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Borse in volo, spread sotto quota 230

L’incubo del default degli Stati Uniti sembra essere scacciato e gli uffici pubblici, dopo 16 giorni di chiusura, si preparano alla riapertura. Ottime notizie per i mercati finanziari. E poco importa se l’intesa raggiunta al Congresso sia il solito calcio alla lattina che sposta al 7 febbraio la scadenza sul debito e al 15 gennaio quella sulla spesa pubblica. Per i mercati quello che conta è che l’esito più traumatico della partita fiscale, sempre che anche la Camera a maggioranza repubblicana dia il suo ok, sia stato archiviato. Il minimo sindacale insomma è meglio di nulla e la reazione, sia sull’azionario che sull’obbligazionario, è quindi ampiamente positiva. Di questo scampato pericolo peraltro beneficia indirettamente l’Italia. Le prime indiscrezioni sull’intesa infatti innescano una corsa degli asset più rischiosi (come i nostri BTp) che fa scendere lo spread sotto fino a un minimo di seduta a 229 punti come non avveniva da luglio del 2011. Un movimento che ha avuto immediato riflesso sulla Borsa di Milano che ha chiuso con un balzo dell’1,45% sull’indice Ftse Mib. Performance che le vale la palma di miglior piazza europea.
La reazione dei mercati
La notizia dello sblocco della partita fiscale negli Stati Uniti viene comunicata ufficialmente dal capogruppo democratico al Senato Harry Reid poco dopo le 18 ma le indiscrezioni stampa su una possibile intesa iniziano a circolare quando i mercati europei sono ancora aperti. Osservando il grafico intraday dell’indice Stoxx 600, che monitora l’andamento dei maggiori listini europei, si può vedere chiaramente una decisa inversione di rotta intorno alle 16. Proprio in quei minuti le agenzie riferiscono le prime voci non ufficiali secondo cui il capogruppo repubblicano al Senato ha accettato la proposta democratica sull’innalzamento del debito.
L’indice Stoxx 600, che fino a quel momento viaggiava in ribasso, si impenna passando in territorio positivo mentre, sul mercato obbligazionario, si assiste a un deciso calo dei rendimenti dei titoli di Stato dei Paesi periferici. Alle 16,19 il tasso del BTp decennale tocca il suo minimo di giornata intorno al 4,23 per cento. Parallelamente il mercato inizia a vendere Bund tedeschi con l’effetto di far risalire il tasso fino all’1,194 per cento. Il differenziale di rendimento si porta così a 229 punti, salvo poi risalire attestandosi a quota 231 in chiusura di giornata. Il movimento dello spread ha l’effetto di far risalire le quotazioni di Piazza Affari che archivia la seduta con un rialzo dell’1,45% per l’indice Ftse Mib. Nella seduta di ieri il miglior titolo è Mediaset (+6,75%) ma il sostegno più rilevante, perché rilevante è il peso sulla capitalizzazione, arriva dal comparto bancario che guadagna oltre il 2 per cento.
Dollaro volatile
La notizia dello sblocco delle trattative sulla partita fiscale negli Usa provoca una netta correzione di rotta sul dollaro e titoli di Stato americani. Il cross euro-dollaro, che intorno alle 14 viaggiava oltre 13560, cambia direzione sulla scia dei rumor sull’intesa in Senato arrivando a toccare un minimo di seduta a quota 1,3473. Sul fronte obbligazionario sono soprattutto i tassi a brevissimo termine che registrano forti scostamenti al ribasso. Si prenda per esempio il Tbill a un mese, che in queste settimane aveva sofferto una pesante ondata di vendite, perché potenzialmente più esposto al rischio default. Ieri il suo rendimento, dopo un balzo che lo porta fino allo 0,45%, inverte bruscamente rotta dopo le 16, e scende fino allo 0,17% con una flessione del 62% registrata nel giro di qualche ora. I tassi scendono anche sulle scadenze più lunghe mentre a Wall Street tutti i principali indici mettono a segno rialzi superiori al punto percentuale.

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