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Borse in rialzo, ma resta la cautela

Le Borse europee plaudono all’accordo annunciato poco prima dell’apertura dei mercati e chiudono la seduta con un buon rialzo, mettendosi alle spalle due lunedì consecutivi di forti ribasso (il primo a seguito dell’annuncio del referendum in Grecia, il secondo dopo la vittoria del fronte del «no» alla stessa consultazione popolare). Le previsioni della vigilia erano per un nuovo lunedì nero. Ma invece la notte di Bruxelles ha partorito il topolino di un accordo, a quanto pare durissimo per Atene, molto più duro rispetto alla prima proposta europea rigettata dal premier greco Alexis Tsipras. Un accordo che quindi, tecnicamente, va contro il parere popolare espresso nel referendum. Nell’accordo infatti non si parla di ristrutturazione del debito, un tema su cui Tsipras ha insistito molto prima di ricorrere al voto popolare. 
Ma agli investitori queste dinamiche non interessano. Nella fredda razionalità dei mercati ciò che conta è una visione per il futuro. E in questo futuro, a quanto pare non ci sarà il Grexit, lo scenario peggiore per il mondo finanziario. Scenario che fino a pochi giorni fa era considerato il più probabile dagli investitori. Il gestore Bill Gross – che quest’anno con le due sentenze di andare al ribasso sul Bund e sul mercato cinese si è rivelato un perfetto cecchino finanziario – aveva pronosticato le probabilità del Grexit al 70-80%. A quanto pare in questo caso non ci ha preso. Così, nel rialzo messo a segno ieri dai listini europei (con Piazza Affari che ha guadagnato l’1%, Francoforte l’1,49% e Parigi l’1,94%) c’è soprattutto il tema della irreversibilità dell’euro che (almeno per il momento) resta salda.
Il rialzo però non è stato roboante. Perché la cautela è d’obbligo: la partita non può dirsi del tutto conclusa. Entro mercoledì Atene dovrà mettere nero su bianco una serie di riforme (da pensioni a Iva) che in casi normali alcuni governi impiegano anni per portare a termine. Non è di conseguenza sicuro che la maggioranza di governo regga e, quindi, non è da escludere l’ipotesi che Tsipras cada e che si vada a nuove elezioni. Siamo certo al secondo tempo di una partita lunghissima ed estenuante, ma non può dirsi ancora finita. Anche l’agenzia di rating Fitch ha sottolineato che «sfide notevoli nel breve e lungo termine restano per la tenuta creditizia» della nazione ellenica.
L’unica novità di ieri è, comunque, che i mercati ora sono convinti che non ci sarà un Grexit, neppure temporaneo (come azzardato dal ministro delle Finanze tedesco Wolgang Schauble nel week end). Le banche elleniche restano chiuse. Atene dovrà conquistare agli occhi dei creditori in poche ore una dose di fiducia tale da poter restare a galla nell’Eurozona. Piazza Affari in particolare ha corso meno degli altri listini: ma non bisogna dimenticare che nelle tre precedenti sedute è stata la migliore Borsa d’Europa mettendo a segno un recupero del 9%. Includendo pure il rialzo di ieri (quindi il quarto consecutivo) il listino milanese resta ancora un po’ indietro (1,5 punti percentuali) rispetto ai livelli di un mese fa, quando aveva per la prima volta scommesso sull’accordo in Grecia. Certo, di mezzo c’è ancora un forte velo di incertezza che arriva da Atene e c’è stata la turbolenza sul mercato cinese che però sta dando segnali di recupero a suon di misure dopanti del governo e della banca centrale. Dopo aver perso il 40% in tre settimane con il rialzo di ieri (+2,9%) la Borsa cinese è risalito del 20% in una settimana. In ogni caso, è un po’ come essere sulle montagne russe. Quindi è presto per dire che sui mercati asiatici sia tornata una sana normalità.
Nelle prossime giornate scopriremo anche qualcosa in più sulle strategie di politica monetaria della Federal Reserve (si riunisce il direttivo domani) e della Bce (riunione giovedì). Anche per questo motivo, tornando a puntare su un imminente rialzo dei tassi negli Usa, ieri l’euro – nel giorno in cui ha recuperato la sua aura di irreversibilità – ha perso terreno scivolando a 1,10 dollari.

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