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Borse in rialzo: volano le banche

di Luca Davi

La massa di liquidità della Banca centrale europea si sta dirigendo verso i debiti dei paesi periferici, raffreddandone i rendimenti. Gli sforzi per evitare il contagio da debito in Eurozona procedono. Gli investitori internazionali appaiono sempre più vicini a un accordo sulla svalutazione del debito greco. In un contesto generale che sembra fatto apposta per ristabilire un po' di fiducia tra gli operatori, dopo mesi di ansia da crack dell'euro, sui mercati si rafforza l'appetito per il rischio. Gli effetti sono quelli visti ieri: sale la domanda dei titoli periferici, sale l'euro (da 1,28 1,30 sul dollaro) e salgono i listini azionari che, grazie al boom delle banche, tornano ai massimi da agosto. A beneficiarne maggiormente è proprio l'Italia, il Paese che ha perso più terreno nei mesi scorsi. L'indice di Piazza Affari Ftse Mib ha chiuso la seduta in rialzo dell'1,76%, mentre l'All Share ha guadagnato l'1,92%. Parigi ha guadagnato lo 0,51%, Francoforte lo 0,5%, Londra lo 0,94%. Piatta la borsa americana: l'S&P 500 è salito dello 0,05%.
Il balzo delle banche
Tutti i maggiori indici europei ieri si sono mossi quasi all'unisono in rialzo a partire dalla prima mattinata. Il motivo? Una notizia, in particolare: secondo l'Ft, Francia e Germania avrebbero concordato di chiedere un allentamento delle regole di Basilea 3 per evitare un restringimento del credito alle imprese. A poco è servito che qualche ora dopo il ministro delle Finanze tedesco, Wolfang Schäuble, smentisse il tutto: l'ondata di acquisti sulle banche, e in particolare quelle italiane, era partita e pure con forza.
A fine seduta, il comparto bancario italiano ha messo a segno un rialzo del 6,75% mentre quello dell'Eurozona è salito del 3,85%. Un balzo, quello italiano, innescato soprattutto da due titoli: UniCredit (+10,4%) e Mps (+14%). Entrambi, dopo aver accusato ribassi rispettivamente del 77% e 70% nell'ultimo anno, stanno registrando importanti acquisti. Mps, in particolare, starebbe beneficiando delle ipotesi che l'Eba, a fine mese, potrebbe rivedere al ribasso i coefficienti di svalutazione dei titoli di Stato in portafoglio, alla luce del miglioramento delle condizioni di mercato. Titoli che Mps detiene in abbondanza. L'entusiasmo degli acquisti, tuttavia, ha contagiato tutti gli altri bancari, da Intesa Sanpaolo (ieri +5,4%) a Banco Popolare (+3,05%) a Ubi (+5,9%).
Le mosse degli operatori
Ben lungi dall'essere normalizzata, la situazione del mercato azionario italiano appare comunque in netto miglioramento. Perché? Sebbene vada messo in conto che i recenti rialzi siano in parte semplici ricoperture, accompagnate da (meno robusti) acquisti reali (ieri si segnalavano interventi da parte di fondi di investimento americani), va detto che agli occhi degli investitori il rischio Italia si sta riducendo. Lo dimostra il continuo calo dello spread tra BTp e Bund (ieri a 413 punti sulla scadenza decennale) ma soprattutto l'irripidimento della curva dei rendimenti. Il mercato obbligazionario, complice il supporto della Bce, non sconta più un eventuale fallimento dell'Italia. Gli investitori sono quindi spinti a investire su titoli azionari (banche in primis) che oggi risultano sottovalutati, essendo stati puniti nei mesi scorsi da vendite pesantissime.
La ricostituzione delle posizioni sull'Italia è ovviamente un percorso lungo, ma può contare sul supporto di alcuni elementi incoraggianti, il primo dei quali è l'avvio di un piano di riforme strutturali di lungo periodo. Agli operatori tutto ciò però non basta: non a caso ieri l'euforia in Borsa è montata sulle voci di un possibile raddoppio (da 500 a mille miliardi) della potenza di fuoco dell'Esm, il fondo permanente che entrerà in funzione da luglio sostituendo l' Efsf (che attualmente presta ai paesi sotto salvataggio). La stessa direttrice dell'Fmi, Christine Lagarde, si è spesa chiedendo un «aumento sostanziale delle risorse effettive disponibili» per l'Esm.
L'altro motivo di fiducia risiede infine nel buon funzionamento dell'Ltro, l'operazione di rifinanziamento di lungo termine della Bce. L'Eurotower, da una parte, sta riducendo gli acquisti diretti di bond governativi (la scorsa settimana la Bce ha comperato sul mercato secondario titoli di stato per 2,243 miliardi, in netto ribasso rispetto ai 3,766 miliardi di euro della settimana precedente, quando l'istituto aveva acquistato il livello più elevato di bond governativi delle ultime sei settimane), dall'altro ha concesso liquidità alle banche a tre anni a basso costo (1%). Così facendo, sta lentamente scongelando il mercato interbancario e ridando fiato alle quotazioni dei titoli di Stato italiani e spagnoli, che dagli stessi istituti vengono ricomprati a basso prezzo. La prossima asta dell'Ltro, attesa per fine febbraio, sarà un importante test per capire se questo recente rally azionario sia destinato a durare.

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