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Borse in affanno, Milano -2,04%

di Vittorio Carlini

Giornata negativa ieri in Borsa. Giornata di vendite sui titoli bancari che, tra le piazze europee, hanno zavorrato soprattutto Milano e Madrid. Il Ftse Mib, infatti, ha perso il 2,04% mentre l'Ibex, maglia nera nel Vecchio continente, ha ceduto il 2,7%. La palla al piede dei due listini, per l'appunto, è stato il settore degli istituti di credito che in entrambe le Borse ha lasciato sul parterre il 3,9%. Un calo replicato, seppur con minore intensità, a livello europeo: l'Euro Stoxx 600 bancario ha ceduto il 2,3%. Il pessimismo, comunque, non si è limitato alle banche: i «sell» hanno colpito trasversalmente i diversi comparti, tanto che i principali listini del Vecchio continente hanno segnato il passo: da Londra (-0,6%) a Francoforte (-1,05%) fino a Parigi (-1,6%). Non è stata di conforto nemmeno Wall Street. L'S&P500, a fronte di ordini industriali in rialzo ma sotto le stime e nonostante il boom delle vendite di auto, ha "traccheggiato" in attesa delle minute della Fed. Quando poi, in tarda serata, è risultato chiaro che Ben Bernanke non è pronto per il terzo allentamento quantitativo l'indice ha accelerato all'ingiù, chiudendo in calo dello 0,4% (mentre il dollaro è salito).
Spread e banche
A Al di là degli umori della "Strada del muro", è innegabile che il ritmo da «rock and roll», su cui sono cadute le Borse, ieri è arrivato dalle banche. Tanto che molti si sono chiesti: cosa ha dato il via Aalle danze? A Piazza Affari, una volta tanto, non è stato lo spread. Il differenziale BTp-Bund Aha recitato un ruolo da comprimario, chiudendo in leggero rialzo a 335 punti base. Non troppo diverso il discorso il quel Madrid: qui lo spread, a dire il vero, è salito di più; ma l'incremento è stato pur sempre di soli 9 basis point. Ridimensionato, così, il ruolo del differenziale, cosa allora ha innescato le vendite? «Si tratta – Arisponde Fabrizio Fiorini, direttore investimenti di Aletti gestielle – dell'esasperazione di un forte Ascetticismo di fondo. La speculazione sfrutta Acome pretesto i timori sulla Spagna per entrare in azione». Un attacco che non colpisce il debito pubblico, « perché A lì c'è la consapevolezza del possibile intervento della Bce », peraltro attesa oggi alla decisione sui tassi d'interesse A. « APiù semplice, invece, operare sugli istituti di credito spagnoli e italiani orfani del divieto sullo short selling». Diversa l'analisi di Gianluca Verzelli, vicedirettore centrale di Banca Akros: «I mercati – dice – sono tornati a guardare al rischio Paese. Lo spread, a ben vedere, già da un po' di tempo è di nuovo sotto stress. Adesso, inevitabilmente, il focus si sposta sugli istituti di credito», al centro del sistema economico-finanziario. «Gli investitori, dopo la prima fase di duri interventi da parte dei governi, iniziano a preoccuparsi per il secondo round. Ci sono timori per una sorta di "rilassamento" della politica e rispetto alla crescita», soprattutto in Europa. Così, partono le vendite.
La partita Italia-Spagna
Già, le vendite. Nell'ultima seduta hanno colpito maggiormente la Borsa spagnola che, da inizio anno, (unica in Occidente) perde ben l'8,6%. Niente a che vedere con il saldo positivo di Francoforte (+18,3%) e, neppure, con quello di Milano (+3,5%). Una situazione si dirà, anche guardando agli spread, che non sorprende. A ben vedere, però, la storia è un po' diversa. Il rendimento del BTp decennale (5,16%) è sì inferiore a quello del titolo spagnolo (5,45%). E, tuttavia, allargando lo sguardo all'intera curva dei rendimenti il discorso cambia: sulla scadenza biennale, per esempio, il BTp vanta il saggio maggiore (2,89%); una situazione che si replica anche sui 5 anni (4,33% il buono italiano e 4,25% quello iberico). Perché questa situazione? Evidentemente, è il leit motiv degli esperti, sull'Italia c'è meno timore per la crescita di lungo periodo: abbiamo un tessuto industriale migliore della Spagna. Invece, più sul breve, il mercato si interroga sulla "tenuta" del governo italiano e sul futuro delle riforme. Così, sulle scadenze brevi è prezzato un rischio maggiore. A torto o… a ragione.

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