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Borse in frenata, petrolio ai minimi

Piazza Affari inizia in rosso (Ftse Mib a -1,04%) una settimana finanziaria ricca di eventi. Oggi si riunisce il comitato operativo della Federal Reserve (Fomc) in una due giorni da cui si attendono novità sulla riduzione degli stimoli monetari (attualmente al ritmo di 25 miliardi di dollari al mese) e soprattutto indicazioni sul timing del rialzo dei tassi atteso negli Usa. Giovedì invece la Scozia vota il referendum per l’indipendenza dal Regno Unito. Nella stessa giornata la Banca centrale europea stacca la prima tranche di nuovi prestiti T-Ltro (Targeted long term refinancing operation) in favore delle banche (secondo un sondaggio della Reuters gli istituti europei potrebbero chiedere prestiti agevolati per 133 miliardi a cui si aggiungeranno altri 200 nella tranche di dicembre, restando quindi sotto la soglia di 400 miliardi offerta dalla Bce). A tal proposito, dall’agenzia di rating Fitch è arrivata una gelata per coloro che si aspettano da questa manovra una forte ricaduta sull’economia reale. Per Fitch, infatti, questi prestiti aiuteranno molti istituti a rinnovare vecchi Ltro (long term refinancing operation) in scadenza, ma difficilmente saranno in grado di far ripartire il credito nell’Europa meridionale.
Nell’attesa che la settimana dispieghi i suoi market mover il listino milanese ha sofferto più di tutte le principali Borse (peggio ha fatto solo il più defilato listino portoghese, -1,2% mentre l’indice Eurostoxx 50 ha ceduto lo 0,19%). Mentre sui titoli di Stato è stata una giornata tranquilla con lo spread BTp-Bund stabile a 140 punti e il rendimento dei decennali italiani al 2,46%. Sulla Borsa milanese hanno pesato le indicazioni dell’Ocse che vede il Pil nel 2014 scivolare dello 0,4%, unico Paese in recessione tra quelli del G-7. Il paniere principale ha poi sofferto le vendite sui titoli bancari. I più colpiti sono stati Banca Mps (-3,75%) e Banco popolare (-3,4%) e Bpm (-2,68%). Secondo alcuni operatori ci sono crescenti timori per il superamento dell’asset quality review (revisione della qualità degli attivi) e degli stress test i cui risultati saranno resi noti il 17 ottobre. La Borsa italiana ha risentito anche del ribasso dei titoli del comparto energetico (Eni -1%). Nel corso della seduta infatti il Brent è sceso fino a 96,2 dollari, minimo da luglio 2012, per poi ritornare a quota 97. Dai massimi di giugno il petrolio ha ceduto il 15%. Sul ribasso hanno influito gli ultimi dati macro giunti dalla Cina, secondo consumatore al mondo di petrolio e primo importatore, dove la produzione industriale ad agosto agosto ha registrato il tasso di crescita più basso degli ultimi cinque anni (+6,9% contro il +9% di luglio). Alla frenata della domanda cinese si aggiunge il rafforzamento del dollaro americano, la principale valuta di riferimento degli scambi internazionali. Ogni volta che si apprezza il biglietto verde il petrolio costa un po’ di più. A tal proposito, il dollaro continua a viaggiare sui massimi da sei anni sullo yen e da 13 mesi nei confronti dell’euro (ieri ha chiuso poco mosso). Ma ha aggiornato nuovi massimi di periodo su corona svedese (due anni) e dollaro australiano (sei mesi). Decisive a questo punto le dichiarazioni che rilascerà domani, al termine del Fomc, il governatore della Fed Janet Yellen sui tassi. Ieri sono arrivati dati macro in chiaroscuro dagli Usa che rendono incerte anche le aspettative sulla politica monetaria. Un dato buono, uno cattivo. Quello cattivo riguarda la produzione industriale ad agosto, calata dello 0,1%. Quello buono riguarda l’indice dell’attività manifatturiera dello Stato di New York, o indice Empire State, che segnala un’espansione a un ritmo robusto in settembre per le imprese dello Stato della East Coast. L’indice è salito di 13 punti a settembre, a 27,5, il massimo da quasi cinque anni. A questo punto non resta che aspettare le decisioni della Fed.

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