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Borse, paura Spagna, lo spread risale a 438

ROMA — I timori sulla tenuta delle banche spagnole, con le incognite sul salvataggio di Bankia in primo piano, hanno ieri depresso il clima dei mercati. E hanno cancellato i tentativi di recupero sulla spinta delle indicazioni dei sondaggi sulle prossime elezioni in Grecia a favore dei partiti pro-euro, la coalizione Nuova Democratia e Pasok. La folata proveniente da Madrid ha così provocato la chiusura in calo delle Borse europee ed un ampliamento degli spread tra i rendimenti dei Bonos e dei Btp, con i Bund tedeschi di corrispondente durata. In particolare, la forte tensione sui titoli spagnoli ha allargato il differenziale fino a 511 punti con tassi che hanno toccato per i decennali il 6,50%. Più contenuto l’aumento del differenziale Btp-Bund decennali che ha chiuso a 437 punti, con un rendimento risalito al 5,74%. Difficoltà anche sulle scadenze più brevi in corrispondenza con un nuovo minimo assoluto del titolo tedesco a due anni che ormai rende solo lo 0,027%. Tassi in salita anche in sede d’asta dove peraltro si è confermata la buona domanda da parte degli investitori. Ieri il Tesoro ha offerto tre titoli: un Ctz di nuova emissione con scadenza maggio 2014 e due Btp indicizzati con scadenza a settembre 2016 e settembre 2017. Sul Ctz le richieste sono state pari a 5,8 miliardi rispetto a 3,5 miliardi da collocare e il rendimento di aggiudicazione è stato pari al 4,04%, in aumento dello 0,68% dal 3,36% dell’asta di fine aprile ma comunque inferiore a quello del mercato secondario. Per i due Btp indicizzati, offerti per 750 milioni complessivi, le richieste sono state pari a 1,8 miliardi mentre i rendimenti di aggiudicazione sono stati pari rispettivamente al 4,39% per il titolo quadriennale e al 4,60% per quello a 5 anni, lo 0,72% in più dell’asta di fine aprile.
Nelle Borse l’andamento della giornata è stato più contrastato. Nella prima parte della giornata hanno prevalso le indicazioni pro-euro dei sondaggi sugli esiti del prossimo voto ad Atene che scongiurerebbero l’ipotesi di un ritorno alla dracma della Grecia e darebbero forza alla tenuta della moneta unica. In questa direzione hanno spinto pure le notizie rassicuranti dei sondaggi sull’esito del referendum in Irlanda sul fiscal pact. Poi però sono diventati più forti, prevalendo, i timori sulla solidità delle banche spagnole, in particolare di Bankia, la quarta banca del Paese, già parzialmente nazionalizzata ma che alle prese con le voragini aperte nel bilancio dallo scoppio della bolla immobiliare in Spagna, ha chiesto al governo nello scorso fine settimana altri aiuti per 19 miliardi, per un totale di oltre 23 miliardi. Il titolo Bankia, riammesso ieri mattina in quotazione dopo la sospensione di venerdì in attesa dell’annuncio del piano di risanamento, ha perso il 15%, trascinando al ribasso anche i titoli di altre banche come Santander e BBVA. Il premier Mariano Rajoy è tornato ad assicurare che il salvataggio di Bankia non interferirà sul deficit ma non ha convinto i mercati che aspettano di conoscere le misure concrete di intervento. Rajoy ha anche nuovamente smentito l’intenzione di chiedere aiuto all’Europa e ai finanziamenti internazionale per risanare le sue banche «Abbiamo preso il toro per le corna perché l’alternativa era il crollo» ha affermato annunciando che presto verrà decisa la procedura di intervento su Bankia limitando l’impatto sul debito. Ma ad aumentare l’allarme sono state pure le indiscrezioni riportate dal quotidiano «El Mundo» secondo cui ai soldi per il salvataggio di Bankia, il Governo spagnolo dovrà aggiungere altri 30 miliardi per tenere a galla CatalunyaCaixa, NovacaixaGalicia e Banco de Valencia per un esborso complessivo di 50 miliardi. Con Wall Street chiusa per il Memorial day, l’effetto contagio nelle Borse europee, con i titoli bancari in discesa, è stato immediato: Madrid è scivolata del 2,17%, Milano ha perso lo 0,74%, Francoforte lo 0,26%, Parigi lo 0,16% mentre Londra è riuscita a chiudere sulla parità.

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