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Borse in rosso in attesa delle mosse Fed

Quello di inizio settimana è stato solo un rimbalzo tecnico da ipervenduto. La conferma è arrivata ieri quando le Borse europee hanno accusato nuovi cali confermando di navigare all’interno di un trend ribassista, partito a inizio dicembre. Piazza Affari – che da mesi ci ha abituato ad essere spesso la protagonista, nel bene o nel male alternando maglie rosa a maglie nere – ha accusato il peggior ribasso in Europa. Il Ftse Mib ha chiuso la seduta in calo dell’1,63%, sui minimi di seduta. Segue la Borsa di Parigi (-1,24%). Passivi inferiori al punto percentuale per gli altri listini in una giornata contrastata anche per Wall Street.
A Milano vendite generalizzate. Forte calo per Mps (-3,5%) che ha chiuso vicino ai minimi di tutti i tempi. L’aumento di capitale da 3 miliardi in vista rende vulnerabile il titolo. Male anche Intesa Sanpaolo (-2,55%), UniCredit (-2,28%), Telecom Italia (-1,15%). Prese di beneficio su Moncler che chiude il secondo giorno di negoziazioni con un calo del 5,5% dopo che lunedì aveva guadagnato oltre il 46%, superando in capitalizzazioni molti big, rispetto al prezzo di collocamento a 10,20 euro ad azione, guadagnandosi anche il plauso del Financial Times che ha definito il collocamento dell’azienda di Ruffini come il «miglior debutto del 2013». Al netto delle singole storie la giornata di ieri indica che gli investitori sono profondamente incerti sulle decisioni che potrà prendere oggi il Fomc (il comitato operativo della Federal Reserve) sul tapering (l’atteso avvio del piano di riduzione degli stimoli monetari che dal 2009 ininterrottamente la Banca centrale degli Stati Uniti inietta sul mercato). La maggior parte degli analisti interpellati da Reuters ritiene che il piano partirà a marzo ma cresce nel frattempo il numero di coloro che si aspettano una sorpresa a gennaio oppure già questa sera. A spingere verso un mantenimento dello status quo gioca però il dato sull’inflazione diffuso ieri (rimasto invariato a novembre). Il dilemma sul tapering è il market mover dell’anno. Ed è per questo che è passato pressoché inosservato il rialzo oltre le attese dell’indice Zew, che misura la fiducia degli investitori tedeschi sulla base delle aspettative per i prossimi sei mesi, volato a dicembre a 62 punti da 54,6 punti di novembre, ai massimi da aprile 2006.
Quanto al mercato sovrano lo spread BTp-Bund ha chiuso a 221 punti con i tassi dei titoli decennali italiani al 4,04%, quattro punti base in meno del corrispettivo spagnolo. Madrid ha collocato titoli a 3 e 9 mesi – ormai quella di puntare più sulle scadenze a breve termine è una prassi per il Tesoro iberico – che hanno evidenziato un netto rialzo dei tassi allo 0,841% dallo 0,662% sulla scadenza a nove mesi e in salita allo 0,631% dallo 0,405% su quella trimestrale. Rendimenti in ogni caso decisamente inferiori rispetto a quello chiesto da Atene che ha collocato bond trimestrali per 1,3 miliardi al tasso del 3,9%. Intanto l’agenzia di rating Standard and Poor’s – che la scorsa settimana ha confermato il rating «BBB» all’Italia ma con outlook negativo – ha indicato che per il 2014 i tagli dei rating sovrani saranno più probabili rispetto alle promozioni. Per Moritz Kraemer, responsabile rating di S&P, le previsioni «non sembrano suggerire un miglioramento generale ma piuttosto una graduale stabilizzazione ad un livello leggermente inferiore, con una nascente convergenza globale sui rating a breve termine».
Sul mercato valutario euro in lieve flessione ma comunque sopra la soglia di 1,37 dollari. Se arriverà il «tapering di Natale» la divisa unica è destinata a perdere quota.

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