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Borse in rosso, spread a 359 punti

di Morya Longo e Fabio Pavesi

Il 23 marzo 2011 il tema più dibattuto a Piazza Affari era la scalata francese alla Parmalat. Di BTp o di spread in Italia non parlava nessuno. Siamo tornati a quel giorno: ieri il rendimento dei BTp biennali è infatti sceso al 2,77%, livello che non toccava proprio dal 23 marzo 2011. Lo spread tra BTp e Bund decennali ieri ha invece chiuso a 359 punti base: livello minimo da ottobre. È questo il segnale più importante arrivato ieri, come nelle ultime settimane, dai mercati finanziari: l'allarme BTp, almeno sui numeri, è in buona parte rientrato. A comprare i BTp, secondo i dati Bce sono state in parte le banche italiane, che a gennaio hanno aumentato di 28 miliardi l'ammontare di titoli di Stato in bilancio. Se i rendimenti sono scesi così tanto, proprio a gennaio, è dunque in parte merito loro. E proprio questo suggerisce cautela: se questi acquisti "patriottici" regalano un sollievo alle casse dello Stato (e alle stesse banche), dall'altro aumentano la già forte esposizione degli istituti di credito nazionali sul loro Paese. Diminuisce lo spread, ma aumentano i rischi.
Banche e BTp
Che gli acquisti effettuati dalle banche abbiano avuto un effetto importante sui mercati è fuori dubbio. Da agosto a novembre, gli istituti italiani hanno ridotto i titoli di Stato in bilancio di 20 miliardi, arrivando alla fine di quel mese a detenere "appena" 247 miliardi di euro di titoli di Stato: minimo dal maggio precedente. Nello stesso tempo lo spread tra BTp e Bund è salito, fino a toccare il record di 575 punti base il 9 novembre. Stesso discorso per le banche spagnole, che da agosto a novembre hanno ridotto i titoli in bilancio di quasi 9 miliardi. Ovvio che le vendite di quei mesi sono arrivate in larghissima parte dall'estero, ma le banche nazionali sono state nel trend.
A dicembre e gennaio, in concomitanza con il maxi-finanziamento all'1% della Bce, è cambiato tutto. Le banche spagnole hanno iniziato a comprare massicciamente i titoli di Stato nazionali: in due mesi ne hanno acquistati per oltre 50 miliardi. Quelle italiane hanno cominciato solo a gennaio. E questo ritardo si vede, ancora una volta, nell'andamento dello spread: quello spagnolo ha iniziato a calare prima, quello italiano è sceso dopo.
Acquisti futuri?
Resta da vedere quanto spazio ci sia per ulteriori incrementi dei portafogli delle banche. «In Italia hanno minore capacità di assorbimento rispetto agli istituti spagnoli», osserva Silvio Peruzzo, economista di Rbs. Concorda Francesco Garzarelli, co-head mercati globali di Barclays: «C'è anche un problema di concentrazione del rischio. L'esposizione delle banche italiane verso il proprio Paese è infatti tra le maggiori in Europa».
Eppure, sfruttando il nuovo finanziamento agevolato che la Bce realizzerà domani, secondo molti osservatori le banche italiane hanno ancora spazio per comprare BTp. Lo sostengono per esempio gli analisti di Equita Sim, secondo i quali solo i primi otto istituti quotati italiani potrebbero in teoria aggiungere altri 60,8 miliardi di BTp al loro portafoglio. Con un impatto positivo dell'1,8% sui margini e del 6,6% sugli utili. Una nuova incetta di titoli governativi porterebbe il sistema a detenere oltre 260 miliardi di titoli, il 14% dell'intero debito pubblico. Troppo? Dipende dai punti di vista. Per i due big del credito Intesa e UniCredit il rischio è stemperato dalla breve durata dei BTp: la metà dei titoli scade entro settembre 2012. Il rischio di perdite è quindi solo teorico.
Si rimprovera alle banche di fare trading anzichè prestare soldi all'economia. Vero, ma c'è un ma. Quegli utili da carry trade sui BTp serviranno di fatto solo a compensare la caduta degli utili attesa sul fronte della svalutazione delle sofferenze sui crediti. Il vero punto dolente del sistema bancario del Paese.
La seduta di ieri
A parte il lieve calo dei rendimenti dei BTp, e le positive aste di BoT, la giornata sui mercati ieri è stata grigia. La delusione sull'esito interlocutorio del G20, che nel weekend non ha trovato alcun accordo sul potenziamento del Fondo monetario internazionale, ha infatti pesato sulle Borse. Quelle europee hanno chiuso tutte in calo, con Milano (-1,09%) che si è distinta come peggiore. Negative anche Parigi (-0,74%), Londra (-0,33%) e Francoforte (-0,22%). Piatta, invece, Wall Street: +0,14%.

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