Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borse, Milano e Madrid le peggiori

Mentre la corsa di Wall Street continua (ieri l’S&P 500 ha toccato il massimo storico di 1.556 punti) le borse europee ieri hanno tirato il fiato chiudendo in lieve calo. Un movimento più che comprensibile, se si considera che per un mese consecutivo lo Stoxx 600 ha realizzato performance settimanali positive. Ieri del resto gli operatori hanno dovuto fare i conti con due elementi di novità non rinfrancanti. C’era da scontare infatti il declassamento dell’Italia operato da Fitch – arrivato venerdì scorso a borse chiuse – e alcuni dati macro provenienti dalla Cina poco entusiasmanti (dal rallentamento dellla produzione industriale, salito del 9,9%, e l’aumento dell’inflazione, che a febbraio é tornata a salire al 3,2% dal 2% di gennaio).
Le flessioni tuttavia non sono stati violente. Lo Stoxx600, al pari di Parigi, ha perso lo 0,1%, Francoforte lo 0,01% mentre Londra, in contro tendenza, è riuscita galleggiare con un +0,31%. La performance più pesante invece è arrivata ancora una volta dalle borse periferiche del Vecchio Continente, come Atene (-2,38%), Madrid e Milano. Se l’Ibex35 in giornata è arretrato dello 0,85%, il Ftse Mib ha ceduto lo 0,69%.
La pressione sull’Italia
Il listino italiano oggi appare tuttavia come il vero “malato” d’Europa. La forte instabilità politica, l’incertezza sulla tenuta del paese sul percorso di riforme avviato nel 2012 e le incognite che pesano sull’attivazione dello scudo Omt allestito da Mario Draghi rappresentano un mix sufficiente a fermare gli investitori ad aumentare le posizioni sul nostro mercato. L’effetto finale è che la borsa italiana, da inizio anno ad oggi, ha messo a segno la performance peggiore d’Europa. Il calo dell’1,22% si confronta contro il +5,1% di Madrid o il +4,76% di Francoforte. Perfino Atene ha fatto meglio di noi: +3,1% è il rialzo dell’indice Atg da gennaio.
Come detto, un motivo di tensione ieri, secondo alcuni operatori, era il declassamento deciso da Fitch. Una mossa che avrebbe penalizzato in particolare il settore bancario, arretrato dell’1,36%, contro il -0,65% registrato a livello dell’Eurozona. Sia chiaro: il taglio di rating da A- a BBB+ non ha effetti immediati, bensì in prospettiva. Almeno fino a quando l’agenzia di rating canadese Dbrs conserverà l’attuale voto sul merito creditizio italiano, le banche italiane non subiranno i cosiddetti haircut (ovvero i ridimensionamenti di valore) sui BTp che presentano alla Bce come garanzia collaterale per ottenere crediti. Secondo le regole di Francoforte, infatti, la Bce prende come metro di valutazione il rating più elevato tra quelli emessi dalle quattro agenzie di rating (Moody’s, S&P, Fitch e Dbrs). Insomma, nulla di grave, almeno per ora. Più che Fitch, dunque, ad aver suggerito un po’ delle vendite sulle banche italiane potrebbe essere stato un report di Mediobanca. L’istituto di Piazzetta Cuccia ha detto che agli istituti italiani servono 21 miliardi di euro per coprire i cosiddetti crediti dubbi. Troppo. Tanto che Mediobanca ha rilanciato l’idea dell’istituzione di una “bad bank” finanziata dall’Esm, con un capitale da 18 miliardi di euro, in cui far confluire sofferenze ed incagli.
Milano, dal crack Lehman perso il 43%
Il downgrade targato Fitch è un’ulteriore spia della fragilità che contrassegna lo scenario politico e le prospettive economiche dell’Italia. I numeri dimostrano del resto che la fiducia degli investitori negli ultimi anni è stata messa molto più duramente alla prova sul nostro paese che non su altri listini, che oggi possono dire di aver superato l’effetto Lehman. Mentre dal settembre 2008, data di avvio dello tsunami finanziario, il Ftse Mib ha perso il 43% del suo valore, qualcosa come quasi 270 miliardi di euro, altre piazze hanno ripreso ampiamente quota. Il Nikkei ieri segnava un progresso dell’1% rispetto allo scoppio della crisi, per non parlare del +24% dell’S&P 500 o il +28% di Francoforte. Il motivo di tale squilibrio? La sovraesposizione del nostro indice (quasi il 30%) ai titoli finanziari, le vere vittime degli ultimi cinque anni di crisi finanziaria.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Intervista ad Alessandro Vandelli. L'uscita dopo 37 anni nel gruppo. I rapporti con gli azionisti Un...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

I gestori si stanno riorganizzando in funzione di una advisory evoluta che copra tutte le problemati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non far pagare alle aziende i contributi dei neo assunti per due anni. È la proposta di Alberto Bom...

Oggi sulla stampa