui titoli di Stato: nella seduta in cui il Bund ha oscillato in continuazione, senza però abbattere al ribasso la soglia del rendimento zero, le obbligazioni di Italia, Spagna e Portogallo sono state invece colpite da vendite sensibili. La conseguenza di tutto questo è uno spread BTp-Bund che è tornato ad allargarsi a 136 punti base, sui livelli cioè di un mese fa, proprio nella giornata in cui il Tesoro ha comunque collocato 7 miliardi di titoli a 3,7 e 30 anni.
Non c’è ovviamente solo Brexit nel mirino degli investitori, non fosse altro perché oggi torna a riunirsi la Federal Reserve per una decisione sui tassi Usa che arriverà domani sera. Dopo il deludente dato sul mercato del lavoro di maggio non ci si aspetta ormai più un rialzo, ma la revisione delle stime economiche della Fed e la successiva conferenza stampa del presidente Janet Yellen potrebbe fornire spunti interessanti agli investitori. E a proposito di riunioni di Banche centrali, giovedì sarà il turno in rapida successione di quelle del Giappone, Svizzera e della stessa Gran Bretagna. Ferma evidentemente quest’ultima a una settimana dal referendum, neanche dalla Bns e dalla BoJ ci si attenderebbero mosse particolari. L’avanzata dello yen e del franco, anche in reazione al pericolo Brexit e alla concomitante discesa della sterlina, potrebbe però creare qualche ulteriore grattacapo dalle parti di Berna e di Tokyo (dove il Nikkei ha perso il 3,5% di riflesso sia al rafforzamento della valuta nipponica sia al disastroso dato sul settore manifatturiero).
Chiusura d’obbligo per la Borsa cinese, che ha accusato una nuova battuta d’arresto per la delusione legata ai dati sugli investimenti delle imprese nei primi 5 mesi dell’anno, ma anche per l’attesa sulla decisione in merito all’inclusione delle azioni cinesi di classe A (quelle quotate a Shanghai e Shenzhen) negli indici globali Msci di Morgan Stanley, il cui pronunciamento è atteso per domani.

Maximilian Cellino

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