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Borse, l’ansia dei mercati «Un’Europa più integrata»

«L’Italia lavora da sempre per un’Europa solidale e più integrata. Era vero ieri e lo sarà ancora domani» Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan esprime così, in un tweet, la disponibilità del nostro Paese a riprendere il dialogo con il governo d’Atene, dopo l’esito del referendum. Un dialogo — peraltro interrotto dal premier ellenico Alexis Tsipras — che deve ora riprendere, dice il ministro, sulla base delle «regole condivise in Europa» che puntano a garantire il benessere dei Paesi. «Dobbiamo aiutare la Grecia a crescere», aggiunge Padoan spiegando che ciò non sarà possibile senza riforme — quelle chieste finora ad Atene dall’Europa — e investimenti. L’itinerario è ancora tutto da definire e stamane Padoan andrà a Palazzo Chigi per esaminare col premier Matteo Renzi la situazione mentre nel pomeriggio si riunirà in teleconferenza l’Eurogroup Working Group, l’organismo tecnico che istruisce le riunioni dell’Eurogruppo. Intanto però ci sarà da far fronte alla reazione dei mercati. 
Saranno le Borse mondiali, — a partire da quelle asiatiche che si svegliano quando da noi è ancora notte — le prime a pronunciarsi sull’esito del referendum. E sarà — c’è da scommettere — una pronuncia negativa. Il “No” di Atene all’Europa potrebbe infuocare le Borse provocando crolli a ripetizione. Da Shangai ad Hong Kong, da Milano a Francoforte a Wall Street.
«Ci sarà una grande volatilità, esploderà il nervosismo e le tensioni si prolungheranno per l’intera settimana, fino a quando non apparirà chiaro quale sarà la direzione che prenderanno, se la prenderanno, i nuovi negoziati tra la Grecia e l’Europa» dicono gli operatori pronti a vivere, oggi, una giornata di passione. «Dovremo avere tutti i nervi saldi, stando il più possibile fermi e consigliando di fare altrettanto i nostri clienti» dice il presidente dei tesorieri e analisti dell’Assiom-Forex, Giuseppe Attanà. A muoversi, a vendere titoli, saranno comunque soprattutto i fondi speculativi internazionali, scommettendo sul passo falso dell’Europa.
Sul secondario, sul mercato dei titoli di Stato i movimenti potrebbero essere più contenuti. Non perché non ci si aspetti che gli spread prendano il volo, lo faranno. Ma perché a parare i colpi più forti, assicurando se non oggi ma nei prossimi giorni, la calmierazione dei tassi di interesse ci sarà la Bce che, con il suo programma di Quantitative easing , cioè di acquisto massiccio dei titoli pubblici, può governare i prezzi dei titoli, Btp decennali in testa.
Gli esperti non temono un nuovo attacco coordinato contro l’euro, come è stato a cavallo tra il 2011 e il 2012 che aveva avuto proprio l’Italia come primo obiettivo. Temono però che ad animare le speculazioni degli investitori internazionali sia la difficoltà dell’Europa a consolidare — a causa dell’esplosione della crisi greca — i fragili segni di ripresa.
Una preoccupazione che ha ben chiara anche Padoan che guarda ai segnali dell’economia reale e che non crede al rischio di contagio sui mercati. «L’Italia non corre pericoli specifici», continua a ripetere, forte della maggiore sostenibilità del debito italiano raggiunta proprio in questi ultimi mesi: alla fine di giugno il Tesoro con le sue emissioni aveva già raccolto il 63% del programma del 2015 pari a 420 miliardi. E lo aveva fatto ad un costo medio bassissimo, mai visto prima, lo 0,74%. A fine dicembre 2014 era dell’1,35% e 5 anni prima,allo scadere del 2011 quando l’Italia si era trovata ad un passo dal default, era del 3,61%.

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