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Borse incerte a prezzi di saldo

di Guido Plutino

Il mercato azionario europeo è a metà del guado. Gli investitori sono incerti sulla riva più vicina, e di conseguenza sulla direzione da seguire. Da una parte, pesa la possibilità che alla fase di rallentamento dell'economia avviatasi a giugno segua prima una stagnazione, poi una recessione vera e propria. Dall'altra, si diffonde la consapevolezza che l'eccesso di prudenza può far perdere un'opportunità forse irripetibile. In queste settimane un ingresso nei listini – selettivo e graduale – avverrebbe infatti a prezzi interessanti, mentre nel buio della congiuntura non mancano timidi sprazzi di luce. Qualche coraggioso lo sta già facendo. «Il dilemma – spiegano però Michael Hewson (analista) e Ric Spooner (chief market analyst) di Cmc Markets – è se convenga focalizzarsi sui nodi irrisolti della crisi del debito europeo, oppure cominciare a scontare il fatto che i dati macroeconomici più recenti sono in miglioramento, manifestando come i risvolti negativi della crisi potrebbero rivelarsi meno incisivi di quanto ci si aspetti».

In teoria, in questo periodo l'Europa è il mercato migliore per chi ha risorse da investire nell'equity, paradossalmente perché ha perso più degli altri incorporando nei prezzi l'ipotesi di una breve recessione durante il 2012. La pratica mostra però una situazione diversa, nella quale il pericolo di ulteriori involuzioni è quanto mai incombente e segnalato da più fonti (nei giorni scorsi il governatore della Bce Trichet è tornato a lanciare l'allarme sulla necessità di una rapida ricapitalizzazione delle banche). Anche nei recenti rimbalzi dei listini, che pure hanno risvegliato molte speranze con la loro vivacità, c'è un segnale di diffidenza da non ignorare: i volumi di scambio spesso sottili. «Nel breve termine i titoli potrebbero scendere ulteriormente», precisa infatti Paul Casson, gestore del fondo Henderson Horizon Pan European Alpha. Che però aggiunge subito: «Se ora ci troviamo davanti a occasioni di acquisto a prezzi interessanti, questo contesto non durerà per sempre. Paura e negatività stanno crescendo fino al punto in cui le buone notizie vengono ignorate. I tassi di interesse sono bassi e tali rimarranno. Le società sono sane e le valutazioni molto più compresse rispetto a prima dell'ultima flessione».

Le azioni europee, insomma, restano un piatto per stomaci forti. Ma su quali settori sta tornando l'attenzione? A Piazza Affari le preferenze vanno ai difensivi, con l'energia in prima fila. Il "fattore D", il dividendo, è quello che attrae: ricchezza e costanza del payout, in periodi come questi, diventano centrali. E negli altri listini? «Attualmente – risponde ancora Casson – i mercati europei sono caratterizzati da una netta distinzione tra società finanziarie e non-finanziarie. Crediamo che le problematiche del settore finanziario rendano troppo rischiosi eventuali investimenti in quest'area. Ma nel resto del mercato identifichiamo diverse opportunità interessanti». Queste vengono individuate in tre settori: healthcare, telecomunicazioni ed energia, e in genere lontano dai Paesi più deboli anche se, nella scelta degli impieghi, Henderson segue un approccio bottom-up e non geografico. Gli investimenti principali sono in Gran Bretagna, Francia e Olanda. «Per le nostre posizioni lunghe – conclude Casson – scegliamo società con un robusto modello di business, forte generazione di cash flow e quotazioni attraenti: Saipem è un buon esempio di ciò che cerchiamo. Un altro titolo che ci piace è Fresenius, conglomerata attiva in diversi settori dell'healthcare».

Più prudente, infine, la posizione di Edmond de Rothschild Asset Management, che ha alleggerito le posizioni azionarie negli Usa, in attesa di farlo anche in Europa sfruttando eventuali rimbalzi. «Questo – spiegano dalla sede di Parigi – perché ci aspettiamo che la lunghezza della crisi e specialmente l'incertezza avranno un impatto prolungato sulle strategie delle aziende e sui comportamenti dei consumatori».
 

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