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Borse in frenata su Buenos Aires e Portogallo

Messa alle spalle la tre giorni di aste del Tesoro dagli esisti soddisfacenti e chiuso almeno per il momento il discorso sulle politiche monetarie della Federal Reserve, gli investitori si sono potuti dedicare ieri all’esame delle trimestrali europee. E non deve essere stato un buon risveglio, a giudicare dalla reazione dei listini azionari: Milano ha infatti chiuso a -1,52%, ma peggio di lei ha fatto Madrid (-2,38%) e soprattutto Lisbona, vittima di un vero e proprio crollo (-3,5%).
Eppure, tornando all’Italia, i risultati societari non sono stati neppure malvagi, visto che i «big» Eni, Enel e Generali hanno anzi rispettato, se non superato, le attese. Le sorprese questa volta sono arrivate dall’estero: dalla tedesca Adidas, che ha lanciato un avvertimento sugli utili per il 2014 e ha ceduto in Borsa il 15%; dal Banco Espirito Santo, che ha accusato una perdita di bilancio da 3,5 miliardi nel primo semestre dell’anno ed è crollata sui listini del 38 per cento. Due «casi» che hanno se non altro riportato alla mente degli investitori elementi di tensione in grado di condizionare le scelte sui mercati a breve termine: la crisi russo-ucraina e le sanzioni comminate a Mosca, che poi sono all’origine del «profit warning» di Adidas, e lo stato di salute del sistema finanziario europeo a pochi mesi dagli «stress test» della Banca centrale europea.
Non ha poi certo contribuito a migliorare l’umore degli investitori il «default tecnico» a cui l’Argentina è stata costretta nella nottata. «Come conseguenza di questo evento ci attendiamo forti vendite sui bond argentini nei prossimi giorni, con i titoli sotto la legislazione degli Stati Uniti che sottoperformeranno quelli emessi sotto la legge locale per l’incertezza che circonda il pagamento delle cedole nel 2014», sottolinea Brett Diment, Head of Emerging Market Debt di Aberdeen Asset Management, che resta comunque fiducioso su una soluzione nei primi mesi del 2015 «visto che gli ostacoli legali al raggiungimento di un accordo potrebbero essere superati entro la fine dell’anno».
La querelle che ha coinvolto il Governo di Buenos Aires, i fondi «avvoltoio» e il giudice della Corte suprema Usa, Thomas Griesa, rischia però di avere ripercussioni importanti anche al di fuori del Paese sudamericano nonostante la contenuta esposizione mondiale verso l’Argentina. «Il problema non sta nell’effetto contagio nell’area Latino-americana – sottolinea infatti Claudia Segre, Segretario Generale Assiom Forex – quanto nei risvolti normativi e legali che questa situazione pone sugli sforzi globali di una nuova architettura finanziaria che regga legalmente ai rischi ed alla gestione dei casi di default, proteggendo adeguatamente i soggetti finali coinvolti e non faccia distinzioni tra investitori di serie A e di serie B».
Va detto, tuttavia, che al di fuori dei mercati azionari ieri in Europa non si sono viste particolari tensioni, dato che il rendimento del BTp decennale è rimasto sostanzialmente invariato al 2,68%, mentre il distacco dal Bund è sceso a 152 punti base. Stessa storia per la Spagna, il cui decennale si è assestato al 2,49 per cento. Una testimonianza di come, casi isolati a parte, non si sia certo in presenza di una fuga generalizzata dal rischio.
Da sottolineare infine la debolezza dell’euro, che persiste sui minimi dell’anno sotto quota 1,34 dollari. Più che a un rallentamento europeo, il movimento sembra però da addebitare più che altro alla forza biglietto verde dopo il dato a sorpresa sulla crescita Usa nel secondo trimestre dell’anno (e visto l’atteggiamento restrittivo di alcuni membri della Fed). I dati piovuti ieri nel Vecchio Continente, sotto questo aspetto, hanno evidenziato un quadro decisamente in chiaro scuro: al miglioramento delle vendite al dettaglio tedesche (+1,3% mensile a giugno) e delle spese per consumi francesi (+0,9% sempre a giugno) hanno fatto da contraltare i dati sempre più preoccupanti sull’inflazione, scesa allo 0,4% tendenziale a luglio nell’Eurozona e addirittura allo 0,1% in Italia. A un solo passo, cioè, dalla deflazione.

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