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Borse in rialzo, faro sulla Bce

In una sola giornata, quella di ieri: la Spagna ha chiesto aiuto all’Europa per sostenere le proprie banche; la “solida” locomotiva tedesca ha visto calare oltre le attese gli ordinativi delle sue imprese; dal vertice del G7, nonostante le importanti rassicurazioni, non è emersa nessuna risposta concreta ai problemi dell’Eurozona. Ecco: notizie così negative, in una qualsiasi seduta delle scorse settimane, avrebbero causato vendite a pioggia sui mercati. E invece ieri la reazione degli operatori è stata composta, per non dire contraria. Tanto che gli indici azionari hanno chiuso quasi tutti in territorio positivo: Milano è salita dello 0,63%, Madrid dell0 0,45%. Bene Wall Street (+0,57% l’S&P 500). Ancora più tonica Parigi, in miglioramento dell’1,07%. Negativa invece Francoforte, che in linea con il calo del giorno precedente – provocato dalle vendite sui titoli industriali – ha lasciato sul terreno lo 0,15%, complice forse anche l’annuncio che il governo starebbe elaborando un progetto pilota sulla tassazione dei mercati finanziari.
Insomma: le notizie sono cattive e gli investitori acquistano. Come si spiega questo paradosso? Le motivazioni sono due. La prima, di tipo soprattutto tecnico, ha a che vedere con le ricoperture legate al meeting della Bce previsto per oggi. Difficile che il presidente dell’Eurotower abbassi i tassi di riferimento dall’1% allo 0,75%, dando quindi spazio ai rialzisti. Ma nel dubbio che qualche altra mossa possa essere annunciata – un nuovo Ltro o altre misure straordinarie di immissione di liquidità – gli operatori si pongono “lunghi” (in acquisto) così da non rimanere tagliati fuori da eventuali rimbalzi. «Questo accade quando la view del mercato è tendenzialmente positiva – spiega un operatore – altrimenti accade il contrario: si sta corti (ovvero al ribasso, ndr) per non essere schiacciati dalle vendite».
Il secondo motivo è legato più alla visione di medio periodo dei mercati. La convinzione che si sta diffondendo è che si è accesa una luce in fondo al tunnel della crisi dell’Eurozona. Lo si capisce dal fatto che le diplomazie europee lavorano a un piano di salvataggio della moneta unica da presentare nel corso dell’atteso consiglio Ue del 28-29 giugno. E lo si deduce dal fatto che anche la “rigida” Berlino ha riconosciuto l’urgenza di un sistema di controllo sulle banche europee. Il messaggio finale, per i mercati, è che gli stessi policy maker stanno lavorando per avere “più Europa”, e non “meno Europa”. Sia chiaro: le preoccupazioni legate al Vecchio Continente rimangono tutte, viste le incertezze che pesano sulla Spagna e Grecia. Ma dopo settimane di pesanti ribassi, c’è quasi la voglia di credere che il bandolo della matassa della crisi sia un po’ più vicino. Il calo di tensione è dimostrato ad esempio dalla flessione degli spread sui periferici: la forbice tra BTp e Bund ieri si è ridotta da 446 a 441 punti base, con il decennale a quota 5,64%. Quello dei Bonos è sceso fino a sfiorare i 500 punti. Sia chiaro: le incertezze sullo sfondo permangono, soprattutto sul fronte economico. Nel mese di maggio, l’indice Pmi dei servizi, che misura il livello di attività economica dell’omonimo settore dell’Eurozona, é leggermente peggiorato, a 46,7 da 46,9 punti di aprile. Meglio delle attese degli analisti, che si aspettavano una flessione più marcata, a 45,9 punti. Ma pur sempre un dato pesantemente al di sotto dei 50 punti, soglia che divide l’espansione economica dalla recessione.
Qualche notizia più positiva arriva dagli Stati Uniti, il cui settore dei servizi a maggio ha segnato una crescita superiore alle attese nel mese di maggio (53,7 punti dai 53,5 di aprile). Ma a colpire è la frenata degli ordini dell’industria in Germania, che ad aprile sono diminuiti del l’1,9%, quasi il doppio rispetto al -1% degli analisti. In questo scenario, il fatto che la Spagna – nelle parole del ministro spagnolo del Bilancio, Cristobal Montoro – faccia fatica a finanziare il suo debito a causa degli alti interessi è quasi una “non notizia”, per i mercati. Difficile però credere che rimarrà tale se nelle prossime settimane la soluzione alla crisi non verrà davvero trovata.

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