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Borse in tensione, ma senza effetto-Cina

In una giornata apparentemente blanda, come quella di ieri, si ricavano invece due forti messaggi provando a leggere tra le righe dei mercati finanziari. Per la prima volta da due mesi a questa parte le Borse europee si sono staccate da quelle asiatiche. Il listino di Shenzen ha perso il 6,6%, quello di Shanghai il 2,6% ma i listini europei hanno risposto senza danni(indice Eurostoxx 50 a +0,02%) sostenuti dal buon dato sulla produzione industriale a luglio dell’area euro, aumentata dello 0,6% su base mensile (su attese a +0,3%) e dell’1,9% a livello annuale . Allo stesso tempo i listini cinesi hanno sofferto ancora proprio il calo della produzione industriale ad agosto, confermato nel week end. «Non è così male come molti pensano, anche se la Cina sta effettivamente rallentando. Ci sarà un periodo di calma in Europa, al contrario che in Cina dove i mercati restano volatili» commenta Joe Rundle, di Etx Capital.
L’altro forte messaggio è che il passaggio finale dell’euro sopra 1,13 dollari – a poche ore dall’atteso annuncio sui tassi della Federal Reserve che si pronuncerà giovedì alle 20 ora italiana – indica che ormai le probabilità di una stretta negli Usa sono ridotte al lumicino. O, come dire, susciterebbero una forte sorpresa tra gli operatori. Secondo il mercato dei derivati, le possibilità che la Fed alzi i tassi il 17 settembre di 25 punti base (portando quindi il costo del denaro allo 0,5%) non superano il 25%. L’ipotesi che la stretta avvenga a dicembre è un testa a testa: 42,1% (status quo), 42,6% (rialzo).
Non male quindi per una giornata caratterizzata da bassi volumi e da un ulteriore passetto in avanti della volatilità verso la normalizzazione (l’indice Vix che ad agosto aveva superato quota 55, come ai tempi del fallimento di Lehman Brothers, ieri a 23 punti).
Piazza Affari (la migliore Borsa occidentale da inizio anno) ha vestito però la maglia nera. Il Ftse Mib ha ceduto lo 0,96% penalizzato dal ritracciamento dei titoli petroliferi e dalle vendite su Telecom Italia (-2,6%) bocciata da un report di Nomura, al pari del settore della telefonia europeo anche dopo la mancata fusione tra le attività in Danimarca di TeliaSonera e Telenor (operazione frenata dalla commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager).
I titoli petroliferi hanno sofferto le nuove stime dell’Opec, l’Organizzazione dei principali Paesi esportatori, ha abbassato le stime di aumento della produzione nel 2016, complice il rallentamento dell’area dei Paesi emergenti.
Tra le Borse europee, si è difeso il listino di Francoforte che ha chiuso in guadagno dello 0,08%. Sono almeno tre i motivi di questo andamento divergente per il listino Dax 30: 1) negli ultimi due mesi è la Borsa europea che ha sofferto di più, perché quella economicamente più correlata al rallentamento della Cina; 2) risente ancora dell’influsso positivo degli ultimi dati macro che hanno evidenziato a luglio un surplus commerciale record, pari a 103 miliardi di euro; 3) acquisti sui bancari e in particolare Deutsche Bank su indiscrezioni relative a un imminente e corposo piano di 23mila licenziamenti.
La fase di assestamento che coinvolge le Borse europee si riflette anche sul mercato obbligazionario, poco mosso sotto l’ombrello del quantitative easing della Banca centrale europea che da marzo sta acquistando titoli di Stato dell’Eurozona (esclusi quelli della Grecia) sul mercato secondario, consentendo alle banche europee di incamerare plusvalenze e di avere in mano nuova liquidità da “girare” (questo è l’obiettivo) all’economia reale sotto forma di prestiti a imprese e famiglie. Lo spread BTp-Bund ha chiuso in area 120 punti, con il rendimento del BTp decennale all’1,85%, 28 punti base in meno rispetto a quello di rispettivi titoli spagnoli. Da inizio anno Roma ha “dato” più di 60 punti a Madrid. Un credito di fiducia dai mercati che nei prossimi mesi dovrà essere ripagato con la crescita.

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