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Borse in volata con le banche centrali

Ancora una volta a dettare la linea ai mercati ieri è stata la Banca centrale americana. L’approccio «paziente» della Federal Reserve nel decidere quando rialzare i tassi di interesse ha spinto gli operatori a scommettere su una svolta monetaria solo a partire da giugno. Come dire: altri 6 mesi di denaro a costo zero.
E’ uno scenario che piace alle Borse, ieri tutte in rialzo, compresa Piazza Affari (+2,65%), con i titoli bancari in forte salita, perché è arrivata a mercati già chiusi la notizia (attesa) che Standard & Poor’s ha tagliato i rating delle banche italiane, a partire da Unicredit, Intesa Sanpaolo e Mediobanca, da BBB a BBB-, con outlook che passa da negativo a stabile, in linea con il recente declassamento del debito sovrano italiano. Lo Stand alone credit profile (Sacp) è rimasto stabile a BBB, quindi più alto di quello della Repubblica, per Intesa e Mediobanca, mentre per Unicredit è stato abbassato a BBB-.
Alla corsa dei mercati europei ha contribuito anche la convinzione che la Bce all’inizio dell’anno prossimo, forse già a fine gennaio, avvierà un massiccio programma di acquisto di titoli di Stato nella zona euro, come ha dato praticamente per scontato il membro del comitato esecutivo, Benoit Coeuré, in un’intervista. Oltre al miglioramento della fiducia in Germania, misurata dall’indice Ifo, che a dicembre è salito da 104,7 a 105,5 punti. Se l’economia tedesca non si ferma, è una buona notizia per l’intera l’Europa. Così a fine giornata è stata festa per tutti: Londra +2,04%; Francoforte +2,79%; Parigi +3,35%; Madrid +3,4%. A Mosca, dopo il crollo dei giorni scorsi, l’indice Rts è salito del 6,5%, galvanizzato dalle parole del presidente russo Vladimir Putin e dall’inversione di tendenza del prezzo del petrolio, sebbene di breve durata, visto che a listini quasi chiusi è tornato a scendere, con il brent di nuovo intorno a quota 60 dollari al barile, mentre il Wti cadeva sotto i 56 dollari.
Le prossime mosse di politica monetaria sui due lati dell’Oceano hanno avuto conseguenze anche sul mercato dei cambi: l’euro ha continuato a indebolirsi nei confronti del dollaro, chiudendo sotto quota 1,23. Un valore che aiuta l’economia dell’eurozona a ripartire.
Mentre il rendimento del Btp ha toccato un nuovo minimo storico, a quota 1,93%, e lo spread tra il decennale italiano e l’analogo Bund tedesco ha chiuso a 135 punti, dai 139 punti del giorno prima.
E’ servito l’intervento di un’altra banca centrale, la Banca Nazionale svizzera, che ha annunciato l’intenzione di introdurre tassi negativi, per spingere il franco ai minimo da due anni sul dollaro e al livello più basso degli ultimi due mesi sulla moneta comune. L’ennesima dimostrazione del ruolo determinante dei banchieri centrali del nostro tempo.
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