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Borse, l’incognita ora è la crescita

Per capire se il balzo dei listini a cui si è assistito nella seconda parte dell’anno sarà duraturo, bisognerà tornare a guardare ai fondamentali macroeconomici. Solo se l’economia tornerà a crescere c’è speranza che ritornino a farsi vedere utili societari, che possano ritornare a rendere appetibili le azioni. Così diversi analisti e addetti ai lavori rispondono a chi gli chiede dove andranno i mercati azionari nei prossimi mesi.
È un’opinione derivata soprattutto dalla consapevolezza che il rally di questi ultimi mesi è stato soprattutto determinato dalle mosse delle banche centrali. In primis quelle della Bce, che ha aiutato ha riportare il sereno sul fronte della crisi dei debiti sovrani annunciando, e successivamente deliberando, di dotarsi dell’Omt, acronimo di Outright Monetary Transactions (operazioni di acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà). Una mossa espansiva cui è seguita un’analoga decisione da parte della Fed americana (con il varo di una terza tornata di “Quantitative easing”) e della Bank of Japan, che il mese scorso ha deciso nuovi stimoli monetari.
Sono state queste decisioni, in definitiva, il vero e proprio “market mover” dei mercati in questa seconda parte del 2012. In Europa, tra i principali beneficiari della mossa di Draghi ci sono le Borse di Milano e Madrid. Due listini che hanno hanno sofferto molto nella prima parte dell’anno, penalizzati dalla fortissima tensione sui rispettivi titoli di Stato e che sono “rimbalzati” in maniera consistente da fine luglio ad oggi. Da quando Mario Draghi annunciò di essere «pronto a tutto per salvaguardare l’euro» il Ftse Mib di Piazza Affari ha guadagnato il 21% mentre l’Ibex 35 di Madrid il 24 per cento. Un balzo innescato soprattutto dalla performance dei titoli bancari, il cui andamento è strettamente correlato a quello del debito sovrano. Dai minimi del 24 luglio scorso, quando lo spread Bund-BTp viaggiava a quota 524 punti, ad oggi, con il differenziale che ondeggia sopra e sotto la soglia psicologica dei 300 punti, l’indice Ftse Italia Banks ha guadagnato il 53 per cento. Praticamente il doppio di quanto messo a segno dall’indice settoriale in Europa (+26,8%) che, in questo lasso di tempo, è quello che ha guadagnato di più insieme ad assicurazioni (+21%) e auto (+13,21%), mentre solo gli energetici (-1,56%) e le Telecom (-5,84%) mostrano un saldo negativo da fine luglio.
Nonostante il rally i titoli delle banche italiane restano ancora a sconto. Almeno a guardare il rapporto tra la quotazione di Borsa e il patrimonio netto che, per le banche italiane, è pari a 0,3 volte stando alla banca dati Capital Iq. Un dato inferiore allo 0,5 del 2011 e alla media delle banche europee che viaggia a quota 0.7. Gli analisti sono tuttavia piuttosto prudenti nel prevedere se e quanto a lungo potrà ancora continuare il recupero visto finora dei corsi azionari delle banche. E questo, per ritornare al concetto espresso in apertura, in ragione dell’economia che ancora stenta a crescere e che rischia di aggravare il problema dei crediti deteriorati, vero tallone d’Achille degli istituti di credito italiani (i 4 big ne hanno in bilancio per 166 miliardi di euro).
C’è peraltro chi, come Corrado Caironi, investment strategist di R&CA Ricercaefinanza.it, sottolinea che l’attenuarsi delle tensioni sugli spread potrebbe riservare positive sorprese per l’intero settore finanziario in Europa. «Il progressivo miglioramento della situazione ha ridotto in maniera consistente il costo del rifinanziamento. Se nella fase più acuta della crisi molte banche si rifinanziavano 100 punti base oltre il titolo governativo, oggi viaggiano alla pari. Questo significa un miglioramento del margine di interesse che potrebbe avere effetti positivi sulla redditività del sistema». Nonostante le incognite all’orizzonte sul fronte crescita, tra gli addetti ai lavori non manca chi segnala buone opportunità di investimento. Soprattutto constatando che il rapporto prezzo-utili dei listini in Europa è ancora molto basso rispetto agli Stati Uniti. Il consiglio dei gestori di Pioneer Investments nel loro outlook 2013 da questo punto è quello di puntare su «aziende dai bilanci sani ed esposte al ciclo economico di aree del mondo in crescita, come i Paesi Emergenti».

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