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Borse, marcia record a Wall Street

L’occupazione americana continua a singhiozzare. Migliora sì, ma non abbastanza. E questa è, paradossalmente, una buona notizia per i mercati oramai assuefatti alla liquidità della Fed. È una buona notizia perchè allontana l’ipotesi di un rallentamento del doping monetario. Ecco perchè anche ieri le borse hanno preso la via dei rialzi, anche se frazionali. In territorio positivo ha chiuso Wall Street, riaggiornando il suo massimo storico. Grazie a un progresso che da inizio anno ha toccato il 23%, la performance dell’S&P 500 è oramai a un soffio dal +23,5% realizzato nel 2009 ed è oramai vicina a diventare la migliore degli ultimi dieci anni: fu infatti nel 2003, sulla scia di un boom delle società dell’hi tech, che l’indice delle 500 migliori società americane salì del 49 per cento. L’entusiasmo (e i record) tuttavia non hanno interessato solo Wall Street. Buoni gli andamenti anche nelle piazze europee. Francoforte si è mossa in ascesa verso livelli record a quota 9mila punti. Al termine delle contrattazioni, infatti, il Dax ha guadagnato lo 0,90%, a quota 8.947,46 punti, segnando un nuovo massimo storico in chiusura. Parigi ha chiuso in rialzo dello 0,43%, Londra dello 0,62%.
Positiva anche la piazza italiana, il cui indice Ftse Mib ha segnato un progresso dello 0,57% a 19.371 punti, la stessa variazione dell’All Share. Proprio sul paniere italiano ieri si è concentrata l’attenzione degli analisti di Nomura. Secondo una nota degli strategist della casa di investimenti, il mercato tricolore – insieme a quello spagnolo – potrebbero offrire «le migliori prospettive» in virtù delle basse valutazioni dei mercati. Il Ftse Mib è in progresso del 19% da inizio anno, l’Ibex 35 del 22,6%.
L’occupazione Usa rallenta
Dopo una mattinata da encefalogramma piatto, Piazza Affari si è risvegliata proprio quando, nel pomeriggio, sono stati pubblicati i dati macro Usa sul mercato del lavoro, dopo due settimane di stop a causa del braccio di ferro sul budget. Nel dettaglio gli ultimi dati indicano come nel mese di settembre siano stati creati appena 148milano nuovi posti di lavoro: molti meno rispetto ai 180.000 previsti. E poco conta che il tasso di disoccupazione sia atterrato a sorpresa al 7,2%, il livello più basso dal novembre del 2008. Ciò che interessa agli operatori è che il tanto temuto “tapering” – la riduzione dell’allentamento quantitativo – si allontana.
L’effetto sugli altri assett
Come in un effetto domino, la notizia ha provocato un autentico sconquasso sui mercati. Le borse azionarie, come detto, hanno preso la via dei rialzi, anche se non clamorosi. Ma ancora più significativo è stato lo scatto dell’euro che ha chiuso quasi a quota 1,38 dollari, al massimo dal febbraio 2012. La moneta europea ieri passava di mano a quota 1,378, dopo aver toccato un massimo intraday di 1,3785 dollari. L’interpretazione rialzista della notizia relativa al mercato del lavoro Usa ha infine premiato anche gli altri asset ritenuti più rischiosi, come i titoli obbligazionari della periferia d’Europa. Lo spread tra BTp e Bund sulla scadenza decennale è sceso a quota 231, attorno ai minimi di seduta, mentre il rendimento del BTp ha rivisto i minimi da giugno, scendendo fino al 4,10 per cento.

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