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Borse, non scherzate con questi numeri

La caduta subita dalle Borse nelle ultime settimane può offrire lo spunto per una ripartenza, in grado di dare slancio a un mini rally di fine anno? È l’auspicio di molti investitori, spaventati da un bilancio provvisorio che vede molti listini in profondo rosso rispetto alle quotazioni di inizio 2018, con Milano a -12,5%, Francoforte e Madrid sotto quota -10%, i mercati emergenti a -16% e la sola Wall Street in territorio positivo, tra i grandi, a più 3,5%.

Rialzo di Halloween? La numerologia gioca a favore: statisticamente si osserva un trend rialzista dopo la fine di ottobre: non a caso viene anche definito rally di Halloween. Una tendenza che trova riscontro nell’ultimo decennio sia per la borsa Usa che per quella europea, al netto dei crolli seguiti al dopo Lehman. Non vale però per Piazza Affari (vedi tabella), di nuovo nell’occhio del ciclone dopo la bocciature europea della Manovra.

Rimane il dubbio: il rally di Halloween va relegato nel campo della superstizione o può essere un’utile indicazione operativa? «Esiste un fattore stagionale positivo sui mercati azionari tra novembre e dicembre — premette Vincenzo Longo, market strategist di IG —. È favorito dalla spinta dei consumi in vista del Natale e da un generale ottimismo degli operatori, che cercano di tirare la volata per massimizzare le performance dell’anno». A cui sono legati, ça va sans dire, anche i bonus.

Poi, però, ci sono i fondamentali, che contano di più. E allora, al di là delle statistiche, conviene chiedersi se ci siano le condizioni per un concreto recupero del marcato. «Sì, siamo nel pieno dello storno da cui potrebbe partire il rally di fine anno — spiega Alessandro Parravicini, gestore del fondo Relative strategy di Swan am —. L’instabilità può durare ancora un po’, fino a fine mese. Ma non trovo nella congiuntura macroeconomica attuale, né nella dinamica degli utili aziendali futuri, una giustificazione fondamentale per un andamento così severo, con ribassi nell’ordine del 10%. Buona parte della negatività è già incorporata nei prezzi. Attendiamo una stabilizzazione della volatilità, per incrementare le posizioni di rischio».

Secondo il manager, i listini europei potrebbero concludere l’anno attorno alla parità, con un guadagno nell’ordine dell’8-10% dalle quotazioni attuali, mentre l’S&P500, prevede Parravicini, potrebbe ritornare ai massimi relativi toccati quest’anno, con un recupero attorno a quattro punti percentuali.

I settori favoriti sono quello tecnologico, spiega il gestore, l’energia, i titoli industriali legati alla difesa e ai trasporti. Potrebbero restare indietro invece, i consumi ciclici, quelli che mostreranno risultati meno brillanti nella stagione delle trimestrali in corso, i finanziari e l’automotive.

In ogni caso, il presunto rally di Halloween dovrà fare i conti con cinque potenziali ostacoli. Cinque numeri «magici», destinati a influenzare il sentiment di mercato e capaci di compromettere il tentativo di rimonta. Da monitorare con attenzione, quindi, per evitare ulteriori scivoloni. Il primo è 3,5%, la soglia incubo dei Treasury. «Se i rendimenti del decennale americano dovessero salire ancora, fino al 3,5% andrebbero a logorare il potenziale rush finale», avverte Longo: la risalita dei tassi sui governativi, infatti, favorisce una rotazione dei portafogli dalle azioni al reddito fisso statunitense.

E l’S&P500? Reduce da tre settimane consecutive di cali, come non accadeva da giugno del 2016, Wall Street potrebbe fallire lo scatto di fine anno e perdere qualche altro punto. In questo caso, spiega Longo, la soglia da tenere d’occhio è a 2.550 punti. «Se l’indice scivolasse al di sotto di questa barriera, dice l’analisi tecnica, si aprirebbe la strada per un’ulteriore caduta del 14%15%».

In casa

Per l’EuroStoxx 50, il listino europeo rappresentativo, calcola Longo, la linea di trincea è posta invece a 3.000 punti, dove convergono tutti i livelli minimi toccati dal 2012 in avanti. L’Europa offre un quadro valutativo più rassicurante ma è qui che si scaricano alcuni dei principali punti di tensione: dagli effetti della guerra commerciale, al duello tra Italia e istituzioni comunitarie sulla manovra finanziaria, fino alla Brexit.

Poi c’è il cambio dollaro/yuan. Da inizio anno la divisa cinese si è svalutata di circa il 6% rispetto al dollaro americano. Shanghai è sprofondata a giugno in una fase di mercato orso. Se il cambio con il dollaro superasse quota 7, alimenterebbe i timori sul rallentamento del colosso asiatico. «Con un possibile impatto negativo non solo sui listini emergenti — avverte Longo — ma anche sui mercati globali».

Barile & Co.Una permanenza duratura delle quotazioni del greggio sopra gli 80 dollari (parliamo del Brent), secondo l’analista di IG, stimola aspettative di un’inflazione più elevata, «pericolosa soprattutto per l’Europa — avverte Longo, perché — potrebbe incoraggiare la Bce ad accelerare il passo verso la risalita dei tassi». Parravicini pare d’accordo, nell’osservare che la minaccia più temibile riguarda il ciclo di politica monetaria. «Un vecchio detto di Wall Street, ormai dimenticato, recita: «Ci sono solo tre cose che contano per la direzione delle azioni: la prima è i tassi d’interesse, la seconda è i tassi d’interesse. E la terza è i tassi d’interesse». Non è una battuta: perché sono la pietra angolare di tutti i modelli utilizzati per stabilire il valore di qualsiasi titolo. «La risalita dei tassi — conclude Parravicini — è il fattore in grado di deviare le attese degli investitori: se l’inflazione salariale dovesse accentuarsi, potrebbe costringere la Fed a un orientamento più aggressivo». Insomma, in un certo senso è meglio che non arrivino notizie troppo positive, nemmeno sul fronte della crescita.

Pieremilio Gadda

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