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Borse nervose su Cipro, in calo lo spread

La situazione di Cipro rischia di scatenare la proverbiale tempesta in un bicchier d’acqua. Questo è il timore che serpeggia sui mercati in attesa delle decisioni di Eurogruppo e governo cipriota. Certo il Pil di Cipro vale appena 17 miliardi di euro e buona parte degli analisti è convinta che un’eventuale uscita del Paese dall’euro avrebbe un impatto finanziario limitato. Ma si tratterebbe comunque di un precedente importante. Specie se tornasse in campo la proposta di prelievo forzoso sui conti correnti avanzata dalla Ue nei giorni scorsi e bocciata dal parlamento cipriota.
Proprio ieri gli analisti di Credit Suisse segnalavano il «rischio di una nuova valutazione dei rischi insiti nel detenere dei depositi presso le banche periferiche» che potrebbe «causare un rinnovato aumento dei flussi di capitale verso i paesi centrali dell’eurozona». C’è poi il fattore geopolitico che costituisce un elemento di criticità notevole. Nella partita infatti gioca la parte del convitato di pietra la Russia, importante partner commerciale (soprattutto in campo energetico) del Vecchio Continente.
Borse deboli
La vicenda insomma è delicata e le sue implicazioni si sono fatte sentire sui mercati. A questo elemento di incertezza poi si sono sommati nuovi timori sulla tenuta dell’economia reale. A marzo infatti l’indice dei responsabili acquisti (Pmi) delle imprese nell’Eurozona è sceso ai minimi da quattro mesi a 46,5 punti. In decisa flessione dai 47,9 punti di febbraio e nettamente peggio dei 47,5 punti stimati dagli analisti. Andamento particolarmente negativo per l’attività industriale nella “locomotiva” tedesca. Nella prima economia europea l’indice manifatturiero è sceso a 48,9. Sotto cioè la quota 50 che fa da spartiacque tra espansione e contrazione del ciclo. Questa combinazione di fattori ha pesato sulle quotazioni dell’euro che ha perso terreno nei confronti delle sue principali controparti. In particolare sul dollaro su cui ha toccato un picco negativo di seduta a 1,2879, vicino ai minimi da 4 mesi. Negativa poi la seduta delle principali Borse europee che hanno chiuso in calo con Parigi (-1,43%), Francoforte (-0,87%), Londra (-0,69%) e Madrid (-0,77%). Ha limitato i danni Piazza Affari (-0,5%) grazie al rialzo del settore bancario (+0,29% il Ftse Italia Banche).
Spread in calo
La buona performance dei titoli del credito a Milano va di pari passo con la seduta positiva dei nostri titoli di Stato. Dopo le tensioni dei giorni scorsi legate alla crisi di Cipro, ieri i BTp hanno “tirato il fiato” anche grazie al buon esito del l’asta della Spagna, che ieri ha collocato 4,5 miliardi di titoli a 2, 5 e 10 anni registrando una solida domanda e rendimenti in calo. Questo ha avuto un effetto positivo su tutti i maggiori titoli periferici. I rendimenti sul BTp decennale, in particolare, sono scesi dal 4,64 al 4,58%. Meno marcata la flessione dello spread sceso da 326 a 322 punti. Questo si spiega con il fatto che anche i Bund tedeschi (il cui tasso è sceso dal l’1,38% al l’1,36%) sono stati acquistati a testimonianza di come il mercato resti prudente in attesa di capire quali sviluppi avrà la crisi di Cipro.
Accordo sul tetto ai bonus
Da registrare infine la notizia rilevante, soprattutto per il settore finanziario, dell’accordo definitivo, raggiunto nella notte tra mercoledì e giovedì, tra Europarlamento e presidenza irlandese della Ue sui bonus bancari nell’ambito della regolazione sui nuovi requisiti di capitale (Crd IV). Questo passaggio segue l’intesa politica raggiunta dai ministri delle finanze europee il 5 marzo, nonostante l’opposizione del Regno Unito. I tetti ai bonus dei manager bancari saranno applicabili dal 2014. I premi non potranno superare il doppio dello stipendio.

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