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Borse in allarme sulla cura-Nicosia

A sentire gli operatori di prima mattina, ieri, sembrava che per i listini fosse pronta una giornata da fuochi d’artificio: accordo sul salvataggio di Cipro firmato nella notte, nessun rischio di un euro-crack, salvi pure i detentori di depositi inferiori ai 100mila euro. Insomma, tutto bene. O quanto meno, danni ridotti al minimo rispetto alle previsioni. E invece, ora dopo ora, la giornata ha cambiato volto, facendo segnare cali in tutta Europa. A perdere è stato soprattutto il listino italiano che si è distinto come il peggiore del Vecchio Continente. Dopo essere arrivato a perdere quasi il 3%, il Ftse Mib milanese ha così ceduto il 2,5%. Giù anche Madrid (-2,27%), Parigi (-1,1%) e Francoforte (-0,51%).
Che cosa abbia demolito il clima di fiducia in una giornata a dir poco turbolenta non è chiarissimo. Certo è che, tra rumors destabilizzanti e dichiarazioni troppo avventate, l’intera seduta è stata contrassegnata da un progressivo peggioramento dell’umore del mercato. Tutto, come detto, era partito nel segno positivo. I risultati provenienti dalle aste di titoli governativi italiani non erano per nulla malvagi: il Tesoro ha collocato 3,8 miliardi sui 4 previsti tra CTz e BTp indicizzati. I tassi sono apparsi in rialzo rispetto alle aste precedenti (sul CTz il rendimento è salito all’1,75%, ai massimi da dicembre) ma, considerate le incertezze che tuttora pesano sulla formazione del nuovo Governo, il Tesoro ha contenuto i danni. Oggi e domani toccherà a BoT e BTp (per massimi 15,5 miliardi di euro), che però dovrebbero registrare tassi in netto calo.
Nonostante l’avvio positivo, tuttavia a metà giornata il nervosismo ha iniziato a farsi strada. Nelle sale operative hanno iniziato a circolare rumors relativi
a un possibile taglio del rating sull’Italia da parte di Moody’s, che però ha opposto il «no comment» aumentando così i dubbi. In breve, i listini hanno ridimensionato i guadagni di inizio giornata mentre Milano, da subito apparsa la borsa più fragile, è caduta in territorio negativo. Le banche da subito sono finite nel mirino delle vendite: Intesa Sanpaolo ha ceduto il 6,2%, il Banco Popolare il 5,9% e Unicredit il 5,8%. Ma le vendite hanno interessato un po’ tutti gli istituti europei, che hanno lasciato sul terreno l’1,87%.
Come se non bastasse, a metà pomeriggio ci si è messo il ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, oggi alla guida dell’Eurogruppo, a intimorire gli operatori. L’idea del capo dei ministri economici europei è che Cipro deve diventare un nuovo modello per risolvere i problemi bancari dell’Eurozona e degli altri paesi alle prese con la ristrutturazione del comparto creditizio. L’idea che le singole crisi bancarie debbano essere pagate da azionisti, obbligazionisti e titolari di conti non garantiti è un cambio di paradigma non da poco per un sistema finanziario fino ad oggi convinto che l’eventuale ricapitalizzazione dell’Esm sia, per quanto estrema, una soluzione. A poco sono servite le smentite arrivate dal portavoce in serata che ha assicurato che oggi Cipro non è un «modello» ma «un caso specifico»: il danno allora era oramai fatto. Tanto che tutti gli spread dei paesi periferici, oramai, avevano già preso il volo.

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