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Borse in vantaggio su obbligazioni e metalli preziosi

Ora che giugno è alle spalle si possono tirare le somme di questa prima metà del 2013. I temi che emergono con forza sono molti, e non tutti incoraggianti. La notizia migliore viene dagli Usa, dove la Borsa ha archiviato con un +12,6% (indice S&P 500) il miglior primo semestre dal 1998. Altrettanto clamorosa, ma in negativo, la performance dell’oro e dell’argento, che hanno invece lasciato sul terreno rispettivamente il 26,3% e il 35,3% circa. Epocale anche la fuga dai bond: secondo i dati pubblicati da Epfr Global, nella penultima settimana di giugno la fuoriuscita dai fondi obbligazionari ha toccato il record settimanale da quando esiste la serie storica, ovvero dall’agosto 2001. I deflussi dai fondi obbligazionari hanno toccato i 23,3 miliardi di dollari. C’è poi la crisi dell’Unione europea, che continua a mordere feroce e un’Europa debole rende problematica la crescita globale, impedisce in particolare alla Cina di mantenere un tasso di crescita elevato e di funzionare quindi da volàno per tutta l’area asiatica. E a proposito di paesi emergenti, i primi sei mesi hanno portato al crollo di molte certezze, basti pensare alle tensioni sociali non solo in Cina, ma anche in Brasile. Viste le scelte premianti nei primi sei mesi sono state scommettere sulla Borsa Usa e fuggire invece da bond, materie prime (in particolare i metalli preziosi) e obbligazioni governative. Ma sarà così anche nel prossimo semestre?
L’S&P 500 statunitense ha iniziato una fase di correzione dopo aver toccato a fine maggio un massimo (storico) a 1.687,18 punti, ma per il momento i prezzi si mantengono ancora lontani dai primi supporti critici, quelli offerti a 1.490 punti dalla media mobile a 52 settimane e dalla trend line rialzista disegnata dai minimi dell’ottobre 2012. Solo la violazione di quei livelli farebbe temere l’avvio di un ribasso rilevante, che in ogni caso non sarebbe da considerare una vera e propria inversione di trend rispetto a quello crescente di lungo termine avviatosi con i minimi del marzo 2009, se non a seguito della violazione di area 1.350. La tenuta di 1.490 e la rottura di area 1.700 fornirebbero nuovi segnali di forza validi anche per il medio-lungo periodo, mettendo l’indice in condizione di raggiungere i successivi obiettivi dei 2.100 punti circa. Per il momento non esistono quindi motivi per dubitare del proseguimento dell’uptrend della Borsa Usa.
Anche il trend dello Stoxx 600, riferimento per il mercato europeo, sembra destinato a mantenersi al rialzo, protetto dalla media mobile a 200 giorni che ne sta sostenendo i prezzi da luglio 2012: tutte le principali flessioni dell’ultimo anno si sono infatti appoggiate su questo importante riferimento grafico, che attualmente transita in area 285 punti. I prezzi, a inizio marzo, hanno superato i massimi di febbraio 2011 a 292 punti circa, confermando l’intenzione di voler dare un seguito all’uptrend attivo dai minimi di marzo 2009, che potrebbe puntare ora ai 345-350 punti. Solo sotto area 285 vi sarebbe il rischio di cali, che comunque potrebbero limitarsi a testare a 270 la trend line che sale dai minimi di settembre 2012. Anche se lo studio grafico dello Stoxx 600 lascia ampi margini di spazio a un’evoluzione rialzista, questo non significa che la Borsa europea sia da preferire a quella americana.
Nel caso della Borsa di Hong Kong, invece, il prossimo futuro potrebbe portare dei cambiamenti rispetto al trend visto nei primi sei mesi, che hanno visto le quotazioni dell’indice Hang Seng scendere dai massimi di inizio febbraio a 23.945 punti circa ai 19.426 di fine giugno. L’Hang Seng si è appoggiato con i minimi del 25 giugno sulla base del canale rialzista che contiene l’andamento dei prezzi dai record negativi del marzo 2009, supporto ora in transito a 19.450 punti. Il ribasso intrapreso dai massimi di inizio anno si è avviato dal test della linea mediana dello stesso canale, attualmente in transito a 24.600 punti, ed è quello l’obiettivo al quale l’indice potrebbe tendere in caso di rottura a 22.000 circa della media mobile a 200 giorni. Discese al di sotto di area 19.450 potrebbero invece anticipare nuovi cali, almeno fino a 17.350 circa, altro supporto critico dal quale si potrebbero realizzare nuovi tentativi di rimbalzo.
Anche l’indice della Borsa brasiliana, il Bovespa, dopo mesi di debolezza potrebbe ora tentare un cambiamento di rotta. L’indice dei titoli più liquidi della Borsa di San Paolo è sceso con i minimi del 3 luglio a 44.552 punti in prossimità di un sopporto rilevante che per il momento ne ha contenuto il ribasso. Recuperi oltre i 51.000 punti, introdotti dal superamento di area 48.000, fornirebbero un segnale di probabile ritorno in prossimità della media mobile a 100 giorni, in transito a 54.500 circa. Discese al di sotto di area 44.500-45.000 farebbero invece ritenere probabile il proseguimento della fase calante almeno fino a 38.800 punti.
Il quadro che si delinea in base alle tendenze dei primi sei mesi mostra come nei prossimi sei sia lecito attendersi il proseguimento della fase positiva per le Borse, con quelle dei paesi emergenti che potrebbero raccogliere il testimone da Usa ed Europa avendo davanti maggiori margini di guadagno dopo le recenti incertezze, mentre bond e materie prime, anche se destinati a probabili rimbalzi, rischiano nel medio termine di confermarsi cedenti.

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