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Borse in rally sui piani anti-crisi

La Banca centrale cinese fa correre le borse, quella americana dà un colpo di freno. Ma a fine giornata il risultato è comunque positivo, tanto che gli indici chiudono con il segno più nel Vecchio continente e proseguono la striscia positiva avviata alla fine della scorsa settimana. In giornata Milano è salita dello 0,88%, Francoforte dell0 0,82%, Parigi dello 0,42%, Londra dell’1,18%. Sulla performance, va detto, non ha pesato il downgrade del rating sovrano della Spagna (abbassato da Fitch di tre gradini, da A a tripla B), visto che è arrivato a mercati chiusi. Ma è anche vero che dove gli scambi erano attivi, come a Wall Street, la reazione è stata controllata, tanto che l’S&P 500 ha chiuso la seduta stabile (-0,01%).

Si capirà insomma oggi se la decisione dell’agenzia di rating produrrà strascichi negativi sui panieri europei. Certo è che il barometro dei mercati da qualche giorno sembra virare un po’ più verso il sereno. I motivi sono diversi. Anzitutto tra gli operatori sta maturando la convinzione che i policy maker europei stanno adoperandosi per predisporre un piano salva-euro di ampio respiro da presentare al Consiglio europeo del 28-29 giugno. In secondo luogo, c’è il sentore che il salvataggio della banche spagnole – gravate da un’esposizione verso il mercato immobiliare da oltre 300 miliardi di euro – è pronto a scattare. Ma a dare l’intonazione positiva ai mercati in giornata è stata soprattutto la mossa a sorpresa della Banca popolare cinese che per la prima volta dal 2008 ha tagliato i tassi sui rifinanziamenti alle banche, riducendoli dello 0,25% al 6,31%. Una decisione che certifica i rischi del rallentamento economico del Paese orientale ma conferma anche come Pechino voglia avviare un allentamento monetario che dovrebbe dare fiato agli investimenti e quindi ai consumi. Di questo le borse sono consapevoli: per questo la reazione a metà giornata è stata positiva, con rialzi sostenuti su tutti i mercati e un calo sui costi dei titoli di Stato periferici, Italia inclusa.

A raffreddare un po’ gli entusiasmi ci ha invece pensato nel pomeriggio il presidente della Fed. In questo caso gli investitori si attendevano chiari segnali di una volontà di intervento sul mercato monetario, ma Ben Bernanke ha deluso le attese: nessun intervento immediato, nessun dettaglio sulle iniziative pronte nel cassetto. Ma solo la promessa che la Fed è pronta ad attuare misure espansive, qualora il quadro economico dovesse peggiorare. Per i mercati è stata una mezza doccia fredda. Un po’ come accaduto a inizio mattinata, quando lo spread italiano è salito temporaneamente (a fine seduta chiudeva a quota 433 dai 434 del giorno precedente) dopo l’esito delle aste spagnole. Madrid ha collocato infatti 2,074 miliardi di Bonos (sopra i 2 miliardi previsti) ma con rendimenti in forte rialzo. Il bond 2016, ad esempio, ha visto passare i rendimenti al 5,353% dal 4,319% dell’asta precedente. Più solida invece la risposta di Parigi, che ha piazzato 7,8 miliardi dai 10 ai 50 anni con tassi ai minimi record.

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