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Borse in rally sulla svolta tedesca

La Germania «vede» la ripresa economica, gli investitori cercano di anticipare i tempi correndo ad acquistare titoli azionari dei settori ciclici, soprattutto tedeschi, e il resto dei listini europei si accoda. Ciò che si è visto ieri in Europa fa parte in fondo di uno schema consolidato nel tempo: la locomotiva si muove trascinando dietro i vagoni. Così se Francoforte ha guadagnato l’1,62% riavvicinando i massimi da 5 anni toccati il mese scorso, Parigi ha chiuso in rialzo dell’1,88%, Milano dell’1,57%, Madrid dell’1,44% e Londra dello 0,96 per cento.
Un po’ più insolito è per certi versi il motivo che ha scatenato tanto ottimismo negli operatori: l’indice Zew migliore delle attese, la cui diffusione ha dato ieri sostanzialmente il via agli acquisti (e del quale si parla in modo più diffuso nella pagina a fianco), è infatti in genere considerato una sorta di «fratello minore» fra gli indicatori che tentano di fare il punto sullo stato di salute dell’economia tedesca. Viene infatti elaborato intervistando analisti e investitori istituzionali, che hanno quindi il polso della situazione più sui mercati stessi che non sull’economia reale. Ben diversa attenzione, sotto questo aspetto, viene di solito dedicata all’indice Ifo che è calcolato ascoltando direttamente il parere di migliaia di imprese tedesche e che sarà diffuso questo venerdì.
Segnali di prudenza dall’euro
Per questo motivo diversi operatori e analisti hanno espresso più di un dubbio sulla sostenibilità del movimento. Lo hanno fatto citando, per esempio, il comportamento dei mercati valutari e di quelli obbligazionari. A ben vedere, infatti, l’euro non ha fatto quasi una piega alla diffusione dell’indice Zew ed è rimasto in tutta la giornata di ieri confinato in uno spazio ristretto compreso fra 1,3330 e 1,3380 dollari. Un segnale che da alcuni è stato appunto interpretato in chiave prudente, mentre da altri è stato semplicemente legato alla crescente attesa di ulteriori dati in grado di muovere maggiormente i mercati valutari: i verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve (che questa sera potrebbero far trasparire qualche indicazione in più sull’atteggiamento di politica monetaria della Banca centrale Usa) e lo stesso indice Ifo tedesco che chiuderà la settimana.
Il BTp resta in difesa
Sul fronte dei titoli di Stato, invece, non si è vista quella rincorsa a vendere il Bund che poteva essere coerente con uno scenario di ripresa in terra di Germania. Il rendimento del decennale tedesco è anzi sceso di qualche decimo attorno all’1,62% e sostanzialmente invariata rispetto alla vigilia è rimasta la distanza con il BTp pari scadenza, fissata ieri a 278 punti base: un risultato probabilmente da non disprezzare in chiave italiana visto l’inevitabile aumento della tensione con l’avvicinarsi dell’apertura delle urne. Un po’ meglio, sotto questo aspetto, è andata ieri alla Spagna, il cui spread nei confronti della Germania è sceso a quota 357 (decennale al 5,19%) anche di riflesso al successo dell’asta dei titoli a breve termine. Il Tesoro iberico ha piazzato ieri circa 4 miliardi di euro di obbligazioni a 3 e 9 mesi con tassi in discesa e domanda in crescita almeno per le prime (il bond a 9 mesi era un «inedito»).
Spazio ai settori ciclici
Tornando ai listini azionari, non si può comunque fare a meno di notare che gli acquisti di ieri siano stati del tutto in linea con l’attesa di una ripresa tedesca alimentata dalla sorpresa dell’indice Zew. A livello settoriale sono infatti cresciuti a livello europeo i comparti tipicamente più ciclici come i chimici (+2,05% l’indice Stoxx di settore), gli industriali (+1,39%) e le auto (+1.51%). Da notare, in quest’ultimo caso, che il rialzo di Volkswagen (+2,4%) e soci (ma non di Peugeot e Fiat, che hanno perso ieri rispettivamente l’1,9% e l’1,4%) è avvenuto proprio nel giorno in cui sono stati diffusi dati sulle immatricolazioni europee di gennaio a dir poco deludenti (vedi pagina 40) che hanno riportato il mercato ai livelli del 1990.
Anche New York, di nuovo aperta dopo la giornata festiva di lunedì, ci ha messo del suo per spingere i listini europei muovendosi in rialzo in avvio. Il Nasdaq ha approfittato del record di Google, che per la prima volta nella sua storia ha superato l’asticella degli 800 dollari per azione, mentre sempre a proposito di primati il Dow Jones si mantiene a circa l’1% dal massimo storico segnato nel 2007. Il tutto mentre l’indice elaborato dall’associazione nazionale dei costruttori immobiliari (Nahb) ha inaspettatamente registrato la prima contrazione dopo 10 mesi di ripresa ininterrotta. Ieri però gli operatori si erano evidentemente svegliati con una vena di ottimismo in più.

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