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Borse mondiali al massimo storico Attesa per il discorso di Powell (Fed)

L’indice Msci World, quello che misura l’andamento delle Borse mondiali, ha toccato ieri il record storico. Non era mai accaduto in epoca Covid. L’ultimo record era di febbraio. È vero che questo traguardo è stato raggiunto in gran parte grazie al contributo delle Borse statunitensi (che costituiscono il 64% dell’indice stesso), ma ugualmente una domanda sorge spontanea: questo record indica che l’incubo del coronavirus sta finendo, oppure che sono le Borse a sognare un po’ troppo? La realtà è che dietro questo rally c’è soprattutto (non solo, bene inteso) la spinta delle politiche monetarie e fiscali ultra-espansive varate da banche centrali e Governi di tutto il mondo. Non è dunque un caso che proprio ieri l’indice delle Borse globali abbia toccato il nuovo massimo storico: gli investitori sperano infatti che oggi, dal simposio di Jackson Hole, il presidente della Federal Reserve annunci che le politiche monetarie ultra-espansive possano continuare ancora a lungo. Il record di ieri, insomma, è stato spinto dall’attesa di qualche nuovo “regalino” monetario. O quantomeno di qualche parola che lasci intendere un “regalino” in arrivo.

L’incontro dei banchieri centrali è tutti gli anni l’evento principale di agosto. Ma questa volta lo è ancora di più, data la situazione delle economie globali. L’attenzione oggi è tutta per il discorso che Jerome Powell, presidente Fed, ha intitolato «Revisione della cornice della politica monetaria». Gli investitori si aspettano, o quantomeno sperano, che Powell oggi lasci intendere l’intenzione di fare qualche “piccola” ma sostanziale modifica proprio alla «cornice» della politica monetaria, per permettere alla Fed di tenerla ultra-espansiva anche qualora l’inflazione salisse e la disoccupazione scendesse velocemente.

La modifica principale auspicata riguarda proprio l’inflazione. Attualmente la Fed ha, come la Bce, l’obiettivo di portare il carovita al 2%. In teoria, raggiunta la soglia la politica dovrebbe diventare meno espansiva. Cosa che fa paura alle Borse. Ma il mercato si aspetta che Powell possa anticipare oggi la decisione di rendere questo criterio in qualche modo più flessibile. Per esempio portando il target al 2% «medio», suggerisce Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte. «Se l’obiettivo di inflazione diventasse il 2% medio – spiega -, significherebbe che la Fed potrebbe tollerare anche qualche fiammata inflattiva oltre la soglia del 2% qualora la media di un certo periodo restasse inferiore». Di tenore simile l’aspettativa di Jack McIntyre, Portfolio Manager di Brandywine Global: «Powell farà capire che la Fed utilizzerà una forward guidance basata sui dati effettivi, dunque la politica monetaria accomodante continuerà anche se l’inflazione dovesse raggiungere la soglia del 2%». Questo è il punto: il mercato vuole sentirsi dire che la “benzina” monetaria, quella che fa correre le Borse, continuerà ad arrivare abbondante anche se l’inflazione dovesse improvvisamente salire. Questo si aspetta oggi da Powell. Questo è ciò che ha sostenuto ieri le Borse.

Il rischio, però, è che le sue parole possano far salire sia le aspettative di inflazione sia i tassi d’interesse sul mercato. Cosa che in realtà sta già succedendo. Le attese sull’inflazione media in un arco temporale decennale sono già aumentate negli Usa al 2,05% (erano all’1,20% a marzo). E i tassi dei titoli di Stato Usa decennali sono già lievitati, negli ultimi due giorni, da 0,66% a 0,71%. Ecco perché il mercato spera che la Fed, nel cambiare la «cornice», vari anche una politica di controllo dei tassi di mercato: solo così la Fed potrà impedire che l’aumento dell’inflazione possa far salire troppo gli interessi di titoli di Stato, bond, mutui e finanziamenti. «Se Powell accennasse oggi all’intenzione di cambiare in qualche modo gli obiettivi di inflazione e disoccupazione, dovrebbe anche annunciare l’altra gamba: una qualche forma di politica di controllo dei tassi», osserva Cesarano. «Non credo lo farà oggi – osserva però McIntyre -. Questo probabilmente avverrà più avanti, se i rendimenti a 10 anni saranno vicini all’1%». Anche perché su questo punto alcuni membri della Fed si sono detti contrari. È per questo che il discorso di Powell è molto incerto.

Nel frattempo le Borse hanno colto l’occasione per salire ancora. Gli indici americani (S&P 500 e Nasdaq) hanno toccato ieri gli ennesimi record storici. Portando al massimo, come detto, anche l’Msci World. Le Borse europee non sono al top, ma ieri sono salite ugualmente: Milano +0,54%, Francoforte +0,97%, Parigi +0,80%, Madrid +0,21%, Londra +0,14%.

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