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Borse in rally fra Draghi e venti di pace

I due market mover si sono rincorsi l’uno con l’altro. Sovrapposti tra di loro, da un lato hanno permesso alle Borse Ue di archiviare la seduta in rialzo. E dall’altro, hanno infiammato (seppure momentaneamente) l’S&P 500: l’indice, in una giornata fiacca, ha realizzato il nuovo record (oltre i 2007 punti). 
Di quale duplice fattore si va parlando? Semplice: della tregua sul fronte ucraino e dell’effetto-Draghi. Quest’ultimo, in particolare, è stato sfruttato dagli investitori in prospettiva dell’odierna riunione della Banca Centrale Europea. Ieri, infatti, erano attesi i dati definitividei Pmi nell’Eurozona.
Ebbene, l’indice dei direttori degli acquisti aziendali, in agosto, è calato a 52,5. Si tratta di un valore inferiore a quello di luglio (53,8) nonchè alla prima stima che indicava un livello di 52,8.
In alcuni singoli Stati, peraltro, il dato è risultato ancora peggiore: nel Belpaese, ad esempio, il Pmi si è assestato a quota 49,8. Cioè, al di sotto della soglia che distingue la fase di espansione economica da quella di contrazione.
In un simile contesto, i listini del Vecchio continente hanno avuto una sola reazione: sono balzati verso l’alto. Un’anomalia? Per i canoni della finanza di breve periodo, assolutamente no.
Il movimento, infatti, è stato null’altro che la riedizione del tanto-peggio-tanto-meglio più volte osservato a Wall Street. Il ragionamento di fondo è lo stesso. Così come l’andamento negativo, ad esempio dell’occupazione Usa, induceva a pensare che la Fed avrebbe aperto i rubinetti della politica monetaria, analogamente il continuo peggioramento dell’economia europea spinge ad ipotizzare ulteriori interventi della Bce. Insomma, la scommessa è sull’allentamento quantitativo in salsa europea.
Che questo poi avvenga, oppure no, è un altro paio di maniche: poco interessa alla Borsa che vive spesso di anticipazioni e suggestioni.
Ciò detto, però, non può dimenticarsi che il raggio d’azione di Mario Draghi è più limitato di quello della Janet Yellen. Vale a dire: il mercato può anche pensare che l’Eutower faccia fuoco e fiamme ma, poi, dovrà andare a leggere le carte sul tavolo della Bundesbank e di Angela Merkel.
L’occasione per tastare il polso della situazione si presenta subito. Oggi gli occhi degli operatori saranno, infatti, tutti su Francoforte. «È probabile – dice Luca Barillaro – che, oltre a qualche novità sui tassi, il presidente della Bce possa dare delle indicazioni rispetto agli acquisti di Abs. Un passaggio, dopo le parole spese a Jackson Hole, che appare necessari0». Altrimenti? «Il rischio è che Draghi veda diminuire l’efficacia della sua “verbal guidance”».Difficile, invece, ipotizzare aperture sui programmi d’acquisto dei titoli di Stato. «Qui il tema- aggiunge Barillaro – è più politico». Senza dimenticare, poi, che a breve partirà il programma dell’TLtro.
Ma non è stato solo l’effetto-Draghi. Nell’ultima seduta, per l’appunto, gli investitori hanno acquisito asset azionari anche sulla scia dell’intesa (seppure non ancora così definita) del cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Non è un caso che il rendimento del Bund decennale, per quanto sempre sotto l’1%, sia salito allo 0,95% (era lo 0,93 due sedute fa). Gli operatori, un po’ meno impauriti, hanno cioè «abbandonato» il bene rifugio. Al contrario, il tasso del più rischioso BTp è rimasto invariato (2,46%). Con il che lo spread è leggermente calato a 151 punti base. La dinamica, a ben vedere, è stata replicata in quel di Madrid: qui il differenziale con Berlino si è assestato a quota 132 basis point.
Insomma, da una parte i movimenti minimi sui debiti dei Paesi periferi; e, dall’altra, meno «fly to quality». Evidentemente il mercato, sperando in una positiva evoluzione in Ucraina, ha cercato maggiore rendimento nelle più rischiose azioni. Risultato?
I listini Ue, per l’appunto, sono saliti: dalla maglia rosa di Milano (+1,89%) a Francoforte (+1,26%) fino a Parigi (+0,99%). Una giornata positiva sostenuta, peraltro, anche dai ribassisti che hanno chiuso le loro posizioni. In attesa,sempre, delle parole di Draghi.
Fin qui azioni e BTp. Quale, però, il trend dell’euro? La moneta unica, verso il dollaro, si è assestato a 1,314. Per gli esperti, un valore ancora elevato: molte stime, infatti, indicano il livello obiettivo al di sotto di 1,20. Verrà raggiunto? Difficile dire. Molto dipende, anche, dalle future mosse da parte della Fed. Una strategia monetaria che, come indicato ieri nel Beige Book, si dovrà muovere all’interno di una crescita economica Usa che procede ancora ad un passo «moderato e modesto». Un passo che, almeno nella giornata di ieri, è stato al contrario in accelerazione per la Borsa di Mosca (+4,12%), sostenuta anche dalla ripresa del Rublo proprio verso il dollaro.
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