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Borse in recupero, volatilità sulle banche

Anche i più scettici dovranno ricredersi dopo quanto visto nell’ultima seduta di Borsa: per quanto tecnicamente forzata, la correlazione tra petrolio e Borse c’è. Non è sempre stato così, ma quest’anno è una delle più importanti regole seguite dagli algoritmi finanziari che governano oggi oltre la metà degli scambi finanziari globali.
I listini azionari si avviavano a una seduta in ribasso. Ma hanno invertito la rotta nel pomeriggio dopo l’impennata improvvisa del petrolio (con il Brent del Mare di Londra e il Wti texano quotato a New York che hanno messo a segno rialzi superiori al 5%). Impennata che ha trovato la sua logica nella pubblicazione del dato sulle scorte di greggio negli Usa: la settimana scorsa sono scese a 4,9 milioni di barili. Un dato nettamente al di sotto delle attese che invece erano focalizzate su un aumento di 3,2 milioni.
Le Borse europee hanno così trovato lo spunto decisivo per mandare in pensione una giornata contrastata e ad alta volatilità. A fine seduta il Ftse Mib di Piazza Affari ha archiviato un progresso dello 0,77%, in linea con quanto visto sugli altri mercati (indice Eurostoxx 50 a +0,66%). Sul listino milanese si sono mosse in ordine sparso le banche: in recupero Banca Mps (+2,7%). Rialzo superiore al punto percentuale per UniCredit e Intesa Sanpaolo. Mentre hanno sofferto nuovamente Banco popolare (-3,3% con nuovo minimo storico), Bpm (-1,3%) e Ubi (-1,2%). Sul comparto continuano a pesare le incertezze legate agli aumenti di capitali in vista e alla valutazione (quanto e quando) delle sofferenze in bilancio.
Ma il settore protagonista ieri sui mercati è stato il farmaceutico. È saltata la fusione da 160 miliardi di dollari fra l’americana Pfizer e l’irlandese Allergan. Pfizer ha rinunciato dopo il giro di vite del dipartimento del Tesoro Usa sulle operazioni trans-frontaliere fatte con l’obiettivo di spostare la residenza fiscale fuori dagli Usa (le cosiddette inversioni fiscali) per godere di aliquote più basse. E questo ha dato il via a nuove speculazioni su altre possibili manovre sul comparto. L’indice di settore in Europa è salito del 2,3%. In evidenza la francese Sanofi che ha guadagnato il 3,4%, l’italiana Recordati è salita dell’1,1%.
Sul mercato obbligazionario sono arrivate prese di beneficio sul Bund tedesco dopo il rally delle ultime giornate che lo aveva riportato a 0,08%, a ridosso del minimo storico (0,07%) toccato un anno fa. Il decennale ha chiuso a 0,12%. Ma lo spread con il BTp è rimasto invariato a 117 punti perché nel frattempo è stato venduto anche il BTp (per la quinta giornata di fila).
Quanto alle valute, l’euro si è rafforzato nuovamente in area 1,14 dollari. Ma è stato, più che altro, il dollaro a indebolirsi nei confronti delle principali valute nel giorno in cui sono state pubblicate le minute relative all’ultima riunione della Federal Reserve, quella di metà marzo in cui il governatore Janet Yellen ha rimarcato un atteggiamento estremamente prudente sui prossimi rialzi dei tassi, confermando quindi una politica monetaria espansiva nonostante le prospettive di inflazione (oltre il 2%) e il tasso di disoccupazione negli Usa (5%) potrebbero aprire la porta a una normalizzazione dei tassi.
Dalle minute è emerso che la banca centrale degli Stati Uniti ha discusso un aumento dei tassi di interesse in aprile e sarebbe risultata divisa fra i contrari e i favorevoli a una stretta. Secondo il mercato dei future, in questo momento gli investitori escludono quasi categoricamente questa ipotesi scontando con il 95,6% delle probabilità il mantenimento dei tassi attuali anche ad aprile. Le probabilità che prevalga lo status quo anche a giugno scendono (ma restano sempre molto alte) al 77%. Questo non tanto per fattori interni, ma per i venti contrari che soffiano all’estero. Nei verbali della Fed viene indicato che gli «sviluppi economici e finanziari all’estero restano un rischio». Segnale che ormai – con un’economia sempre più globalizzata e interconnessa – è diventato molto complicato orientare la politica monetaria solo sull’andamento della propria economia.

Vito Lops

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