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Borse ottimiste su Grecia e fiscal cliff

Venerdì scorso solo Wall Street aveva beneficiato delle parole di John Bohener, speaker repubblicano alla Camera Usa, sul “fiscal cliff”. Le sue aperture ad un possibile accordo con i democratici, erano infatti arrivate solo quando le contrattazioni in Europa erano già terminate. Non stupisce quindi la performance di ieri dei listini continentali, che si sono “rimessi al passo”.
Ieri l’indice Stoxx 600, che monitora le principali piazze europee, ha messo a segno un rialzo del 2,18% spinto soprattutto dai titoli di auto, assicurazioni e banche. L’indice Stoxx 600 del credito, che venerdì scorso aveva perso l’1,91%, ieri ha guadagnato il 3,61 per cento. La buona performance del credito aiuta a spiegare l’exploit di Piazza Affari, listino in cui il peso dei credito è preponderante, che ieri ha guadagnato il 3,05%, con la migliore performance tra le piazze europee.
Il rimbalzo dei listini
Per i mercati è stato quindi un “rimbalzo” consistente dopo le forti vendite di venerdì (-1% lo Stoxx 600) a chiusura di una settimana decisamente negativa, che ha visto l’indice delle Borse europee ripiombare ai livelli di inizio agosto.
La discesa dei listini, a dire il vero, era iniziata la settimana precedente. Precisamente al l’indomani delle elezioni americane, quando l’incertezza sulla guida politica della prima economia del mondo aveva fatto posto a quella sullo scoglio fiscale di fine anno. Dal 2013, in mancanza di interventi legislativi, andranno infatti a scadenza gli sgravi dell’era Bush e, contemporaneamente, scatteranno pesanti tagli alla spesa pubblica, previsti dall’accordo sul debito pubblico del 2011. Un «baratro fiscale» da 607 miliardi di dollari che minaccia di avere pesanti effetti recessivi per l’economia americana e mondiale. Dopo le parole dei rappresentanti del Congresso di venerdì, ieri il presidente Obama è tornato ad esprimere ottimismo sull’accordo e questo, per il momento, è sembrato bastare ai mercati. La vera partita tuttavia si aprirà la prossima settimana, alla riapertura del Congresso dopo la chiusura per la festività del Ringraziamento.
In questo contesto rialzista, gli acquisti sono stati ulteriormente favoriti dai positivi dati sul settore immobiliare, con le vendite di case esistenti salite, ad ottobre, del 2,1% rispetto al mese precedente a un tasso annuale di 4,79 milioni di unità. Numeri migliori del previsto, che hanno contribuito al balzo di Wall Street (+1,99% l’S&P 500 e +2,21% il Nasdaq).
Attesa per il dossier Grecia
In attesa di capire se l’accordo fiscale negli Usa ci sarà veramente e dove verranno trovate le risorse per tenere in piedi il bilancio federale, i mercati hanno approfittano per recuperare parte del terreno perso nelle ultime sedute. E nel farlo hanno beneficiato anche delle indiscrezioni sul “dossier Grecia”, che sarà discusso oggi dall’Eurogruppo.
Lo sblocco della nuova tranche di aiuti è dato per scontato. Sul tavolo resta il possibile riscadenziamento dei prestiti, con la concessione di ulteriori due anni di tempo ad Atene, e l’abbassamento degli interessi sugli stessi. Due mosse che dovrebbero rendere più sostenibile il debito per la Grecia, scongiurando una sua uscita dalla moneta unica.
Certo, le divisioni recentemente emerse tra Ue e Fmi su questi temi, non sono incoraggianti, ma gli analisti sono cautamente ottimisti, per lo meno nel breve periodo. Lo sono ad esempio quelli di Credit Suisse, che in un recente report, hanno suggerito ai loro clienti di andare short (cioè al ribasso) sui Bund tedeschi, proprio in vista di positivi sviluppi sulla questione greca.
Sui mercati per il momento è prevalsa comunque una certa prudenza, come dimostra la seduta relativamente “piatta” dei titoli di Stato: lo spread Bund-BTp ha chiuso a 354 punti base con il rendimento del decennale sotto al 4,90%, praticamente invariato rispetto alla chiusura di venerdì.

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