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Borse in tensione, cadono le banche

La speculazione all’attacco di Eurolandia. Ieri sui titoli di Stato, e nelle Borse, è stata vissuta un’altra giornata al “cardiopalmo”. Certo, alla fine i listini europei hanno comunque chiuso sopra la parità: Francoforte (+0,33%), Parigi (+0,14%) e Madrid (+0,09%) si sono tutte salvate. Solamente Piazza Affari, confermando l’impostazione dell’intera seduta, ha perso lo 0,7%.
E, certo, lo spread BTp-Bund ha addirittura archiviato la giornata in leggero ribasso a 471,8 punti base (erano 473 lunedì). Mentre quello di Madrid è sì salito ma di poco: dai 521 basis point di inizio settimana ai 522,8 di ieri.
Tuttavia, questi numeri raccontano solo una parte della storia. Un racconto dove la speculazione, forte dell’incredibile inattività dell’Unione europea, ha giocato un ruolo fondamentale.
Speculazione e Madrid
La riprova? Basta guardare cosa è accaduto poco dopo le 15. Ebbene, sfruttando i timori sul debito dei Paesi periferici amplificato dal downgrade di 18 banche iberiche da parte di Fitch, i ribassisti hanno venduto i governativi italiani e spagnoli. Una mossa che, utilizzando soprattutto i future, ha spinto al rialzo i rendimenti: quello del BTp, in un’ora, è andato oltre il 6,28% (490 lo spread); lo yield del Bonos, invece, ha raggiunto il 6,81%, cioè il record da quando esiste l’euro. Di fronte a questa impennata, non solo Piazza Affari e la Borsa sono crollati, ma tutti i listini europei hanno compiuto un balzo all’ingiù. E con loro Wall Street. Milano è arrivata a perdere il 2%; Madrid oltre l’1%. La stessa Francoforte è andata in rosso. Poi, verso le 16, sono partite le ri-coperture per incassare la plusvalenza e alle 17 i rendimenti e gli spread erano rientrati in un’orbita più «sensata».
La paura sopra Berlino
Già, più sensata. A ben vedere, ieri, il differenziale (un totem con troppa importanza mediatica) si è mosso poco perché, udite udite, il mercato ha venduto i Bund tedeschi. Il rendimento dell’immarcescibile titolo teutonico, infatti, ha chiuso in rialzo a quota 1,42%. Può obiettarsi: sempre ben poca cosa, rispetto allo yield del BTp (ieri a 6,17% contro il 6,03% di lunedì) o del Bonos spagnolo (6,72% a fronte del 6,51% di due giorni fa). E tuttavia, il segnale mandato dal mercato rimane. Anche perché, vale la pena ricordare, gli stessi Credit default swap su Berlino sono in continua crescita: solamente a fine maggio le polizze anti-default quotavano attorno a 99 dollari; adesso si trovano oltre quota 107. Insomma gli operatori, evidentemente, non danno per scontato che la strategia della cancelliera Angela Merkel sia vincente per la Germania. L’austerity a tutti i costi, con il «nein» a qualsiasi ipotesi di socializzazione del debito Ue, potrebbe creare grandi difficoltà agli stessi tedeschi.
Il calo delle banche
Ieri, comunque, in difficoltà ci sono stati gli istituti di credito. A ben vedere, a livello paneuropeo, le banche non hanno sofferto: il settore dello Stoxx 600 ha, infatti, guadagnato lo 0,23%. Analizzando, però, i comparti sui singoli listini, la situazione cambia. Alla Borsa di Parigi le società del credito hanno chiuso in calo dello 0,55% (-2,8% per Crédit Agricole). Bollino rosso poi, oltre alle banche spagnole (-0,28%), anche per quelle tedesche, nonostante il rialzo del Dax: Commerzbank, ad esempio, ha ceduto l’1,39% mentre Deutsche Bank ha lasciato sul parterre lo 0,97%. «Il segnale – era ieri il leit motiv degli operatori – di come, per l’appunto, il rischio contagio della Grecia, e della Spagna, possa coinvolgere lo stesso sistema creditizio della locomotiva d’Europa». Al di là della Germania, comunque, il calo maggiore dei titoli finanziari è stato messo a segno in quel di Piazza Affari: qui il Ftse Italia bank ha perso il 3,6%. Un tonfo, inevitabilmente «letale» per l’intero indice, che ha visto molte società prese a sassate dalla speculazione ribassista: da Mps(-5,88%) a UniCredit (-3,95%) fino a Intesa (-3,73%). Ribassi importati, insomma, tanto che alcuni investitori hanno auspicato il ritorno al divieto di short-selling su questi titoli.
L’Ue batta un colpo
Una sorta di richiesta della disperazione, a fronte «dell’inattività – dice Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia – della politica. La situazione sta arrivando al punto di non ritorno: l’Ue deve dare la risposta definitiva sull’euro. Bisogna arrivare agli eurobond», altrimenti chi gioca contro la moneta unica «potrebbe averla vinta». Tra questi, inutile negarlo, molti hedge fund statunitensi. Quegli stessi operatori che ieri, sulla scia delle parole della Fed di Chicago, hanno spinto all’insù l’S&P500 (+1,1%). Il motivo? La speranza di un nuovo allentamento quantitativo. Nuova liquidità che serve a loro ma non a risolvere i problemi strutturali. Il tema, infatti, resta il debito del Vecchio continente. Oggi, con l’asta di BoT, si avrà l’ennesimo passaggio su questa ormai stretta strada.

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