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Borse in rialzo, BoT ancora «sottozero»

È?mancato il faro di Wall Street (chiusa per il giorno del ringraziamento, mentre oggi resta aperta metà giornata per il “Black Friday”) sui mercati europei, che hanno mandato in porto una giornata nel segno degli acquisti, seppur con volumi ridotti (20-25% in meno rispetto alla media degli ultimi 10 giorni).
Le Borse europee sono tornate a concentrarsi sul consiglio direttivo della Banca centrale in programma il 3 dicembre. Una cosa è certa: se il governatore Mario Draghi non annuncerà nulla mantenendo lo status quo del «Qe», i mercati non potrebbero prenderla molto bene. In queste ultime sedute – nonostante l’escalation della lotta al terrorismo – i principali indici europei si sono riportati sui livelli di metà agosto vedendo non lontane le soglie di fine luglio quando la Cina non aveva ancora annunciato la svalutazione a sorpresa dello yuan innescando una profonda ondata di vendite.
È?quindi chiaro che con i recenti rialzi – anche ieri Piazza Affari ha guadagnato l’1,04%, Parigi l’1,08% e Francoforte l’1,35% – caricano di aspettative le decisioni che la Bce annuncerà giovedì prossimo. I mercati scontano ormai un potenziamento del «Qe», ma non è del tutto chiaro in quali modalità e con quali entità questo possa avvenire. La Bce, infatti, potrà agire su quattro fronti per fornire un’altra spinta espansiva all’economia dell’Eurozona. A cominciare dal tasso sui depositi (che attualmente è fissato a -0,2% e difatti costringe le banche a pagare una tassa per parcheggiare la liquidità nel conto della Bce). Secondo gli analisti di UniCredit potrebbe essere ridotto di 10-15 punti base, quindi potenzialmente essere portato anche a -0,35%. C’è poi chi, come Holger Schmieding della banca tedesca Berenberg, non esclude un taglio di altri 20 punti base e quindi un tasso sui depositi a -0,4%. Del resto l’andamento sempre più “glaciale” dei bond dell’Eurozona va in questa direzione. Ieri i titoli tedeschi a 3 mesi hanno aggiornato il minimo storico a -0,42% mentre i BoT a sei mesi venduti in asta dal Tesoro (per un controvalore di 5,5 miliardi) sono stati fissati al nuovo minimo storico (-0,11%) a fronte di una domanda che, nonostante il tasso sotto zero, è stata quasi il doppio (1,79) dell’offerta.
L’altra leva nelle mani della Bce è un eventuale aumento della scadenza del piano. Gli analisti ipotizzano che possa essere esteso da settembre 2016 a marzo 2017 (quindi sei mesi in più). Se così fosse, e se la Bce azionasse anche la terza arma del suo arsenale, ovvero aumentasse l’importo degli acquisti mensili (dagli attuali 60 miliardi a 75 come prevede UniCredit) vorrebbe dire che l’istituto di Francoforte metterebbe sul piatto altri 450-500 miliardi di euro. Gli investitori si chiedono poi se amplierà il basket dei titoli che acquista per favorire tecnicamente un aumento della liquidità: titoli di Stato, covered bond e quali altri asset? Tra i rumor non si esclude un ampliamento ai municipal bond mentre resta improbabile l’aggiunta dei corporate bond. Nel frattempo sono arrivati confortanti dati sull’aumento della massa monetaria M1 nell’Eurozona (somma dei depositi a vista di famiglie e imprese). A ottobre è aumentata dell’11,8% su base annua, segnando la crescita più alta da gennaio 2010. Questo dato potrebbe voler dire due cose: 1) che non è vero che il «Qe» non stia funzionando; 2) e che, pur funzionando, non chiude le porte a un «Qe2». Scenario che piace ai mercati europei che ora stanno anche piacevolmente facendo i conti con un euro/dollaro (1,06) non lontano dai minimi dell’anno (1,04).

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