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Borse, nuova ondata di vendite

I listini non trovano pace e inanellano la quinta seduta di ribassi consecutivi in Europa, nella giornata in cui sull’obbligazionario il Bund decennale tedesco è scivolato per la prima volta in territorio negativo. La settimana si preannuncia difficile a causa delle incertezze legate al referendum per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, che si terrà domenica prossima. Anche se la Brexit non è l’unica incognita sui mercati.
La peggiore piazza europea ieri è stata Parigi, che ha perso il 2,2% finale. Male anche Madrid e Londra che hanno ceduto entrambe il 2%, mentre Francoforte ha provato a contenere il calo con un ribasso finale dell’1,4%.
A Piazza Affari il Ftse/Mib ha registrato una flessione del 2,11% a causa soprattutto delle vendite che si sono concentrate sul settore bancario.
Maglie nere del listino sono state il Banco Popolare (-6%), il cui aumento di capitale è in corso, e Banca Popolare di Milano (-5%).
Wall Street guarda più al vertice di politica monetaria in corso della Federal Reserve, che non a quanto succeda da questa parte dell’Oceano. Le indicazioni positive arrivate dal fronte macroeconomico non sono bastate a richiamare gli acquisti sull’azionario.
Le vendite al dettaglio sono cresciute più delle stime e i prezzi all’importazione sono aumentati a un passo doppio rispetto alle previsioni, ma le attese sono per le indicazioni sull’economia americana che arriveranno oggi dal comunicato della Fed e dalla successiva conferenza stampa di Janet Yellen. Un rialzo dei tassi sembra essere escluso nel breve, anche dalle indicazioni che arrivano dai Cme Group Fed funds futures, secondo i quali una revisione al rialzo in luglio ha una probabilità del 23%, in settembre del 37%, in novembre del 38%, mentre in dicembre è stimata al 59 per cento.
Più preoccupanti dei cali dei listini, secondo gli analisti, sono i segnali che arrivano sul fronte della volatilità. L’indice Vix ha registrato un rialzo del 16% venerdì scorso e del 23% lunedì, gli aumenti più marcati dai massimi di agosto. L’indice è arrivato così ai livelli di metà febbraio e potrebbe non fermare la sua corsa. I trader sottolineano che gli investitori più speculativi sono stati presi di sorpresa la scorsa settimana quando i listini a Wall Street non hanno superato nuovi massimi. Questo sta portando molti a ricoprirsi con l’acquisto di opzioni e future, prima della prossima mossa della Fed e di un’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Ue.
I segnali di cautela, in questo momento, arrivano anche dall’allocazione dei portafogli. I trader, secondo un sondaggio realizzato da Bank of America Merrill Lynch, hanno attualmente il 5,7% del loro capitale parcheggiato «fuori dai giochi» in qualche forma cash. Si tratta della percentuale più alta dal novembre del 2001. Allo stesso tempo continua a crescere il prezzo dell’oro, bene rifugio per eccellenza, che viaggia sui massimi.
Sul fronte delle materie prime, risulta, invece, in flessione il prezzo del petrolio, nonostante l’Agenzia internazionale per l’energia, nel bollettino mensile, abbia alzato le stime di crescita della domanda nel 2016 e per la prima volta fornisca un outlook sul 2017 parlando di «consumi sostenuti» nei due anni.
Movimenti anche sui mercati valutari, dove la sterlina continua a soffrire nei confronti del dollaro, toccando i minimi degli ultimi due anni, e arretra anche rispetto allo yen.

Monica D’Ascenzo

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