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Borse in rally dopo le rassicurazioni di Putin

Il giorno dopo la grande paura il mercato sembra aver dimenticato che esista una crisi russo-ucraina. In teoria sono state sufficienti le «rassicurazioni» del presidente russo Vladimir Putin sul fatto che (al momento) «non c’è la necessità» di inviare truppe in Ucraina per tranquillizare gli investitori, per invertire i flussi del giorno precedente e far tornare il denaro sulle Borse. In pratica salta all’occhio la schizofrenia (o quantomeno l’eccesso di nervosismo) dei trader, che meno di 24 ore prima sembravano ormai prepararsi a una guerra che in realtà pochi fra analisti finanziari e commentatori politici ritenevano lo scenario più probabile.
C’è chi punta il dito direttamente sugli algoritmi automatici che ormai da tempo dominano gli scambi sulle piazze finanziarie e che non vanno tanto per il sottile: tengono in considerazione fino a un certo punto le schermaglie diplomatiche, scattano implacabili al raggiungimento di determinate soglie (specialmente sul dollaro/yen, il «barometro» preferito del carry trade) e finiscono per amplificare i movimenti in entrambe le direzioni. E chi invece tenta di trovare comunque ragioni per la reazione degli investitori: «Al di là di Russia e Ucraina – sostiene Erik Nielsen ,capoeconomista di UniCredit – lo shock sarà limitato ed è già compreso nei prezzi, per questo il dietrofront odierno dei mercati, compreso quello delle azioni europee, va inquadrato in un generale ritorno del processo di normalizzazione».
Ciò che conta è che ieri qualche listino è riuscito a recuperare completamente le perdite nella rovinosa giornata di lunedì (Piazza Affari, per esempio, in rialzo oggi del 3,62%), altri ci si sono avvicinati molto (il resto d’Europa, Francoforte in particolare), altri ancora hanno addirittura accelerato ancora di più fino a segnare nuovi record storici (Wall Street e l’S&P 500). Allo stesso tempo il mercato ha venduto in modo deciso le attività che erano state elette a «rifugi sicuri» nella giornata precedente: lo yen, il franco svizzero, l’oro (-1% a 1.337 dollari l’oncia), il petrolio (-1,7% a 103 dollari il barile il Wti), ma soprattutto Treasury (il cui rendimento sui 10 anni è tornato al 2,28%) e Bund (1,60%).
Non proprio tutti, per la verità, hanno invertito l’andamento della vigilia: i titoli di Stato italiani e spagnoli, per esempio, hanno continuato a essere gettonati dagli investitori, a testimonianza del continuo appetito per i bond della «periferia» europea. Il rendimento del BTp decennale (di cui si parla in modo più approfondito nella pagina a fianco) è sceso al 3,42%, cioè ai minimi dal 2005, e questo ha contribuito a riportare il divario col Bund sui livelli dell’estate 2011 (182 punti base). La distanza con il Bono spagnolo (3,44%, spread a quota 184) si è leggermente ridotta, ma resta sempre a favore dei titoli del Tesoro.
Tornando ai listini azionari, il denaro è tornato ad affluire soprattutto sui comparti particolarmente colpiti il giorno precedente, banche in primis (l’indice Stoxx 600 di settore ha recuperato il 2,35%). A Piazza Affari, nello specifico, si segnala il balzo del Banco Popolare (+11%) «promosso» a «buy» da «neutral» dagli analisti di BofA Merrill Lynch e quello di Bpm (+8%). Bene anche Telecom Italia (+6,2%) e Fiat (+4,4%), che ha tratto pure vantaggio dai dati sulle immatricolazioni in Italia e negli Stati Uniti diffusi ieri.
Archiviato momentaneamente il tema Ucraina (anche se molti analisti invitano a non abbassare la guardia, soprattutto alla luce del fatto che lo stesso Putin considera comunque «illegittimo» il nuovo governo di Kiev), gli investitori sembrano adesso concentrarsi sulle Banche centrali e sui due eventi clou della settimana che le riguardano: la riunione della Bce a Francoforte e l’altrettanto importante appuntamento con i dati sul mercato del lavoro Usa di venerdì.
E se i dati leggermente superiori alle previsioni pubblicati sull’inflazione dell’Eurozona la scorsa settimana hanno in parte frenato le aspettative per una sforbiciata immediata dei tassi dell’Eurotower (che potrebbe comunque introdurre altre manovre espansive non convenzionali), crescono invece le attese per le indicazioni sulla disoccupazione a stelle e strisce e per le possibili decisioni sulla velocità del «tapering» da parte della Federal Reserve.

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