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Borse in calo sui timori per le banche

Vittorio Carlini

La sorpresa? Che qualcuno possa sorprendersi. In un mini rally spinto poco dai fondamentali e molto dalle promesse politiche sui debiti di Eurolandia, le prese di beneficio erano dietro l'angolo. Il mercato, per incamerare la plusvalenza, aspettava una scusa. Ieri si è creato il giusto mix.

In avvio di seduta, due i fattori rilevanti. In primis, c'è stato l'intervento di Josef Ackermann. Il ceo di Deutsche Bank ha detto: «I mezzi necessari alla ricapitalizzazione degli istituti di credito non verranno dagli investitori privati». Di fatto, una bocciatura del piano salva-banche dell'Ue. Poi, sono stati i rumors di una possibile stretta dell'Eba sui requisiti di capitale degli istituti stessi. Sulle prime, i listini non hanno troppo reagito. In seguito però, alle 10.00, hanno preso a pretesto la pubblicazione del Bollettino-Bce (che rilanciava l'allarme sui bilanci bancari) per accelerare all'ingiù.

Su lo spread giù le banche

Il motivo? Gli operatori, semplice scusa o reale motivazione che sia, hanno visto «nero». Da un lato, è ritornata la paura che più alti requisiti patrimoniali possano concretizzare lo spettro del credit crunch sull'economia (già debole). Dall'altro, si è fatta avanti l'idea che alla fine i soldi dovranno tirarli fuori gli Stati o l'Efsf. Cioè, ancora più debito pubblico. A fronte di questi pensieri il rendimento dei titoli dei paesi periferici di Eurolandia è salito: quello del BTp è passato da 577 a 586 punti base; lo yield del decennale spagnolo è cresciuto da 513 a 518 basis point. Di conseguenza, è tornato ad allargarsi lo spread con il Bund (il differenziale con l'Italia è andato oltre 373) e, in un automatismo ben noto, sono arrivate le vendite sui titoli bancari. A livello europeo il comparto ha perso il 3,68% mentre a Piazza Affari il Ftse Bank ha ceduto l'8,1 per cento. In un simile scenario, gli indici generali non potevano che chiudere in calo. E così è stato. A Milano, maglia nera tra le principali piazze d'Europa, il Ftse Mib ha perso il 3,7 per cento. Un po' meglio le altre Borse: il Dax di Francoforte e il Cac di Parigi hanno entrambi ceduto l'1,33 per cento; l'Ibex di Madrid ha lasciato sul parterre lo 0,92% mentre il Ftse 100 di Londra, dove Fitch ha tagliato il rating di Lloyds Bank e Rbs, è sceso dello 0,7 per cento. Dall'altra parte dell'Atlantico, invece, Wall Street ha vissuto una giornata contrastata: partita in ribasso, soprattutto per la delusione dei dati di JpMorgan prima tra le top bank a pubblicare i numeri di bilancio, ha chiuso con il Nasdaq in crescita dello 0,6% mentre l'S&P500 ha perso lo 0,3 per cento. Un «decoupling», quello del «paniere» hi-tech, dovuto soprattutto al balzo di Google che ha archiviato il trimestre con l'utile per azione a 9,72 dollari.

Fin qui gli indici di Borsa, ma quale l'andamento dei vari comparti? In Europa, a fronte del prevalere del «risk off» (ridurre il rischio) sul «risk on» (aumentare il peso sugli asset pericolosi), la situazione si è capovolta rispetto alla seduta dell'altro ieri. I settori più ciclici (automotive, beni industriali, risorse di base) sono scesi con forza. Migliore, invece, la performance di quelli difensivi: tra tutti l'alimentare che è andato in controtendenza (+0,56%).

Giornata «no» a Milano

U Una resistenza confermata anche in quel di Piazza Affari (piatto il Ftse Food&Beverage) che, però, ha visto il tonfo dei titoli bancari. Intesa sanpaolo, per esempio, ha perso l'8,15% mentre UniCredit è tornata sotto quota 1 euro. Su questo fronte, i ribassi sono stati evidentemente causati dalle prese di beneficio dopo una serie di sedute in volata. Tuttavia, con il rialzo del rendimento del Btp decennale, ha certamente inciso anche la continua debolezza del governo Berlusconi.

Quella debolezza che, a livello macro-economico globale, ha invece so r Upreso gli analisti rispetto alla seconda economia mondiale: la Cina. Il surplus commerciale di UPechino, infatti, in U settembre è sceso U del 12,4 per cento. Un dato che allarma: il rallentamento dei paesi emergenti (o già emersi) sarebbe, infatti, un'altra palla al piede dei mercati occidentali. Quei listini che, ieri, hanno sì Uvisto l'euro i n U leggero ribasso (a 1,3777) sul dollaro, ma che hanno trovato il conforto del presidente della Bce. Jean-Claude Trichet ha detto: la moneta unica «non è in pericolo» U.

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