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Borse in recupero su Usa e Grecia

Il giudizio vero dei mercati sull’esito del nuovo presidente degli Stati Uniti arriverà oggi, alla riapertura dei listini asiatici prima ed europei poi. Ma la forte incertezza che fino a ieri ha pesato sulla preferenza degli americani tra Obama e Romney non ha impedito alle borse di virare in positivo, sia in Europa come negli Stati Uniti. Quasi come se gli operatori volessero anticipare un rialzo post-elettorale. A fine giornata Milano, la migliore d’Europa, è salita dello 0,9%, seguita a ruota da Parigi (+0,87%), Londra (+0,79%), Francoforte (+0,7%) e Madrid (+0,24%). Bene è andata anche negli Stati Uniti, dove l’S&P 500 ha chiuso la seduta in progresso dello 0,79% e il Nasdaq ha guadagnato lo 0,41%.
Il rialzo di Wall Street tuttavia è stato anomalo. I listini d’Oltreoceano hanno infatti registrato un balzo attorno alle 11.30 (ora di New York), poco dopo la chiusura dei mercati europei. È stato allora che i contratti futures E-mini, basati sul paniere dell’S&P 500, sono saliti in maniera violenta. Il balzo, spiegavano ieri alcuni analisti, è stato causato molto probabilmente da un unico grande ordine legato alle attese dei risultati elettorali (si veda articolo a lato). Ma l’ondata di acquisti ha trascinato con sè anche i futures del petrolio e dell’oro, che infatti hanno chiuso in rialzo.
Se la si guarda dal punto di vista dei settori, tuttavia, i progressi in Usa hanno riguardato soprattutto i titoli energetici, industriali e delle materie prime. In Europa, invece, sono finiti nei portafogli titoli bancari e assicurativi, che nella seduta precedente erano stati invece colpiti dalle vendite. Al netto dell’ordine “pesante” di Wall Street, l’umore degli operatori è sembrato comunque indirizzato verso il sereno. «Ieri c’era la diffusa convinzione che le elezioni americane avrebbero sancito un chiaro vincitore e che così sarebbe stata rimossa la maggiore fonte di incertezza degli ultimi giorni», spiegava uno dei principali gestori azionari italiani. Pur in quadro di volumi sottili, gli investitori hanno scelto di aumentare le posizioni sull’azionario sottraendole al mercato obbligazionario, come conferma del resto il calo dei prezzi dei Treasury e il coincidente rialzo dei rendimenti.
Il voto negli Stati Uniti non è stato tuttavia l’unico tema della giornata. La Grecia rimane pur sempre in cima alla lista dei pensieri degli operatori. E ieri le notizie arrivate da questo fronte sono apparse confortanti. Da Van Rompuy a Juncker, tutti i policy maker europei hanno espresso parole di fiducia sul fatto che lunedì prossimo, in occasione dell’Eurogruppo, arrivi l’ok alla nuova tranche di aiuti da 31,5 miliardi al paese ellenico. Lo stesso commissario agli Affari economici e monetari Olli Rehn si è detto «ottimista» rispetto a questa ipotesi. E ha aggiunto anche che non si esclude un piano di riacquisto del debito ellenico, come già ipotizzato nelle scorse settimane. L’effetto finale di queste dichiarazioni è stato un restringimento dello spread di tutti i paesi periferici: il differenziale tra BTp e Bund a 10 anni ha chiuso a quota 344 punti base dai 356 del giorno prima. Il tasso è così atterrato al 4,88% dal precedente 4,98%. Stesso trend calante anche per i tassi spagnoli, arretrati al 5,64%. Ben più impressionante è stata la performance dei tassi ellenici, che hanno perso 65 punti base, tanto che il rendimento decennale è sceso sotto quota 17% (al 16,8%).
Oggi, oltre ai risultati americani, ai mercati toccherà i “ingoiare” la revisione dei dati sul Pil in Ue. Difficile pensare che la risposta sia positiva. Soprattutto per ciò che riguarda i numeri di Spagna e Italia, il cui peggioramento è più che probabile.

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