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Borse in rialzo, volano le banche

I nodi politici ed economici sono ancora tutti da sciogliere. L’Italia resta senza un governo e, nonostante le trattative tra i partiti sull’elezione del nuovo capo dello Stato, lo stallo resta. Sul fronte economico poi la situazione resta drammatica. A marzo – stima Confindustria – la produzione è scesa dello 0,2%. C’è poi debito pubblico: proprio ieri il Tesoro ha stimato che nel 2013 si sfonderà la soglia record del 130% sul Pil. Come se non bastasse la Commissione Ue ha lanciato un nuovo allarme sul rischio di contagio economico finanziario della crisi italiana al resto della zona euro.
Ieri tuttavia i mercati hanno scelto di ignorare i campanelli d’allarme. Lo dimostra l’andamento positivo dell’asta di titoli italiani di ieri e il deciso calo di rendimenti e spread sui titoli dei Paesi periferici (vedi articolo a pagina 5). La propensione al rischio sui mercati obbligazionari si è accompagnata al rally dei listini periferici (Milano +3,19% Madrid +3,35%) che hanno trainato tutte le principali Borse europee: l’indice Stoxx 600 ha guadagnato il 2,56% con il maggior balzo giornaliero da tre mesi a questa parte. La performance di Piazza Affari è stata particolarmente brillante soprattutto alla luce del balzo di banche e assicurazioni, settori che a livello europeo hanno guadagnato rispettivamente il 3,54 e il 2,75 per cento. Inevitabile quindi che, un listino a forte trazione finanziaria come Milano, sia tra quelli che hanno corso di più guidato, tra l’altro, da Banca Mps (+14,73%) e Banco Popolare (+9,68%) due tra i titoli hanno sofferto di più da inizio anno. Lo stesso copione si è visto a Madrid dove, tra più acquistati, figurano Fomento de Construcciones (+8,29%) e Banco Sabadell (+6,7%), titoli che mostrano un saldo in profondo rosso da inizio anno.
Banche e assicurazioni, come ricordato, sono stati tra i comparti più acquistati ieri in Borsa. Ma anche di auto e costruzioni, settori fortemente influenzati dall’andamento del ciclo economico, hanno corso molto. Il pretesto lo hanno offerto i dati sulla bilancia commerciale cinese che, a marzo, hanno mostrato un inatteso aumento del 14% a marzo, segnale positivo per la ripresa in Europa. Questo dato, insieme al traino di Wall Street ai massimi storici sull’indice S&P 500, ha messo il turbo alle Borse europee.
Ma per spiegare la corsa dei listini, più che il pretesto, è più utile capire qual è stata la benzina l’ha alimentata. Il carburante (che sui mercati si chiama liquidità) non arriva infatti né dalla Cina, né dagli Stati Uniti ma dal Giappone dove la Banca centrale, la scorsa settimana, ha messo in atto misure espansive senza precedenti che hanno fatto perdere terreno a uno yen già fortemente svalutato (in meno di una settimana ha perso oltre il 6% sul dollaro e più dell’8% sull’euro). Per controbilanciare questa perdita di valore, gli investitori giapponesi hanno riversato un’immensa quantità di denaro su asset denominati in valuta estera. A partire da quelli più svalutati. Come i titoli di Stato di Italia e Spagna, reduci da un forte scivolone, e i listini di Milano e Madrid.

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