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Borse, la fiammata nel finale frena il crollo

Alta volatilità e fuga dal rischio. I mercati restano in balìa del flusso di notizie contrastato che trapela da variegati e contradditori sondaggi sul Brexit. Man mano che il referendum – in cui i cittadini britannici saranno chiamati a votare sulla permanenza del Regno Unito all’interno dell’Unione europea – si avvicina aumenta anche il nervosismo degli investitori in assenza di chiari segnali.
L’ultimo sondaggio commissionato dal quotidiano Evening Standard indica un 53% per il “leave” e un 47% per il “remain”. Sondaggio che però stride con le percentuali pagate dalla agenzie di scommesse che pagano 2,5 volte chi punta sul Brexit e 1,5 volte chi punta sul “remain”. In ogni caso la regola dei mercati è più semplice di quello che possa sembrare: quando non c’è luce molti investitori preferiscono stare alla larga. Ed è per questo che ieri è andata in scena un’altra giornata all’insegna del “flight to quality”, della fuga del rischio semplice e pura.
L’oro è balzato a 1.317 dollari l’oncia mettendo a segno un rialzo di quasi due punti percentuali e posizionandosi sui massimi da agosto 2014. Il rendimento del Bund a 10 anni è sceso intraday a -0,03%, minimo di tutti i tempi, fancedo impennare lo spread con il BTp fino a 157 (per poi rientrare a 151). Forti acquisti anche sul franco svizzero (è finito sottozero addirittura il titolo a 30 anni) e sulle altre valute rifugio: dollaro e yen. L’euro ha perso il 2,8% nei confronti della divisa nipponica (rafforzata dalla decisione nella notte della Banca del Giappone di non avviare altre manovre espansive). Per l’euro è stato il peggior giorno dal 2010. In forte ribasso anche nei confronti del dollaro con il cambio che nel coro della giornata è arrivata a quota 1,13 rispetto a 1,14 di partenza.
E per le Borse europeo è stata un’altra giornata di sofferenza con il settore bancario sotto pressione. L’indice delle banche europee ha perso ieri l’1,3%, il 9% in una settimana e il 27% da inizio anno e il 40% nell’ultimo anno solare. Quello italiano ha perso il 12% nell’ultima settimana e il 47% da inizio anno. L’ipotesi Brexit sembra spaventare al momento più le banche che non la stessa Gran Bretagna (il cui Gilt è ai minimi storico, protetto dalla capacità sovrana di interno della Bank of England). Secondo molti operatori, infatti, in caso di Brexit la BoE, e poi a ruota la Bce, dovranno intensificare le manovre espansive. E questo porterà a ridurre ulteriormente i tassi e, di conseguenza, i margini sull’attività tradizionale del settore bancario, già messa a dura da questa prolungata fase di tassi bassi (quando non negativi).
A questo proposito ieri l’agenzia Nikkei riportava che le banche centrali stanno valutando iniezioni di liquidità di emergenza in dollari sui mercati finanziari in caso di Brexit. L’iniziativa ha come obiettivo quello di assicurare al dollaro nel caso in cui la sterlina affondi con un voto favorevole all’uscita della Gran Bretagna dall’Ue.
A causa delle tensioni inglesi le Borse europee – zavorrate in particolare dal settore bancario – stanno soffrendo da due settimane abbondanti. Il Ftse Mib di Piazza Affari ieri è arrivato a cedere il 2,4% rischiando di perdere nuovamente (come era già accaduto a febbraio) la soglia dei 16mila punti. Nel finale – al pari degli altri listini – le perdite sono state limate allo 0,98%. Francoforte ha ceduto lo 0,59% e in media le Borse europee hanno ceduto lo 0,39%. Londra ha perso ancora meno (-0,27%) in una giornata in cui la sterlina ha retto l’onda d’urto dell’ulteriore pressione ribassista che seguirebbe in caso di Brexit (secondo Goldman Sachs questa eventualità porterebbe il pound a perdere un ulteriore 11%).
Il recupero dei listini è seguito temporalmente – così come il rallentamento delle vendite sulla sterlina – alla tragica notizia che ha riguardata Jo Cox, 41enne deputata laburista contraria alla Brexit, rimasta inizialmente ferita (e poi deceduta in ospedale) dopo un’aggressione mentre stava incontrando gli elettori in vista del referendum di giovedì prossimo. In segno di rispetto per quanto accaduto i due schieramenti opposti nel referendum hanno annunciato la sospensione per la giornata di oggi delle rispettive campagne. La sospensione è stata annunciata su Twitter dal movimento “Stronger in Europe”, mentre ad annunciare lo stop alle attività elettorali di oggi per il campo del «leave» è stato l’ex sindaco di Londra Boris Johnson, sempre su Twitter. Vista dal lato dei mercati – che ovviamente sono cinici – questa notizia potrebbe rafforzare il fronte del “remain”. E questo spiegherebbe (almeno in parte) perché nel finale una parte dell’avversione al rischio sull’azionario è rientrata.

Vito Lops

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